domenica 17 aprile 2016

Altheo "people": Caterina Bruzzone






Caterina Bruzzone è nata a Genova dove ancora vive, ha incominciato ad interessarsi alla fotografia fin da bambina per arrivare ad avere la sua prima reflex meccanica e completamente manuale a 18 anni. 

Inizialmente sono state le persone, i loro occhi e le loro espressioni ad attirare la sua attenzione. 
La passione è esplosa ed in pochi anni è passata alla fotografia come lavoro: dopo aver seguito alcuni corsi e collaborato attivamente con alcuni dei migliori studi fotografici della zona, ha continuato l’attività  nei settori di Ritratto, Food e Paesaggio, ponendo particolare attenzione (essendo molto legata al mare), al Seascape, in cui cerca di cogliere non solo la bellezza delle ambientazioni e la magia delle luci, ma anche la forza delle onde e la fluidità del loro movimento. 











Ha dedicato molto tempo alla sua terra, esplorando le coste Liguri per coglierne anche gli scorci meno conosciuti. Si è dedicata anche alla Francia, in particolare alla Provenza, alla Corsica, ma soprattutto alle splendide location della Francia del Nord, Bretagna e Normandia: terre di fantastiche scogliere spesso sovrastate da pittoreschi fari. E’ rappresentata dalle agenzie Tipsimages e Cuboimages ed è socia Tau Visual - Associazione Nazionale Fotografi Professionisti.








Altheo "Musica": Bologna. L'Ottetto dei Berliner fra Spohr e Mendelssohn.




Lunedì 18 aprile 2016 (inizio ore 20.30),perla XXIX Stagione dei Concerti di Musica Insieme, il palcoscenico dell’Auditorium Manzoni (Via de’ Monari 1/2) ospiterà una compagine straordinaria: il Berliner Philharmoniker Streichoktett, ensemble d’archiformatosi in seno a una delle orchestre più prestigiose al mondo, che da oltre un secolo conta tra le sue file musicisti eccellenti. I suoi membri, quattro violini, due viole e due violoncelli, propongono un programma che omaggia due grandi compositori della loro terra d’origine: Felix Mendelssohn-Bartholdy e Louis Spohr. Il concerto sarà preceduto da un’introduzione di Maria Chiara Mazzi, docente al Conservatorio di Pesaro e autrice di libri di educazione e storia musicale.
 Fondato nel 1994 da alcune prime parti della gloriosa compagine berlinese, il Berliner Philharmoniker Streichoktett ha saputo guadagnarsi velocemente la stima e l’apprezzamento della critica e del pubblico internazionali, grazie all’equilibrio tra l’intimismo della musica da camera e il suono generosamente orchestrale che è diventato il suo tratto stilistico principale. Protagonista di tournées coronate da un enorme successo in tutta Europa, Giappone e Sud America, ha ricevuto a Buenos Aires il “Premio della Critica Musicale” come miglior complesso straniero dell’anno. Costantemente alla ricerca di repertori da scoprire o riproporre, ha inciso due cd con rare musiche di Reinhold Glière e Niels Gade, due autori dell’Ottocento tanto validi quanto poco eseguiti, suscitando vivo interesse da parte sia della critica specializzata che del pubblico.
Compositore, direttore, didatta e virtuoso, Louis Spohr fu anche un grande innovatore in tutti i suoi campi d’azione. Tra i primi ad utilizzare la bacchetta per dirigere l’orchestra, ideò la mentoniera per il violino, e non fu da meno nella sua prolifica attività compositiva. Il Berliner Philharmoniker Streichoktett neinterpreterà il Doppio Quartetto per archi n. 1 in re minore op. 65 e il n. 4 in sol minore op. 136, opere che sono testimonianza della sua originalità, e della cui paternità Spohr andava fierissimo. «Difficile definire questo tipo di musica, che all’ascolto risulta come un’eco del repertorio sinfonico – precisa Laurentius Dinca, violinista dell’ensemble – quasi come se fosse un concerto per violino con altre sette voci d’orchestra intorno. Il che significa che si tratta di pagine davvero virtuosistiche». La seconda parte del concerto sarà invece dedicata all’Ottetto in mi bemolle maggiore op. 20 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, che s’inserisce cronologicamente tra le due opere di Spohr. Appena sedicenne, ma con un catalogo sinfonico e cameristico già nutrito, il compositore pubblicava il suo Ottetto, precisando: «va suonato da tutti gli strumenti nello stile di un’orchestra sinfonica. I piani e i forti debbono essere rispettati attentamente e sottolineati con più forza di quanto si usa in opere di questo genere». Lo stesso Dinca lo definisce «un capolavoro, uno dei capisaldi della letteratura cameristica di tutti i tempi: difficile trovare una partitura così ben scritta. A chi lo ascoltasse per la prima volta, mi sento di dire: chiuda gli occhi e si lasci andare all’ascolto. Virtuosismi, una struttura perfetta, temi tutti meravigliosi, un’aura primaverile, una combinazione semplicemente fantastica delle voci, e potrei continuare a lungo…».

