sabato 29 settembre 2012

Altheo: "Profili": Francesca Bonfatti.

Altheo people: Francesca Bonfatti.
 
 
 
 
 
Francesca Bonfatti in arte "Gelìdelune" è un'artista romana che vive da circa 15 anni nel nord italia, in provincia di Venezia.
Per diversi anni sperimenta diverse tecniche e linguaggi fin quando esplode la passione (presente da sempre!) per la fotografia.
“La fotografia per me era ed è uno scrigno misterioso e sofisticato che mi consente di osservare come attraverso una porta magica la distanza tra me e la vita che mi circonda”.
Nelle opere dell’artista convergono diversi linguaggi espressivi che caratterizzano e danno forma alla sua introspezione (la poesia, la danza, la musica, la scultura, la sperimentazione digitale)
in un unico linguaggio, che utilizza il medium della fotografia per rappresentare una personale visione della realtà e delle sue sfumature.
La ricerca artistica ed umana ruota intorno al concetto di spazio di rivela-azione, “quel confine labile tra dove siamo e dove appariamo”.
 
 
 
 
 
Quella del confine e del limite è una tematica declinata a 360°, spazio di confine come limite ma anche come mutazione e, poiché apparire è prendere forma dal nulla (ad_parére “venire alla luce”),
l’apparenza come rivelazione diviene per l’artista la sola profondità possibile.
I soggetti e i temi del lavoro scaturiscono dalla coestensione tra mondo reale e mondo mentale, in un "luogo - spazio"dove sperimentano un viaggio di conoscenza e di perfezionamento.
I lavori sono suddivisi in "serie fotografiche" ed "installazioni fotografiche", quest'ultime quando viene utilizzato un mix di tecniche.
Tra i progetti più rappresentativi che caratterizzano la sua poetica le serie: "Self_border" (confine di sè), dove si sovrappongono a suggestioni poetico-autobiografiche
quelle legate a forme di pensiero magico nelle diverse culture; “Dance to the moon” e “La veste di Iside”: serie dedicate alla luna simbolo femminile ed elemento della madre terra;
per lo più autoritratti dove la danza diviene procedimento per richiamare ed agire sulle forze della natura, una tensione alla ricerca dell’armonia e del perfezionamento interiore.
 
 
 
 
Internal_ice: serie di autoritratti di "interni" dalle suggestioni minimal, in cui si fondono i confini (interno/esterno) tra spazio abitativo e spazio personale.
”Boundary space revelation space" (spazio di presenza visibile): con questo progetto l’artista indaga e porta “oltre” le esperienze sensibili, in uno spazio di presenza visibile,
lasciando emergere ombre e luci dell’essere, spazi dell’io impervi e sommersi dove lo spazio dell’azione diviene luogo dell’imprevisto, del “possibile”, quindi del cambiamento.
L’opera “Over the walls and boundaries” indaga dimensioni e piani dell’esistenza e delimita idealmente lo spazio di confine tra reale ed immaginario, materiale e spirituale.
 
 
 
 

sabato 22 settembre 2012

Altheo " Immortali": Andy Warhol.

Altheo " Immortali": Andy Warhol.
Andrew Warhola.
6 agosto 1928: Pittsburgh, Pennsylvania. USA.  22 Febbraio 1987: New York, USA.
Re della Pop Art, stesure di colore acceso su immagini serigrafate; ritrae personaggi  celebri e prodotti di consumo di massa; regista sperimentale.


 
 
Andy Warhol è considerato uno degli artisti più influenti del ventesimo secolo grazie all'impatto universale che la sua tecnica e la sua concezione della pratica artistica ebbero sull'arte postmoderna.
Dopo essersi laureato in disegno pittorico presso la Carnegie Mellon University, Warhol lavorò inizialmente come grafico pubblicitario.
Nel corso degli anni Cinquanta diventò un illustratore di successo, ideando pubblicità per importanti aziende come la Miller Shoes; allo stesso tempo si occupò di scenografie e illustrazioni per i libri.
Nel 1956, le sue opere comparvero per la prima volta in una mostra collettiva al Museum of Modern Art di New York.
Warhol iniziò le sue sperimentazioni con la pittura nei primi anni  Sessanta, usando come base i fumetti di Braccio di  Ferro e Superman.
Alla sua prima personale alla Ferus Gallery espose la serie ispirata alle trentadue varietà di zuppe Campbell in barattolo.
 
 
 
 
I lavori realizzati in quegli anni avevano lo scopo di commentare la natura massificata e serializzata di ogni aspetto della cultura statunitense, attraverso la riproduzione degli omnipresenti prodotti commerciali e di icone celebri.
Per esempio, le immagini delle lattine di zuppa Campbell rappresentavano la desensibilizzazione crescente nei confronti dell'uniformazione dei beni di consumo, mentre l'immagine del volto di Marilyn Monroe è divenuta un'icona vistosa e "prefeconfezionata".
L'ossessione di Warhol per il cinema si manifestava nelle serie ispirate a Elvis Presley, Marlon Brando ed Elizabeth Taylor, che dimostrano come la ripetizione compulsiva delle immagini si esprima per sempre nella nostra mente.
 
