venerdì 23 agosto 2013

Altheo "proposte": Opere d’arte che riproducono la volta celeste: è la mostra “Quindi uscimmo a riveder le stelle” a Punta Ala.






Le costellazioni così come erano in un preciso momento della storia, quella grande e con la S maiuscola, o la piccola storia di ciascuno di noi. A ricrearle l’artista Pierfrancesco Nannoni Bertelli, che realizza quadri di varie dimensioni rispoducendo la volta celeste così come era in un determinato momento. I quadri dell’artista saranno in mostra a Punta Ala presso il Camping Resort: dal 24 al 31 agosto per una iniziatica che coniuga arte e solidarietà grazie alla collaborazione della fondazione Meyer e dell’omonimo ospedale pediatrico fiorentino. La manifestazione prende il titolo di “Quindi uscimmo a riveder le stelle”.
«Non si tratta di semplici quadri, ma della riproduzione puntuale della volta celeste in un dato momento e in un dato luogo su pannelli del colore del cielo notturno in cui si stagliano, grazie alla luce che emettono, gli astri, riportati fedelmente per colore e luminosità – spiega l’autore -. Il cielo è sempre differente, la posizione relativa dei vari corpi celesti è unica e questa unicità diventa nostra se la immortaliamo, come in una fotografia: è un modo per ricordare un momento particolare o una data importante. Grazie alle effemeridi è possibile avere la posizione nel cielo degli oggetti celesti in ogni luogo e in ogni istante, da circa tremila anni fa fino a un futuro ugualmente remoto».
A partire dalle 19 del 24 agosto (i quadri sono da ammirare al buio) nove panelli saranno esposti lungo un percorso che va dalla pineta fino alla battigia della spiaggia del PuntAla Camping Resort. I visitatori potranno donare un’offerta volontaria che sarà destinata all’ospedale fiorentino oppure ordinare una loro opera, per avere sempre con sé ciò che avevano sopra la testa in un dato momento. Tutto il ricavato sarà devoluto alla fondazione Meyer.

venerdì 9 agosto 2013

Altheo "proposte": Malaze', Campi Flegrei dal 7 al 17 Settembre 2013. La terra del fuoco.



Nato da un’idea di Rosario Mattera per promuovere le bellezze e le molte proposte turistico-culturali di un’area del napoletano poco nota, Malazè è l’evento ArcheoEnoGastronomico dei Campi Flegrei.

La manifestazione si svolge tutti gli anni nelle prime settimane di settembre e si sviluppa nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto, Giugliano e una parte della città di Napoli, per mettere in mostra il meglio dei prodotti tipici di una zona poco conosciuta ma dal grande patrimonio artistico, archeologico e ambientale.


Le origini del nome “Malazzè”
di Raffaele Giamminell 

Tutti i vocabolari dialettali ignoravano il sostantivo “malazzè”.
E’ di detta origine marinara e, a quanto mi risulta, è presente soltanto a Pozzuoli, anche se le nuove generazioni ne ignorano l’etimologia.
Fino agli anni cinquanta del secolo scorso, quando ancora si respirava l’aria di antiche tradizioni, le case e i locali a piano terra del borgo marinaro, non ancora sottoposti alle radicali trasformazioni d’uso, rispondevano a precise esigenze di vita, [...] infatti erano depositi di attrezzi per la pesca e diverse abitazioni che si affacciavano direttamente sulla Darsena e verso il Porto, avevano aperture che permettevano l’ingresso delle barche.
Erano i malazzè: “magazzino-magazzeno-malazzè”.



mercoledì 7 agosto 2013

Altheo "Mostre": Caserta, Mostra d’arte contemporanea Asgard: la Città e il Sogno.







Sabato, 10 agosto 2013, alle ore 18:30, si terrà il vernissage della mostra d’arte contemporanea “ASGARD: la Città e il Sogno”, presso il Museo Civico MAGMA di Roccamonfina (Ce).
Oltre alle collezioni permanenti d’arte e design, compresa la collezione Terra di Lavoro (dedicata ai maestri storici fino ad arrivare ai giovani più interessanti del casertano), saranno visibili opere pittoriche, fotografiche, video e scultoree di Max Coppeta, Enzo Ventrone, Davide Cristofaro, Mario Cacace, Lorenzo Mastroianni (presente con il suo Blink Circus), Luciano Iannucci, Jorit Chi, Rita Canino, Tania Pennestrì, Marinella Imbalzano, Angelo De Masi, Francesco Granata, Antonio Buttitta, Marco Fattori, Viviana Pascucci e Marco Perna.

L’esposizione si dipanerà su due piani del Museo, in circa 5000 metri quadri, con storici e critici d’arte a seguire i visitatori. Gli artisti segnalati durante la mostra rientreranno nella collezione permanente MAGMA Evolution (dedicata alle nuove proposte internazionali).
Presenterà la mostra, curata ed allestita da Paolo Feroce, con il contributo della dott.ssa Annalaura Uccella, il critico d’arte Emiliano D’Angelo, mentre i saluti agli ospiti saranno del Primo cittadino della Città di Roccamonfina, la dott.ssa Maria Letizia Tari, e del Sindaco di Teano, l’Ing. Nicola di Benedetto.
Presiede la Benedizione della Mostra S. Ecc.za Mons. Felice Leonardo, Vescovo emerito di Cerreto – Telese – S.Agata de Goti alla presenza del Parroco di Roccamonfina Don Giadio De Biasio”
Il tema della mostra è nato dal Mito di Asgard, la città divina, il recinto degli Asi dove regnavano le divinità comandate da Odino. Nessun mortale poteva mettere piede nella dimora degli Dèi, potevano solo immaginare lo splendore e le ricchezze che ornavano la città. Da questo semplice concetto è nata l’idea di proporre un evento artistico che indaghi il paesaggio reale e quello immaginario e che, quindi, sia meta dell’anima, speranza di eguaglianza sociale, pervaso da visoni fantastiche che caratterizzino l’opera d’arte e identifichi i turbamenti del proprio autore – sognatore.
In pratica ciò che è stato chiesto agli “interpreti” di questa mostra è che la loro arte possa offrire al visitatore la possibilità di rivivere momenti ed atmosfere quasi cinematografiche, come nei variopinti ed onirici “Sogni” di Akira Kurosawa, nelle ossessionanti presenze di “Metropolis” di Fritz Lang, passando dagli scenari intimisti del Blade Runner di Ridley Scott per arrivare alle immagini bucolico – fantastiche di Avatar di James Cameron.
Asgard, quindi, presenterà opere che hanno un approccio problematico alla tematica del rapporto Uomo_Natura_Paesaggio_Futuro. Elementi che per il Museo MAGMA sono delle costanti nelle proprie mostre, statuto, collezioni e finalità. 