lunedì 18 aprile 2016
Auditorium Manzoni – ore 20.30
BERLINER PHILHARMONIKER STREICHOKTETT 
Laurentius Dinca, Dorian Xhoxhi, Stephan Schulze, Christoph von der Nahmer violini
Martin von der Nahmer, Walter Küssner viole                
Christoph Igelbrink, Mathias Donderer violoncelli
Musiche di Spohr, Mendelssohn-Bartholdy

PER INFORMAZIONI: Musica Insieme Tel. 051-271932 – Fax 051-279278
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo." target="_blank">info@musicainsiemebologna.it – sito internet: www.musicainsiemebologna.it


Biglietti da € 10 a € 55in vendita online collegandosi al sito di Musica Insieme o al circuito Vivaticket il giorno del concertodalle 15 alle 20.15 presso la biglietteria del Teatro Manzoni (Via de’ Monari 1/2)


Altheo "Design": Fuorisalone 2016, i distretti: qui Brera, il design brinda a bollicine.



 Lo scorso anno oltre200mila persone si erano messe in coda per partecipare ad almeno uno dei 138 eventi in programma, e sui social network avevano pubblicato 3.232 cinguettii su Twitter e oltre 4.200 immagini su Instragram. Numeri che gli organizzatori del Brera Design District, il quartiere della creatività vecchia Milano, scommettono di bissare anche in questa settima edizione. Forte del fascino dei vicoli la sera, della combinazione di negozi di lusso e di atelier creativi, di boutique ricercate e di insegne di sperimentazione, la vicinanza al centro e quel brulichio di turisti che è congenito a uno dei quartieri più caratteristici della città, Brera si è imposto fin dall’inizio come il polo alternativo a Tortona, quello più signorile, più snob, dove c’è meno birra nei bicchieri di plastica e più flute di spumante (quest’anno, complice qualche segnale di ripresa, anche di miglior qualità).



Quest'anno il filo rosso che accompagna le mostre di showroom e atelier è «Progettare è ascoltare», una riflessione sull’ispirazione che la città porta a chi inventa, costruisce, crea. I marchi in prima fila sono tanti: Beacon Helsinki , Bulthaup, CasaVitra, Marimekko e Panasonic, tra gli altri. Ma sono soprattutto le grandi firme a fare la differenza di questo quartiere, dove si trovano installazioni di Aldo Cibic per Slow Wood, Daniel Libeskind per Loloey, Matteo Thun e Antonio Rodriguez per Fantini, Migliore+Servetto Architects per space&interiors; Nendo, Jasper Morrison, Fabio Novembre e Mac Stopa per Cappellini, Patricia Urquiola e Federico Pepe per Spazio Pontaccio e Philippe Nigro per Novamobili. Un viaggio, quindi, nel design più spinto, anche attraverso il premio «Lezioni di design», che per quest’anno è andato a Giorgia Lupi, information designer italiana che da anni opera a New York. Fondatrice di Accurat, la professionista rappresenta la nuova generazione di designer che superano il concetto classico di design del prodotto concentrandosi su temi «immateriali». A Brera Design District la Lupi presenta la mostra «Dear Data», un lavoro analogico di «disegno dei dati», sotto forma di cartoline che per un intero anno, una alla settimana, Giorgia spediva all’amica Stefanie Posavec (anch’essa information designer) e viceversa.


Firma «The Sound of City» l’artista sonora Chiara Luzzana, che si è occupata di creare la colonna sonora di ogni città a partire dai suoni caratteristici di ciascuna di esse. Il progetto ha inizio nel 2015 con la composizione della colonna sonora di Shanghai, città nella quale l’artista ha vissuto in seguito alla vittoria di una residenza artistica al Swatch Art Peace Hotel, e per la città di Milano, l’artista ha scelto il quartiere di Brera come anima sonora che possa descrivere al meglio passato e presente della città. In via Palermo Piùarch presenta un orto cinetico, dedicato all’arte, mentre nell’Orto botanico la rivista «Interni» ha inserito alcune delle sue maxi-installazioni.


sabato 16 aprile 2016

Altheo "Moda": Chi è Iris Apfel, icona di moda 94enne.