 
 
 
 
Le sue raffigurazioni di disastri, episodi di cronaca nera e scontri razziali, basate sulla rielaborazione di ritagli di giornale, si contrappongono nettamente a quelle degli idoli di culto e di prodotti banali.
Le opere che raffigurano le sedie elettriche affrontano con impegno politico il tema della pena di morte; quelle su Jackie Kennedy, ritratta poco dopo il violento assassinio del marito, sono un promemoria della forte tensione del tempo.
L'iconografia di Warhol negli anni Sessanta evidenzia l'aspetto effimero della fama e la realtà della morte.
Le opere di spicco degli anni Settanta in poi includono ritratti del leader comunista Mao Zedong e dipinti commissionati da celebrità desiderose di essere immortalate nel classico stile Warhol.
Negli anni Ottanta, il noto autore collaborò con giovani artisti come Jean-Michel Basquiat e dipinse il simbolo del dollaro per condannare le speculazione oltraggiose in atto sul mercato dell'arte contemporanea. 
 
 
 
 
 
 
 
L'opera di Warhol, derivata dall'arte di massa, prodotta in serie, pose le mani per la pop art e salda senza cuciture gli aspetti convenzionali dell'arte alla vita quotidiana.
La pop art riflette una società saturata e dominata dalla mercificazione e dal consumismo.
Warhol arrivò a dichiarare:"Osservando un oggetto abbastanza a lungo, esso perde qualsiasi significato".
Ciononostante, Warhol abbracciò pienamente la cultura della produzione in serie per produrre le sue serigrafie "a ciclo continuo"; gli assistenti del suo studio contribuivano alla realizzazione delle sue opere, cosicchè la mano dell'artista scompare intenzionalmente dal prodotto finito.
Oltre all'eliminazione della paternità autoriale, la pop art si caratterizza stilisticamente per l'uso di colori decisi e vivaci: l'autore spesso manipola l'originale introducendo tinte elettrizzanti per sottolieare la facciata superficiale delle icone statunitensi.
Warhol seppe catapultare l'arte verso una nuova direzione; ma  era anche noto per la sua presenza teatrale e la vita lussuosa che ruotava attorno alla sua Factory, lo studio che fungeva anche da luogo di intrattenimento.
Amava frequentare diversi gruppi sociali, dall'èlite di Hollywood agli eccentrici bohèmien, e diventò lui stesso personaggio di culto.
 
 
 
 
Unico ed incredibile è stato il suo incontro ad una festa con la voce dei Doors, Jim Morrison.
Gli autoritratti che realizzò in diversi momenti della carriera enfatizzano il suo desiderio di raggiungere la celebrità.
Produsse anche film d'avanguardia, tra cui "La mia marchetta" (1965) e "Le ragazze di Chelsea" (1966), che indagano la cultura gay e la sperimentazione sessuale.
Firmò la celebre copertina dell'albun "The Velvet Underground and Nico" e nel 1969 fu cofondatore di "Interview", una rivista di intrattenimento e cultura mediatica.
 
 
 
 
 
Ho sparato a Andy Warhol
 
 
 
 
Nel 1968 la scrittrice femminista Valerie Solanas sparò a Warhol.
La Solanas, che viveva di prostituzione, era nota per aver scritto il manifesto Scum (Society fot Cutting Up Men), che analizza le potenzialità di una società popolata solo da donne.
Dopo aver conosciuto Warhol a New York, la donna gli chiese di produrre il suo dramma teatrale "Up your ass" (1966).
L'artista non solo rifiutò, ma non le retituì nemmeno il copione.
In seguito Warhol cedette all'insistenza e alle molestie della donna, dandole una parte nel film "Io,un uomo": (1968).
 
 
 
Non contenta la donna aspettò l'artista alla Factory e gli sparò, colpendo anche il suo manager Fred Hughes e il critico d'arte Mario Anaya.
Warhol sopravvisse, ma non guarì del tutto dalle ferite.
Valerie Solanas si consegnò alla polizia, dichiarando di aver sparato all'artista perchè "aveva troppo potere su di lei".
Venne condannata a una pena di tre anni, sebbene Warhol non avesse sporto denuncia.
Dall'episodio nel 1996 è stato tratto il film: "Ho sparato a Andy Warhol".
 
 
 
 
Altre due sparatorie si susseguirono alla Factory: durante la prima uno sconosciuto sparò colpi in aria; la seconda ebbe come protagonista l'attrice Dorothy Ponder, che prese di mira quattro immagini di Marilyn Monroe, durante una sorta di strampalato happening artistico.
I dipinti colpiti aumentarono di valore dopo l'accaduto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

giovedì 20 settembre 2012

Altheo "profili": Roberta Ferrari.