Per diventare come lei dovete vestirvi immaginando di suonare jazz.




Nelle ultime settimane avrete forse visto in tv o sui cartelloni la pubblicità del nuovo modello Citroën DS 3 e ne avrete notato la testimonial piuttosto insolita: una signora di 94 anni vestita in modo colorato ed eccentrico. Probabilmente non la conoscete: si chiama Iris Apfel, è una famosa collezionista, arredatrice di interni, imprenditrice e, come dice lo spot, “un’icona nel mondo della moda”, con 195 mila followers su Instagram. Lei invece si definisce con autoironia e understatement una “starlet geriatrica”. Stilisti, modelli e giornalisti di moda la apprezzano per il suo stile originale e ridondante, che mette insieme collane e bracciali appariscenti, colori brillanti, stampe ricercate, pellicce vistose: in breve la cosa più distante dallo stile minimal che potete immaginare. L’altro segno distintivo di Apfel sono i grandi occhiali tondi che indossa sempre.



Nello spot Apfel dice «Una volta qualcuno mi ha detto “Non sei bella e mai lo sarai, ma non importa, tu hai qualcosa di meglio: tu hai stile”». La frase allude alle qualità della Citroën DS 3, ma ad Apfel venne detta davvero quand’era giovane dalla proprietaria di Loehnmann’s, un grande magazzino di Brooklyn, a New York. Questo aneddoto e buona parte della storia di Apfel sono stati raccontati in un apprezzato documentario del 2015 (disponibile su Netflix) diretto dal regista Albert Maysles e intitolato Iris.

Iris Barrel (il suo cognome da nubile) è nata il 29 agosto 1921 nella zona di Astoria del quartiere Queens, a New York, da genitori ebrei: il padre Samuel Barrel possedeva un’azienda di vetri e specchi e la madre Sadye una boutique di moda. Apfel studiò storia dell’arte alla New York University e frequentò la scuola d’arte dell’università del Wisconsin. Lavorò per la rivista Women’s Wear Daily, per la designer di interni Eleanor Johnson, e come assistente dell’illustratore Robert Goodman.

Apfel è il cognome del marito Carl, che incontrò nel 1948 e sposò un anno dopo: con lui fondò nel 1950 l’azienda tessile Old World Weavers, che diressero insieme fino al 1992, quando la cedettero all’azienda tessile Stark. Apfel ha raccontato che all’epoca lei e il marito andavano sempre due volte all’anno in Europa, viaggiando con bauli lunghi alcuni metri, per portarsi a casa tessuti e chincaglierie (che ora riempiono le sue case di Palm Beach e New York, oltre ad altri magazzini in città). La Old World Weavers si occupava soprattutto di riproduzioni di tessuti, dal XVII al XX secolo, e divenne famosa nel settore per aver arredato la Casa Bianca per nove presidenti: Harry Truman, Dwight D. Eisenhower, Richard Nixon, Gerald Ford, John F. Kennedy, Lyndon B. Johnson, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton.
Apfel divenne famosa nel mondo della moda nel 2005. Harold Koda, curatore del prestigioso Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, si ritrovò a dover sostituire una mostra cancellata all’ultimo momento, e decise di esporre gli abiti e gli accessori collezionati da Apfel: ne venne fuori una delle esposizioni di maggior successo del museo, intitolata “Rara Avis: The Irreverent Iris Apfel”. È molto raro che il Costume Institute dedichi una mostra a una singola persona, soprattutto se non è una stilista e se è ancora in vita: prima di Apfel l’aveva fatto solo per la moglie del presidente americano John Kennedy, Jackie Kennedy (nel 2001), e dopo di lei per le esponenti dell’alta società Nan Kempner (2006) e Jacqueline de Ribes (2015). La mostra ebbe molto successo e Apfel è diventata sempre più famosa e apprezzata: ha collaborato con aziende di moda, insegna moda all’università di Austin, in Texas, ed è una presenza fissa delle varie settimane della moda.