Altheo people: Roberta Ferrari.


 



“L'arte è un frutto che cresce nell'uomo come un fiore su una pianta
o un bambino nel ventre di sua madre”
Jean Arp

Ed è proprio così che è nata in lei, Roberta Ferrari, artista che vive e lavora a Minerbio, nella provincia bolognese, l'esigenza di esprimere i propri sentimenti attraverso la pittura.
Inizialmente autodidatta, in breve tempo capisce che la pittura è piena espressione di sé, tant'è che le pennellate fluiscono decise dal suo pennello per imprimere sulla tela i campi di grano della sua terra, i fiori, i luoghi a lei cari e i visi che incontra.
Roberta, come molti degli artisti della nostra epoca, ha sentito la necessità di esprimere quello che il nostro paese ha vissuto negli ultimi anni.

Ed è così che nasce una serie di opere di incredibile forza storica tra cui Rigor Mortis, vera e propria costruzione di un'enorme pagina di diario rappresentata attraverso il collage dei più significativi ritagli di giornale raccolti negli ultimi quarant'anni, da lei velati con un leggero strato di acrilico bianco e racchiusi dalla linea nera del lutto. 

 
 
 



Con Uscita di sicurezza esprime la sua vicinanza alle famiglie di coloro che non sono riusciti a sopravvivere alla crisi, prendendo la via del suicidio proprio come uscita di sicurezza.
Con queste opere Roberta Ferrari si mostra figlia del proprio tempo superando l'idea che non solo attraverso la luce e i giusti tocchi di colore si esprime la propria artisticità, ma soprattutto attraverso la buona realizzazione delle proprie idee.
Roberta Ferrari non è solo artista, ma prima di tutto è donna e madre e non manca, nella sua interazione perfetta tra arte e vita, il far emergere la propria sensibilità. Chi la incontra non può che imprimere nella propria mente l'espressività dei suoi occhi, la stessa delle donne fissate fotograficamente sulle sue tele.

Dalila Tossani

 
“Roberta si presenta timida, sensibile, donna e madre nello stesso tempo, ma agressiva, artista a formulare “parole” per esprimere il suo talento riempiendo, con energiche e corpose pennellate, tele intonse con maestria e senso logico della vita, lasciando un messaggio chiaro che lascerà un segno nel tempo.
Questa è Roberta Ferrari”
Ugo Cacace

 

Altheo "Moda": Le donne aristocratiche di Gucci.

Aristocratiche le donne di Gucci, interpretano alla lettera il senso dello chic.

 


Una nuova aristocrazia di forme, contenuti ed espressioni quella che e' andata in scena oggi sulla passerella milanese di Gucci.
Frida Giannini, per la prossima primavera estate, immagina una donna elegante, essenziale e capace di interpretare alla lettera il vero significato dello chic.
Una collezione purista nei tagli e nei colori che sono pieni e assoluti, interrotti da accenni esotici. Sofisticata ed essenziale, senza rinunciare alla sensualita' che irrompe nei tagli improvvisi e negli accessori in vernice.
"Sono ritratti di donne aristocratiche, spiega, che sprigionano allure con un'estetica pulita, precisa, definita. L'ispirazione e' partita guardando le foto storiche di Richard Avedon e di Gian Paolo Barbieri.
Con le loro donne-icona".
L'effetto tunica e' assicurato da capospalla lineari, giacche-camicia, bluse a collo alto da portare con pantaloni morbidi. In passerella scivolano abiti corti egg shape o super lunghi, affusolati.
La severita' e' talvolta solo apparente, mediata da spacchi profondi intagli sulla schiena come le tele di Lucio Fontana.
La palette di colori spazia tra nuance in azalea squillante, giallo sidro acidulato, blu elettrico.
Stratificazioni di gazare per onde di volant disegnano gli scolli, mentre le maniche a calice danno volume nei cocktail dress.
Per la sera total black e total white in un'alternanza dai tratti precisi e affilati con organza mescolata al tulle ricamato in una rete geometrica.
Volant imponenti nelle maniche dalla linea a kimono ridefiniscono i tratti di un lungo abito di un bianco lucente. E lo trasformano in una scultura onirica.
Tra gli accessori emerge una passione spiccata per la vernice ad alta gradazione cromatica ma sempre abbinata alla nuance degli abiti, creando un unicum visivo.
I sandali a gabbia hanno una cavigliera decorata con il morsetto, mentre i bootie sono portati sotto i pantaloni.
 
 

mercoledì 19 settembre 2012

Altheo "Proposte": "Picasso Desnudo": Dario Fo e Franca Rame.

Il 19 settembre al Teatro Dal Verme di Milano "Picasso Desnudo", una nuova lezione d'arte del Nobel e di Franca Rame.
Per l'occasione Fo ha riprodotto alcune opere: "non volevamo svenare il Comune".



Dario Fo ci riprova. Dopo il successo di Bottega d'Artista, la lezione performance dal vivo associata alla sua mostra lazzi sberleffi e dipinti Lazzi, il Nobel per la letteratura torna in teatro con la moglie Franca Rame, per parlare d'arte. L'occasione questa volta è l'attesissima mostra di Picasso che giovedì 20 settembre aprirà a Palazzo Reale, per la gioia dei 150 visitatori che hanno già prenotato. lezioni spettacolo con "Falso d'Autore.
Mercoledì 19 settembre, alle ore 21.00, la coppia Fo-Rame porterà sul palcoscenico del Teatro Dal Verme una lezione-spettacolo inedita, dedicata all'indiscusso genio della pittura del Novecento e scritta proprio in occasione della mostra milanese, grazie ad un importante sforzo documentativo nelle biblioteche di varie città italiane.
La vita e le opere di Pablo Picasso rivivranno sul palco attraverso un racconto che ne ripercorrerà tutti i periodi: dal rapporto di Picasso con la Commedia dell'Arte, al grande interesse che il pittore catalano nutriva verso l'arte italiana e, in particolare, verso i grandi maestri del Rinascimento, comprese le loro scelte politiche e anche i loro amori.

 


E non è finita. Per completare il quadro coreografico dell'evento Fo stupirà gli spettatori portando sulla scena anche una serie di tavole di falsi d'autore tratti dai maggiori capolavori di Picasso e da lui rivisitati con la sua "bottega". "Per evitare polemiche con gli eredi del grande artista.
E soprattutto per non essere costretti a sborsare cifre esorbitanti", precisa Fo con la sua solita ironia.
"Durante le prove dello spettacolo - racconta ora il premio Nobel per spiegare come è nata l'idea - all'improvviso è sorto un dubbio, con tutto che noi, come compagnia teatrale, si stia lavorando a vantaggio della mostra stessa: qualcuno ha ricordato che l'agenzia che raccoglie i diritti d'autore per gli eredi di Picasso, in situazioni analoghe ha bloccato la produzione (in un caso addirittura fatto sospendere un film sull'artista già girato e prodotto) con la richiesta che venissero pagati i diritti sulle opere riprodotte.
Nel nostro caso noi mettiamo in scena uno spettacolo completamente aperto al pubblico, a ingresso gratuito, non percepiamo alcun vantaggio economico di sorta.
È come se all'istante, in un'Accademia o in una Università, in seguito a una serie di lezioni su un artista di grande valore, pittore, architetto, musicista... si presentassero gli incaricati della società degli autori per riscuotere una congrua mercè.
È paradossale, infatti non esiste".
E allora lui e la sua compagnia che cosa hanno pensato? Di rifarli. "Abbiamo avuto un'idea, mi permetto di dire geniale - continua Fo -. Sullo schermo non proietteremo opere originali di Picasso ma soltanto riproduzioni rielaborate da me. Come dire, dei falsi. Sui falsi non si può mettere una tassa. Sono sicuro che nell'aldilà, in questo momento, Picasso se la sta ridendo come un matto".
E non ne dubitiamo. Tra l'altro non sarebbe la prima volta che Fo imita Picasso e Picasso... ci scherza su.


 


Nel '51, lo studente all'ultimo anno di Brera e futuro Nobel inscenò coi compagni una finta visita del pittore a Milano. "Eravamo andati a Parigi a invitarlo e lui promise che sarebbe venuto, ma poi scelse Roma", ricorda Fo. Così si ordì una vendetta in burla sfruttando la somiglianza di un tizio che lavorava in Accademia.
Lo spacciarono per Picasso buggerando giornalisti, salottieri e fan convocati ai filodrammatici per uno spettacolo di clown e jazz, al termine del quale "l'ospite" si tradì con un'imprecazione in milanese, tra l'acclamazione generale.
Il clamore suscitato dall'impresa fu tale che giunse perfino all'orecchio di Picasso in persona, il quale ne rimase talmente colpito da escamare: "Non sapevo che i milanesi fossero così spiritosi, ci andrò". Beh, non proprio tutti lo sono. Ma così fece.
Due anni dopo arrivò con "Guernica", che sarebbe dovuta rimanere a New York fino alla caduta di Franco, nella Sala delle cariatidi sfregiata dai bombardamenti. 
L'ironia d'altra parte non mancherà nemmeno nella sua lezione-spettacolo. L'impresa della "falsificazione" è stata, infatti, tutt'altro che facile sul piano artistico e organizzativo perché si è trattato di ridare colore a molti disegni e quadri, cambiar loro le dimensioni, "con i giovani pittori della mia bottega ci siamo rimboccati le maniche: due mesi di lavoro, con la casa invasa dai Picasso... Ho preso così la mano che se anche eseguo la mia firma, scrivo Picasso", scherza Fo. E per fortuna ne ha rifatto solo una selezione.
"Picasso desnudo" racconterà anche di questa genialità prolifica di Picasso che in 90 anni di vita si è inventato come artista e come uomo numerose volte.
"Picasso aveva un amore straordinario per la pittura italiana e anche per il nostro teatro. - sottolinea Fo - Era un appassionato delle maschere del Teatro all'Italiana, tanto che ha riprodotto più volte nei suoi dipinti i personaggi della Commedia dell'Arte a cominciare da Arlecchino che ha riprodotto in tutte le forme, e nelle situazioni più disparate.
Poi c'è la passione di Picasso per Raffaello, gli amori del Maestro di Urbino con la sua Fornarina, che lui porta verso un erotismo esasperato.