Apfel colleziona da sempre vestiti e gioielli: dice di aver comprato la sua prima spilla in un negozietto in un seminterrato di Greenwich Village, quando aveva 11 o 12 anni, pagandola 65 centesimi di dollaro. Da allora ha continuato a bazzicare mercatini e chincaglierie (nel documentario la si vede gironzolare ad Harlem), contrattando il prezzo con i venditori. Non si limita a comprare gioielli a buon mercato ma li mescola con altri lussuosi e molto più cari. La bellezza di un oggetto, dice, non dipende dal prezzo: uno dei suoi anelli preferiti è costato quattro dollari e lo preferisce di gran lunga a uno regalatole dal marito e acquistato da Harry Winston, un prestigioso marchio americano di gioielli.
Il suo interesse per la moda e il design furono ispirati dalla madre che era una grande appassionata di accessori, perché erano facili da abbinare al classico tubino nero: un capo che per la sua versatilità era adatto alla necessità di risparmiare negli anni della Grande Depressione. Ora i vestiti, gli accessori e i gioielli di Apfel riempiono molte stanze dei suoi appartamenti di New York e a Palm Beach, la casa di sua madre e un altro magazzino.
L’idea di stile di Apfel ruota attorno all’idea di unicità, per cui ognuno dovrebbe cercare un proprio stile personale, contrariamente all’omologazione piuttosto diffusa. Cerca di non vestirsi due volte allo stesso modo, e di variare accostamenti ogni volta. «Mi piace improvvisare. Penso sempre che mi piace fare le cose come se stessi suonando jazz. Prova qui, prova là. [..] Mi piace più il processo che mi porta a scegliere cosa indossare, che indossare qualcosa. La cosa più bella è prepararsi per una festa: chissenefrega di andare a una festa. Il punto è vestirsi per andare a una festa».

Altheo "Mostre": Le migliori proposte in Italia.


Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.





A Bologna oli, acquerelli, carboncini e gessetti dell'artista newyorkese Edward Hopper (1882 – 1967), uno dei pittori più influenti del Ventesimo secolo, famoso per i suoi ritratti della solitudine nella vita americana contemporanea. La mostra - fino al 24 luglio a Palazzo Fava - dà conto dell’intero arco temporale della produzione di Hopper, dagli acquerelli parigini ai paesaggi e scorci cittadini degli anni ‘50 e ‘60, attraverso circa 60 opere tra cui i celebri capolavori South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909), interessantissimi studi (come lo studio per Girlie Show del 1941) che celebrano la mano di Hopper, superbo disegnatore: un percorso che attraversa la sua produzione e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento. Prestito eccezionale è il grande quadro intitolato Soir Bleu (ha una lunghezza di circa due metri), simbolo della solitudine e dell’alienazione umana, opera realizzata da Hopper nel 1914 a Parigi.

MILANO: IL RESTAURO DI 140 CAPOLAVORI 


La mostra “La bellezza ritrovata. Caravaggio, Rubens, Perugino, Lotto e altri 140 capolavori restaurati”, fino al 17 luglio a Milano, nelle Gallerie di Piazza Scala, chiude la 17.ma edizione di Restituzioni, il programma di restauri di opere d’arte pubbliche, promosso da 27 anni, con cadenza biennale, da Intesa Sanpaolo. Questa edizione - presentata nel sito www.restituzioni.com -, ha numeri da record con il restauro di 54 nuclei di opere d’arte, per un totale di 145 singoli manufatti, appartenenti ad Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto ed alla Repubblica Slovacca (per la prima volta coinvolto uno Stato estero), con il coinvolgimento di 62 restauratori e 60 studiosi. In mostra, tra le altre opere, tre rilievi lignei del Monte Calvario di Banská Štiavnica nella Repubblica Slovacca, l’imponente statua egizia naofora di Amenmes e Reshpu, proveniente dal Museo Civico Archeologico di Bologna, il Cavaliere Marafioti, grande statua in terracotta del V secolo a.C., dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e la famosa Croce di Chiaravalle del Museo del Duomo di Milano. In mostra anche opere rinascimentali come l’Adorazione del Bambino di Lorenzo Lotto, la Crocifissione tra la Vergine e san Girolamo del Perugino; Il Cristo risorto di Rubens, il Ritratto di Cavaliere di Malta di Caravaggio. In questa edizione di Restituzioni il pubblico può anche assistere direttamente a come si svolge un restauro. Infatti presso l’officina di Restituzioni, allestita all’interno delle Gallerie, è attualmente attivo il cantiere di restauro degli affreschi dell’inizio del XII secolo della chiesa di San Pietro all’Olmo (Milano), nel quale la restauratrice ricompone, come in un immenso puzzle di cui non si conosce l’immagine, gli oltre 10.000 frammenti ritrovati nel sottosuolo della chiesa. Dal 1989 ad oggi, sono oltre 200 i siti archeologici, le chiese e i musei che hanno beneficiato del programma Restituzioni; oltre un centinaio i laboratori qualificati incaricati dei restauri. In totale, oltre 1.000 opere restituite al territorio di appartenenza e alla pubblica fruizione.