 



Picasso ha realizzato centinaia fra quadri e incisioni sul tema del sesso, dell'amore con gusto ironico e grottesco quasi da pochade (genere di commedia, nata a Parigi nel XIX secolo, strutturata su canovacci di vicende amorose, intrighi e colpi ad effetto, NdB)". In fondo il lavoro che Fo e Rame fanno in queste loro lezioni d'arte consiste proprio nell'aprire nuove porte nel racconto e nel disvelamento degli artisti, come si era già visto in quelle sui grandi del Rinascimento da Leonardo, a Mantegna, a Caravaggio che sono stati tolti dalla leggenda e ritrasportandoli nel loro tempo e nella loro storia. "Picasso, per esempio, è interessante anche dal punto di vista politico, conclude Fo, e non solo per un quadro come Guernica.
È stato uno dei pochi personaggi illustri coerenti durante il franchismo: aveva dichiarato che non sarebbe mai tornato in Spagna finché il regime non fosse stato definitivamente deposto. E così ha fatto".
Questa sera dunque l'ultima occasione per assistere alla lezione-spettacolo con "falso d'autore" che promette di essere molto "frizzante".
L'ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti. In concomitanza con lo spettacolo verrà pubblicato un volume che raccoglie il testo dei dialoghi e delle fabulazioni recitate sul palcoscenico, assieme alle duecento immagini che verranno proiettate durante la lezione.
La lezione su Picasso di Dario Fo non è però l'unico evento che la città di Milano ha voluto tributare alla grande mostra. L'Assessorato alla Cultura ha messo sul piatto diversi eventi per "preparare e accompagnare" la città alla terza volta di Picasso a Milano, segno che si crede molto in questa mostra. E, d'altra parte, non potrebbe essere altrimenti visti i numeri delle prenotazioni. Un successo annunciato.
Nella foto di apertura "Le tante vite di Picasso", uno dei 50 dipinti creati da Dario Fo e dalla sua "Bottega".


 

Altheo "Moda": "Segno del Terzo paradiso" di Michelangelo Pistoletto.

La moda vuole essere sostenibile e lo dice con l'arte di Pistoletto.

 


Una performance di Michelangelo Pistoletto che, durante la settimana della moda, coinvolge la città a partire dal luogo che ne è il cuore.
Stasera alle 20 mille ragazzi, allievi delle scuole di moda, arte e design, intrecceranno in piazza del Duomo il «segno del Terzo Paradiso», e che cos’è ce lo spiega Pistoletto in persona, gran maestro dell’arte povera e degli specchi: «Il simbolo tradizionale dell’infinito, quella linea che di solito forma due cerchi, è modificato in modo da presentarne un terzo.
Proprio quel terzo cerchio rappresenta l’armonia fra natura e artificio, un ideale al quale tendere in un momento come questo in cui l’artificio, invece, la natura sembra distruggerla».
E il Terzo Paradiso sarebbe appunto questa età dell’oro, dopo il regno incontrastato della natura sulla terra e il paradiso artificiale sviluppato dall’intelligenza umana.
Nel grande spazio davanti alla cattedrale, i ragazzi indosseranno magliette decorate con il nuovo simbolo. I loro movimenti, fino allo sbocciare della linea con tre cerchi, saranno seguiti dall’alto e riprodotti su un grande schermo.

E la colonna sonora è «Volare» di Domenico Modugno cantata da Gianna Nannini: «Serviva una musica evocativa dello spirito nazionale, spiega Pistoletto, e avevo perfino pensato di usare l’”Inno di Mameli”.
Ma poi ho concluso che non c’era niente di più italiano di “Volare”, perdipiù eseguito da Gianna con cui ho spesso collaborato».

 


La performance di piazza del Duomo è legata alla presentazione del Manifesto per la sostenibilità per la moda italiana, e proprio a Biella che è la sua città natale e la capitale dell’industria laniera italiana Pistoletto sin dal 1998 lavora su Cittadellarte, un modello di istituzione artistica e culturale legato alle forze concrete della società e cioè anche a imprenditori e a creativi.

Dal 2009, Cittadellarte Fashion B.E.S.T. – Bio Ethical Sustainable Trend ha poi stimolato e raccolto progetti e idee, dallo sviluppo di fibre tessili ecosostenibili a seminari formativi, promuovendo il lavoro di giovani designer sensibili alla nuova etica del vestire e finendo per coinvolgere 40 aziende del settore.
Lo scorso marzo, a Palazzo delle Stelline di Milano, la piattaforma B.E.S.T. ha presentato i suoi tessuti, filati e accessori; prima ancora è stato un fiorire di congressi internazionali sulle cartelle colori, workshop, ideazioni di capsule collection.
Uno dei progetti di B.E.S.T. è incentrato sul concetto di new luxury, con lo scopo, come dicono i promotori, di «definire e integrare le migliori pratiche aziendali di responsabilità sociale con l’identità dei marchi di lusso e di sensibilizzare il consumatore»: attività quanto mai preziosa, vista la necessità di conciliare la crisi e i nuovi consumi con l’eccellenza della nostra produzione nazionale.
Altre idee sono in cantiere, a partire dall’istituzione, dal prossimo 21 dicembre e poi via via ogni anno, del Re-birth Day o giornata universale della della rinascita, con manifestazioni a Torino, a Roma e al Louvre.

«Di tutto questo lavoro, conclude Pistoletto, Terzo Paradiso costituisce la summa, perché mira alla ri-conciliazione tra polarità diverse che si può realizzare solo attraverso l’assunzione della responsabilità sociale collettiva».

O anche, come disse presentando Terzo Paradiso alla Biennale di Venezia del 2005, e quella volta si cominciò con un solco tracciato nella terra all’isola di San Servolo, «un passaggio evolutivo nel quale l’intelligenza umana trova i modi per convivere con l’intelligenza della natura».
Evolvere si deve, nel nome dell’arte.

 

lunedì 17 settembre 2012

Altheo "Incontri musicali": Milano Live.

I concerti a Milano, settimana dal 17 al 23 settembre.
 
 
 
 
 
Si torna nel pieno della attività live, con una serie di grandi nomi della musica italiana e internazionale di passaggio nel capoluogo lombardo.
Quella dal 17 al 23 settembre si preannuncia come una settimana ricca di eventi musicali di grande interesse per la città di Milano.
Si comincia oggi con un concerto inserito nell'ambito di MITO Settembre Musica.
Al Teatro Strehler si esibirà il jazzista Paolo Fresu, che per l'occasione avrà al suo fianco il pianista americano Uri Caine. Dalla collaborazione tra i due musicisti hanno visto la luce due fortunati dischi: Things del 2006 e Think del 2009.
Nella seconda parte del concerto il Paolo Fresu Quintet, diretto dal maestro Giulio Libano, si esibirà con il quartetto d'archi Alborada String Quartet. Martedì 18 al Teatro degli Arcimboldi sarà di scena Norah Jones.
 
 
 
 
La cantautrice americana, già esibitasi in Italia in estate al Summer Festival di Lucca, presenterà i suoi maggiori successi oltre ai brani dell'ultimo album "Little Broken Hearts". L'artista statunitense ha pubblicato cinque dischi di grande successo, vendendo 40 milioni di dischi in tutto il mondo dal 2002 ad oggi.
L'artista, già vincitrice di nove Grammy, ha al suo attivo importanti collaborazioni come quella che nel 2006 l'ha vista duettare con Ray Charles.
Sempre martedì 18 al Carroponte di Sesto San Giovanni si terrà il concerto degli Afterhours.
La storica rock band italiana nata nel 1986 presenterà i brani dell'ultimo, fortunato album "Padania". Il lavoro ha visto il ritorno nel gruppo del chitarrista storico Xabier Iriondo ed è giunto al secondo posto della classifica degli album più venduti nel nostro paese, rimanendovi per 9 settimane.
Sempre al Carroponte di Sesto San Giovanni, mercoledì 19 si esibirà Samuele Bersani.
 
 
 