 LUCCA: “RAP” TRA I FANTASMI DI MONICELLI



Alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (Gamc) di Viareggio, fino al 16 maggio, in occasione del Lucca Film Festival, la mostra “Mario. Chiara Rapaccini e Andrea Vierucci per Monicelli” rende omaggio a Mario Monicelli, che aveva fatto di Viareggio la sua città d’adozione, e alla sua compagna e artista Chiara Rapaccini, in arte RAP. La mostra nasce da un sodalizio artistico nato tra Rapaccini ed il fotografo Andrea Vierucci rafforzato dalle celebrazioni per il centenario della nascita di Mario Monicelli quando le opere di Rapaccini sono diventate protagoniste di un’installazione surreale, ambientata all’interno di una fabbrica abbandonata nella laguna di Orbetello, che Vierucci ha poi fotografato. Alla Gamc di Viareggio i due artisti scelgono di raccontare il cinema italiano attraverso le arti. Le foto di scena dei set di Monicelli si trasformano in teli dipinti, graffiati, ricamati, fotografati in un'archeologia industriale, per tornare, come in un gioco dell'oca, al filmato proiettato sul muro del museo. Dai tessuti di cotone, un giovane Mario Monicelli sorride, giocando con i suoi cappelli. Intorno, leggeri, fluttuanti, i volti di Totò, Anna Magnani, Gassman e Mastroianni. Per i suoi teli, Chiara Rapaccini si è ispirata alle fotografie del suo archivio privato scattate dai più grandi fotografi di scena degli anni 60, 70, 80, 90, sui set dei film di Monicelli. Con un elaborato lavoro RAP ha lavorato con acrilico e punta secca sulle immagini, le ha stampate su grandi lenzuoli di lino per intervenire nuovamente con pennello e ricamo. Ha inserito personaggi onirici, dialogato con fumetto e scrittura libera con i grandi protagonisti del cinema italiano. Sono nati così i “Fantasmi” fluttuanti, nuovamente fotografati da Vierucci all’interno di un’architettura post industriale dall’atmosfera spettrale e monumentale.

ROMA: MATTHEW MONAHAN INCONTRA L’ARTE ROMANA



Roma - Il Museo Nazionale Romano presenta nella sua sede di Palazzo Altemps, fino al 15 maggio, una mostra a cura di Ludovico Pratesi dedicata allo sculture del 44enne artista californiano Matthew Monahan. Otto sculture site-specific poste lungo il percorso di visita del Museo si mischiano con la collezione permanente dell’antico palazzo rinascimentale, suggerendo una riflessione sulle forme, le iconografie e i miti della classicità grazie alla contaminazione con l’arte del nostro tempo. L’esercizio del dialogo e del confronto con il presente stimola una nuova visione del passato e invita a immaginare il futuro. La ricerca di Monahan si sviluppa intorno all’idea di scultura come una sorta di rovina contemporanea, dove i materiali, le suggestioni archeologiche e la memoria della classicità assumono un aspetto transitorio, si trasformano in suggestivi relitti in bilico tra presente e passato. L’artista attinge a piene mani in un serbatoio di immagini molto ampio che va dalla classicità alla fantascienza, per combinare elementi iconici apparentemente distanti in maniera straniante ma altamente suggestiva.

 ROMA: LA PRIMA “CARAVAGGIO EXPERIENCE”



Roma – “Caravaggio Experience” è il titolo dell’imponente video installazione che, fino al 3 luglio, è ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Il progetto espositivo, elaborato con la consulenza scientifica di Claudio Strinati, coprodotto da Azienda Speciale Palaexpo e Medialart, è realizzato dai video artisti di The Fake Factory con le musiche originali di Stefano Saletti. Avvalendosi del sistema di multi proiezione Infinity Dimensions Technology, tecnologia digitale che unisce immagini e suoni, “Caravaggio Experience” porta il visitatore a vivere un’esperienza unica sul piano sensoriale attraverso un incontro ravvicinato con l’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio utilizzando l’innovativa tecnica espositiva delle esperienze immersive che approdano in tale occasione per la prima volta a Roma. Cinquantasette i capolavori dell’artista che scorrono nell’arco di 50 minuti riprodotti attraverso l’uso di 33 proiettori in alta definizione con risoluzione superiore al Full HD. Il sistema di pannelli a cristalli liquidi Lcos è stato in grado di elaborare immagini nitide e cristalline consentendo la visibilità anche di infinitesimi particolari. Le musiche di Stefano Saletti contribuiscono ancor più ad accorciare le distanze con l’opera e ad approfondire la conoscenza del linguaggio dell’artista. Corde, percussioni, archi, ance e distorsioni, sono gli strumenti che danno vita a suoni di ambiente che diventano parte del racconto, con l’intenzione di dare un suono alla luce proveniente dalle immagini. Insieme all’esperienza visiva e auditiva, il visitatore potrà vivere anche un’esperienza olfattiva, con le fragranze selezionate appositamente dai maestri profumieri dell’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. Il prossimo autunno Caravaggio Experience sarà a Napoli dove rimarrà fino ai primi mesi del 2017 mentre sono in corso di definizione altre sedi prestigiose in Italia e all’estero.

Altheo "Fotografia": Downtown Los Angeles rinasce tra la fotografia e l’indie rock di Coachella.


Il vecchio centro della città vive una stagione felice. Mostre di arte e di fotografia, concerti, nuovi locali.




Tutto, improvvisamente, succede a Downtown. I cocktail parties sulle terrazze da vertigine dei grattacieli; le coppie eleganti che fluttuano la sera tra gli spigoli della First St. e la Grand Ave, dalla Walt Disney Concert Hall a un bar alla moda; le inaugurazioni di ristoranti e mostre d’arte nelle costole segrete delle torri di uffici; i set fotografici nei magazzini dismessi dell’Arts district, diventati più popolari, tra i fotografi di celebrities, delle spiagge di Malibu e delle piscine di Beverly Hills. Aprile è il mese della fotografia a Los Angeles e il sipario si è alzato sul vecchio centro della città, cuore storico che sembra più contemporaneo che mai. Downtown è tornata nell’obiettivo dei fotografi, come Lever Rukhin, che ha fotografato LA a bordo della sua decrepita Volvo del 1975 (mostra al Glassell Commons Space dal 28 aprile). Allo stesso tempo, Downtown si sta affollando di studi e gallerie. Come Downtown Photoroom (che inaugura una mostra di fotografia collettiva il 15, «Dis/Exists») in un tratto della Broadway fino a poco fa considerato terra incognita sulle mappe cittadine. La galleria è all’interno di The Reef, un complesso di 80 mila mq dove le opere d’arte nascono accanto alle start-up.  

FORMATO KOLOSSAL  
Uno dei motori culturali della rinascita è stata l’apertura del nuovo The Broad, il museo privato di arte contemporanea, proprio a lato della Concert Hall firmata da Frank Gehry: la facciata piatta, coperta da un esoscheletro traforato contrasta con le ondulazioni da spinnaker dei volumi asimmetrici dell’edificio di Gehry. All’interno del museo, lo studio di architettura newyorchese Diller, Scofidio e Renfro, ha preparato per il pubblico un accesso graduale all’arte. Le sale espositive, che accolgono star come Cindy Sherman (prima personale del museo, dall’11 giugno al 2 ottobre, con 125 fotografie dalla collezione di Eli ed Edyth Broad, finanziatori del museo), il «vecchio» pop iconico di Ed Ruscha, insieme ad artisti meno noti come il losangelino Lari Pittman.  

The Broad, però, è uno spazio sereno. Le aperture nelle pareti del terzo piano lasciano vagare l’occhio sullo skyline di Downtown. E sulla Grand Avenue, che il costruttore-mecenate Eli Broad vorrebbe trasformare in un viale delle arti, allestendo performance nel vicino Grand Park, alzando un ponte pedonale che colleghi fisicamente il nuovo museo con il Moca (Museum of Contemporary art), una delle istituzioni culturali più innovative della città.  