 
Il cantautore 41enne è impegnato nello "Psyco Tour" che promuove il suo ultimo disco "Psyco - 20 anni di canzoni" uscito lo scorso febbraio.
L'artista è considerato uno dei migliori cantautori della nuova generazione, dotato di una scrittura ironica e poetica allo stesso tempo.
All'ultimo Festival di Sanremo Bersani ha partecipato con il brano "Il pallone" che è stato insignito del Premio della critica.
Mercoledì 19 l'Alcatraz ospiterà il concerto della power metal band svedese Sabaton.
Il gruppo del cantante Joakim Brodén è reduce dal cambio di formazione avvenuto poco prima della pubblicazione dell'ultimo album "Carolus Rex".
Un appuntamento imperdibile per gli amanti del genere, che avranno inoltre l'occasione di vedere altre due band svedesi che apriranno la serata: gli Eluveitie e i Windsom.
Giovedì 20 al Carroponte di Sesto San Giovanni sarà di scena la musica carica di tradizione e contaminazioni di Alessandro Mannarino.
Il cantautore porterà sul palco lombardo le canzoni del suo ultimo album "Supersantos". 33 anni, due album all'attivo assieme a numerose collaborazioni televisive e radiofoniche, l'eclettico artista proporrà come al solito uno spettacolo impregnato di atmosfere circensi e teatrali.
Venerdì 21 ai Magazzini Generali Dan Snaith (in arte Caribou) proporrà un concerto all'insegna del suo indie rock dove atmosfere psishedeliche si mescolano a rock e suoni elettronici.
Tre album all'attivo ed alle spalle una disputa legale che l'ha costretto a modificare il proprio pseudonimo, il musicista candese ha pubblicato l'ultimo disco nel 2010. "SWIM", questo il nome del lavoro, ha segnato una svolta dance per la musica di Caribou.
Venerdì 21 al Blue Note si esibirà Nicola Conte, che replicherà anche sabato 22. Il dj e compositore italiano è in grado di fondere sapientemente la musica italiana degli anni 60' e 70' all'acid jazz ed alla bossa nova.
Un appuntamento per apprezzare il suo particolarissimo sound, affinato in un percorso creativo che ha dato vita a sette album, ultimo dei quali è l'ottimo "Love and Revolution" del 2011. Sabato 22 al Carroponte di Sesto San Giovanni andrà in scena il concerto dei Jarabe De Palo.
Il gruppo, capitanato dal cantante Pau Donés, è molto famoso ed amato nel nostro paese, sia per il grande successo del brano "La flaca" del 1998, sia per le numerose collaborazioni con artisti italiani come Jovanotti, Nicolò Fabi e Francesco Renga.
E' di giugno 2012 la pubblicazione del fortunatissimo singolo "Come un pittore" dei Modà, nel quale Pau Donés duetta con Kekko Silvestre. L'ultimo album del complesso iberico, intitolato "¿Y ahora qué hacemos?", è stato pubblicato nel 2011 e rappresenta il settimo lavoro in studio della band. Sempre sabato 22 sul palco del Teatro degli Arcimboldi si esibirà Paolo Conte.
 
 
 
 
Il concerto del cantautore astigiano, inserito nell'ambito della rassegna MITO SettembreMusica, è come sempre un evento imperdibile per il pubblico di ogni età. Il 75enne compositore piemontese, oltre a proporre alcuni dei brani più famosi del suo repertorio, farà ampio ricorso a brani dell'ultimo album "Nelson", pubblicato nel 2010. Domenica 23 al Carroponte si svolgerà la tappa del "Torno a casa a piedi Tour" della cantautrice Cristina Donà.
 
 
 

Altheo "proposte": Mauro Staccioli a Milano.

Mauro Staccioli a Milano.
Arte Studio Invernizzi. Via Domenico Scarlatti 12. Milano
 
 
 
 
La galleria Aarte Studio Invernizzi inaugura martedì 25 settembre 2012 alle ore 18.30 una mostra personale di Mauro Staccioli.
Dopo le precedenti mostre tenutesi nel 1995, in occasione della quale “l’artista aveva sottolineata la progressione dello spazio inferiore con una serie di plinti verticali di diversi colori”, e nel 2000 con la realizzazione di “un grande elemento diagonale che fendeva l’intera lunghezza del vano inferiore”, anche  in questa occasione “lo scultore ha specificamente ideato un percorso che tende a sottolineare la  continuità e l’attraversamento dello spazio espositivo”.
I due piani saranno strettamente messi in relazione tra loro dalla “prima scultura intervento che s’incontra entrando, un grande arco percorribile realizzato in tondino di ferro, che connette uno degli angoli superiori della zona di accesso al piede della scalinata al piano inferiore.
Un secondo arco analogo si trova al piano superiore, dove attraversa diagonalmente la sala espositiva finale.
Ad accompagnare questi due interventi dialoganti, collocate a sensibilizzare il transito nelle sale  superiore e inferiore, Staccioli ha concepito alcune forme a base circolare e corpo dato dall’intreccio di archi a sesto acuto, le cui reciproche altezze sono inversamente proporzionali alle dimensioni delle stanze in cui sono realizzate.
Al piano superiore, dove il soffitto è più basso e lo spazio più raccolto, la forma è unica e più
slanciata, a sottolineare l’impatto immediato e unitario dell’esperienza spaziale; al piano inferiore invece, dove l’ampiezza dello spazio è maggiore in tutte le direzioni, le forme sono più ribassate e disposte a sottolineare la diagonale di attraversamento”.
Con le opere realizzate per questa esposizione viene messa in luce una “componente, diciamo più  direttamente autobiografica, che ha portato Staccioli all’elaborazione delle sculture intervento (...) come   ’forme perdute’.
L’arco e il ‘covone‘ (come egli stesso ha occasionalmente definito queste forme a base circolare) sono la memoria distillata di un’origine,  una specie di verifica del proprio linguaggio in relazione alla propria dimensione di genesi”.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con la riproduzione delle opere esposte, un saggio introduttivo di Francesca Pola, una poesia di Carlo Invernizzi e un aggiornato apparato  bio-bibliografico.
 