MUSICA GIOVANE  
Il museo e la collezione Broad si inseriscono nel processo di trasformazione del centro economico di Los Angeles, la vecchia Bunker Hill, la collina dalle strade in saliscendi dove vagabondava John Fante, ora spianata. Da New York continuano ad arrivare artisti e galleristi in cerca di loft e atelier più economici, che trovano nell’Arts district a ridosso di Downtown, e anche tra i ristoranti etnici nelle confinanti Chinatown e Little Tokyo. Riassaporano, a Downtown L.A., l’atmosfera dell’East Village e di Tribeca a Manhattan, alla fine degli Anni 70. Con il clima della California. Così aprono negozi di tendenza e bistrot curati da creativi della cucina e del design. In pochi isolati si salta dal dim sum alla paella rivisitata, dal ramen ai tacos. E si cambia atmosfera: al Parish di Spring street sembra di stare sul deck di un transatlantico degli Anni 30; al Bestia, sulla East 7th place, servono piatti italiani in una location da mattatoio post-atomico. Il primo segno di cambiamento sono stati gli alberghi dove andare a farsi vedere più che a dormire; e, in questi giorni, provare le mises hippy-chic e sventolare i braccialetti vip per i weekend dei concerti happening di Coachella nel deserto (il primo dal 15 al 17 aprile, il secondo dal 22 al 24). Alberghi come lo Standard, con la sua infinity pool con vista sulle guglie dei grattacieli contornata da poltrone che sembrano prese dal set di Austin Powers; e l’Ace Hotel, nella torre spanish gothic costruita negli Anni 20, che fu la sede della United Artists di Charlie Chaplin, con il vecchio teatro restaurato, dove ora Philip Glass si dà il cambio con le rock band del momento. E anche la Soho House, il famoso members club internazionale, dopo West Hollywood, sta per aprire un nuovo indirizzo a Downtown.  

Si torna ad abitare nel distretto che non è più solo finanziario grazie a una legge che facilita la riconversione della moltitudine di uffici in abitazioni per giovani affluenti. E grazie al progetto di espansione della ferrovia metropolitana che collegherà Downtown con le spiagge di Santa Monica e Venice, sul Pacifico, The Broad con le gallerie d’arte della Bergamot Station e le boutique hipsters chic di Abbott Kinney. Sarà più facile, vivere e attraversare LA, grazie alla rinascita della sua Downtown. 



(Uno dei motori culturali della rinascita è stata l’apertura del museo privato di arte moderna The Broad» proprio a lato della Concert Hall firmata da Frank Gehry )  

Altheo "People": Paolo Luzzi.



Paolo Luzzi  è nato nel 1948  a Impruneta, nella città metropolitana di Firenze, e qui vive e lavora. Dopo aver compiuto gli studi tecnici si diploma in elettronica e lavora nel settore delle telecomunicazioni.
Si dedica alla fotografia come ricerca personale in età giovanile, negli anni Settanta e Ottanta, lavorando in tecnica analogica soprattutto con il bianco e nero, con sviluppo e stampa in camera oscura. 
In seguito passa al colore, prediligendo la tecnica macro e scegliendo come soggetto principale i fiori. Con l’arrivo della tecnica digitale elabora le sue immagini in photoshop usando in mix anche la pellicola da 35  mm.





La sua ricerca attuale si evidenzia nei ritratti ripresi in sequenza, in controluce, con particolari del volto colto da diversi punti di vista, sguardi intensi,  che danno vita ad una rilettura della realtà, su uno sfondo sapientemente elaborato, dove si leggono i segni della natura. 
Sceglie eleganti luci ed ombre per documentare una miniera dismessa, dove il segno dell’uomo invita a riflettere sulla contemporaneità.
Interessante è il portfolio Danse la vie, una sovrapposizione di immagini surreali che riporta a sogni e ricordi interiori. Sono immagini in monocromia, momenti suggestivi della danza classica di uno spettacolo teatrale, su pellicola fotografica dove in precedenza è stato ripreso un paesaggio della Toscana (Cimitero Monumentale U.S.A.).
Effimeri passaggi di tango sono i protagonisti invece del portfolio Tango, ripreso in un ambiente particolare e atipico per il ballo: lo scalone di un palazzo storico di Firenze.