 

domenica 16 settembre 2012

Altheo "proposte": Artelibro a Bologna.

Artelibro. Festival del libro d'arte: Mostra sui cataloghi d'asta di Federico Zeri a Bologna.

 



In occasione di Artelibro, Festival del libro d’arte 2012, la Fondazione Federico Zeri dedica una mostra al progetto di catalogazione della collezione di cataloghi d’asta di Federico Zeri, col patrocinio della regione Emilia Romagna.
La mostra si terrà nella sede della Fondazione Zeri, in piazzetta Giorgio Morandi 2 a Bologna, dal 20 settembre (inaugurazione con visita guidata alle ore 12) al 31 ottobre 2012 (orari di apertura lunedì-venerdì 10-18).

La Biblioteca Zeri possiede la più importante collezione di cataloghi d’asta presente in Italia.
Sono 37.000 cataloghi di vendite italiane e straniere dalla fine dell’Ottocento al 1998.
I volumi spesso documentano vendite rare, di collezioni poco note, di case d’asta minori, non presenti altrove in Italia.
Un primo nucleo di 12.000 cataloghi relativi alle aste italiane, inglesi, francesi e tedesche verranno schedati entro la fine del 2013 grazie al contributo dell’assessorato alla Cultura della regione Emilia Romagna e con la collaborazione dell’Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali e dell’Università di Bologna.

Questi preziosi volumi postillati dallo stesso Zeri e da altri storici dell’arte o collezionisti, affiancano e completano l’archivio fotografico dello studioso, composto da 290.000 immagini disponibili nel database online della Fototeca Zeri

 


La mostra presenta una selezione di cataloghi antichi e di fotografie originali dalla Fototeca Zeri che intende illustrare il legame e le connessioni spesso inedite attraverso la ricostruzione di due vendite di importanti collezioni di primo Novecento: la collezione William Neville Abdy (Christie, Manson & Woods, Londra 1911) e la collezione Gioacchino Ferroni (Jandolo e Tavazzi presso la Galleria Sangiorgi, Roma 1909).Il progetto di catalogazione della collezione di cataloghi d’asta porterà alla creazione di un nuovo database online che affiancherà quello della Fototeca Zeri.
Uno strumento prezioso per la ricostruzione del patrimonio italiano disperso e per tracciare la storia del collezionismo, soprattutto novecentesco, in parte ancora da approfondire.
Il sistema integrato di dati tra Fototeca e Biblioteca consentirà di corredare ogni catalogo di un apparato iconografico immediatamente disponibile, di aggiungere nuove e importanti informazioni sulle singole opere vendute e di ricostruire i percorsi delle opere d’arte, attraverso i nomi dei collezionisti e i successivi passaggi antiquariali.


Altheo "Moda": Milano Moda 2013. I migliori avvenimenti della settimana.

Altheo "Moda": Milano Moda 2013. I migliori avvenimenti della settimana.




Ci siamo. Il momento tanto atteso da ogni fashion addicted è arrivato. La settimana della Milano Moda Dona primavera-estate 2013.
Dopo gli appuntamenti di New York e Londra, e prima di Parigi, ecco che la MFW è pronta per regalarci splendide sfilate dove i migliori stilisti, italiani e non, presentetanno le loro collezioni per il 2013.

Per i milanesi e chiunque giungerà nella capitale della moda, si prospetterà una settimana davvero intensa: caos, traffico, modelle in ogni dove che corrono da una location all’altra e fotografi pronti ad immortalare i migliori look dentro e fuori dalle passerelle.
Si inzia mercoledì 19, apre la settimana Alviero Martini con la sua 1^ Classe Collection, evento del giorno sara la sfilata di Gucci e la sua creative director Frida Giannini.
Il giorno seguente saranno protagonisti indiscussi delle giornata saranno Emporio Armani, Prada e Ermanno Scervino, vedremo cosa ci regaleranno questi tre brand italiani: novità o rimarranno legati allo stile classico?
Venerdì 21 si inizia con Moschino, una sfilata che può riservare grossi colpi di scena.
In tarda mattinata Just Cavalli presentarà la sua donna caratterizzata da tinte forti e dalle stampe animalier. In serata tutti i riflettori saranno puntati su Versace, vedremo come Donatella ci stupirà sulla passerella.
Nel week end, tra le sfilate imperdibili, troveremo Fendi e Jill Sander, che sfileranno sabato 22.
La domenica sarà il turno della coppia Dolce&Gabbana e poi di Re Giorgio Armani con i suoi splendidi abiti, per finire con Salvatore Ferragamo, qui saremo tutte in attesa di vedere le sue fantastiche calzature.
Si chiude la settimana della moda con lunedì 24 settembre dove verrà presentata la linea di alta moda di Roberto Cavalli e per finire Gianfranco Ferrè, vedremo come ci stupirà il brand tanto legato allo stile classico.