Paolo Luzzi collabora con l’associazione Art-Art di Impruneta all’organizzazione di mostre d’arte e altre attività culturali.
 Negli anni ha esposto in collettive e personali e ricevuto importanti premi in vari concorsi. Tra questi si ricordano il 1º posto nella sezione Portfolio al VI Concorso Fotografico indetto dall’Associazione Art-Art di Impruneta nel 2009, e il 2º posto nella sezione Bianco e nero al 1º Concorso Biennale Impruneta Fotografia, nel 2005. Nel 2012 l’autore fiorentino ha partecipato al Festival fotografico “Tango” di Riomagno di Seravezza,  Lucca.  Allo stesso anno risale la presenza alla collettiva “Effimeri passaggi” alla Galleria IAC di Impruneta. Nel 2013 la sua mostra “Il segno dell’uomo”, dedicata alle miniere di Gavorrano, è stata presentata alla Galleria IAC di Impruneta. Nello stesso anno Luzzi ha partecipato alla collettiva “La comunicazione nel mondo che cambia” allestita al Palagio di Parte Guelfa di Firenze. Nel 2014 il fotografo ha esposto con la personale “Il mio Egitto” alla Banca di Credito Cooperativo di Impruneta e a Piombino con “Mare Mare”. Del 2015  sono le personali a Firenze e nella Fornace Masini a Impruneta con “Ritratti della Festa dell’uva”. Nel 2016 elabora il suo primo video “Notturni- La calda notte” presente su YouTube.



venerdì 15 aprile 2016

Altheo "Milano design": Atelier Swarovski Home.


Swarovski lancia il nuovo marchio di accessori per la casa firmati da Aldo Bakker, Daniel Libeskind, Fredrikson Stallard, Kim Thomé, Raw Edges, Ron Arad, Tomás Alonso, Tord Boontje e Zaha Hadid.



Alla design week 2016 Swarovski lancia Atelier Swarovski Home, il nuovo marchio lusso di accessori per la casa. Per la collezione d’esordio la maison svizzera ha chiamato a raccolta alcuni dei designer internazionali più quotati e altri talenti emergenti: Aldo Bakker, Daniel Libeskind, Fredrikson Stallard, Kim Thomé, Raw Edges, Ron Arad, Tomás Alonso, Tord Boontje e Zaha Hadid, con uno dei suoi ultimi lavori. Quasi tutti i pezzi sono realizzati con materiali misti, abbinando il cristallo a marmo, metalli e resine insieme, e fanno pieno uso delle nuove tecnologie sviluppate dagli esperti Swarovski, come la stampa laser-jet sul cristallo e la tecnica di taglio Wave Cut che permette di incidere forme curve.
Dagli scacchi, ispirati alle architetture di Milano, di Daniel Libeskind ai vasi minimal con base in marmo di Aldo Bakker; dalle lettere di cristallo di Ron Arad ai centrotavola effetto ghiaccio dei Fredrikson Stallard. E ancora i candelabri di Kim Thomé, i recipienti a colori dei Raw Edges, i vasi micro-decorati di Tord Boontje, i piatti prismatici di Tomás Alonso e la scultura in metallo e cristallo di Zaha Hadid.
La mostra a Palazzo Cagnola (via Cusani 5) allestita dagli architetti milanesi Piuarch accoglie il publico in un gioco di riflessi che cita le mille sfaccettature dei cristalli. Ogni elemento di design è in dialogo con l’architettura tardo-neoclassica del palazzo, tra i bellissimi affreschi del soffitto e i pavimenti in graniglia. La collezione Atelier Swarovski Home sarà in vendita nei negozi a partire dall’autunno 2016.
Atelier Swarovski Home
quando: 12-17 aprile 2016
dove
: Palazzo Cagnola, via Cusani 5, Milano (M1 Cairoli)

Altheo "Milano Design": Un furgone carico di design.


Londra - Milano (andata e ritorno). È il road show dell'inglese Lee Broom che presenta la nuova collezione di lampade sul suo caravan bianco. Le interviste? Al volante, in giro per la città.



Ha lasciato il suo showroom di Londra direzione Milano. «Ho pensato perché non esporre ovunque? Far sì che il mio Salone diventi mobile». Idee chiare e mani sul volante, Lee Broom lo trovate in giro per le strade della città con un furgoncino carico di design. Il designer inglese ha scelto una maniera insolita per presentare la sua collezione di lampade Optical. Ha deciso di viaggiare, di spostarsi nei distretti chiave del design e di vivere questa settimana – mobile- lontano dalla vetrine degli showroom. Un’installazione mobile – da Brera allo Spazio Rossana Orlandi, da zonaTortona a Ventura Lambrate passando per San Gregorio – con il suo furgone grigio e bianco che una volta aperto rivela la ricostruzione di un palazzo tradizionale Italiano insieme alle sua nuova creazioni. Un ‘Salone del (auto)Mobile’ con all’interno colonne corinzie decorate e stucchi a fare da cornice ai modelli luminosi ispirati dall’Op Art. Il viaggio da Londra a Milano – andata e ritorno – è stato (e sarà) filmato, con tanto di interviste al designer “conducente” Broom.