La mostra resterà aperta fino al 7 settembre 2013 e già dall’inaugurazione sarà presentata parte della nuova sezione di Geologia del Territorio, denominata GEO, diretta dal dott. Fiorentino Bevilacqua e dal geologo Giovanni Roberti, e la Green House, l’area cocktail posta internamente alla struttura, dello chef Ivan Del Vecchio.



martedì 6 agosto 2013

Altheo "news": La Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia compie 70 anni. Ecco tutti i film in Concorso.





Giunta alla sua 70esima edizione competitiva (in realtà, la Signora del cinema italiano avrebbe 81 anni), la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di venezia non punterà su grandi anteprime internazionali, traboccanti di glamour e già sintonizzate sulla prossima stagione degli Oscar: dovendo fare i conti con il Festival di Toronto, la Biennale Cinema che, quest'anno, prenderà il via il 28 agosto e si concluderà il 7 settembre, ha infatti rinunciato a titoli dati, da tempo, come sicuramente in competizione dagli addetti ai lavori, a partire da quel Dallas Buyers' Club che avrebbe potuto lanciare internazionalmente una volta per tutti, dopo la Coppa Volpi sfiorata del 2011, la carriera di un rinato Matthew McConaughey; anche August: Osage County, vetrina attoriale di gran prestigio ricavata dall'omonima piéce trionfatrice ai Tony, avrebbe riportato in laguna un'altra graditissima recente conoscenza, quel Tracy Letts che due anni fa si impresse nella memoria di moltissimi spettatore con l'adattamento del suo Killer Joe; il fedelissimo George Clooney, ospite fisso a intervallo biennale dai tempi del suo Good Night, and Good Luck, inaugurerà pure la manifestazione con l'atteso Gravity di Alfonso Cuaron, ma non c'è stato niente da fare per il concorrente annunciato The Monuments Men, suo quinto lavoro dietro la macchina da presa.
Anche sul fronte più autoriale si sono dovute ridimensionare le aspettative: quelle della fanbase di Lars von Trier, illusasi che, dopo una trentennale continuità cannense interrotta dallo scandalo della conferenza stampa di Melancholia, il loro beniamino si trasferisse in Italia per presentare il suo annunciatissimo Nymphomaniac; quelle dei (sempre meno) fedelissimi di Terrence Malick, resi forse troppo ottimisti dall'avanzato stato di post-produzione tanto di Knight of Cups quanto del secondo progetto ancora senza titolo, ma forse immemori delle scene da sagra paesana cui il precedente, magnifico To the Wonder era andato incontro e che avrebbero scoraggiato qualunque cineasta dall'idea di ripresentarsi nella fossa dei leoni; forse l'assenza più bruciante resta quella di 12 Years a Slave, opera che, complice la calorosissima accoglienza riservata allo splendido Shame due anni fa, sembrava sancire definitivamente un legame di fedeltà fra il regista Steve McQueen e il capoluogo veneto.





Posto ciò, il Festival ha tutte le carte in regola per fare una gran figura ed entusiasmare gli aficionados, i quali non faranno fatica a riscontrare nelle venti pellicole concorrenti un interessante discorso di continuità e di sperimentazione: da un lato sfilerà uno stuolo di nomi ormai istituzionali della Mostra come Philippe Garrel, Terry Gilliam e Amos Gitai, dall'altro si fa notare un meno appariscente ma succosissimo nugolo di vecchi, insperati révenants del Lido promossi finalmente al circuito maggiore come Philip Groning ed il nostro Gianfranco Rosi, senza dimenticare un paio di personalità strappate orgogliosamente alla Croisette ed al Filmpalast come il giovanissimo Xavier Dolan ed il settantenne Merzak Allouache.
E' proprio quest'ultimo, misconosciuto veterano del cinema sociale algerino, ad aprire alfabeticamente il novero dei partecipanti con il suo Es-stouh, di cui si sa ancora pochissimo, ma che sembra riallacciarsi idealmente al suo fortunatissimo esordio Omar Gatlato, istantanea cinica e inquieta della gioventù nordafricana dei tardi anni settanta che vinse il secondo premio al Festival di Mosca; Gianni Amelio, ultimo Leone d'Oro tricolore e presenza fissa della rassegna, firma la sua prima commedia, L'intrepido, un'allegorica parabola sulla disoccupazione e sul precariato modellata sul profilo del mattatore Antonio Albanese; torna, dopo l'esperimento di Attenberg e la conferma di Alpeis, la lente di ingrandimento sulla straniante, respingente e affascinante New Wave Greca, quest'anno rappresentata dall'emergente Aleksandros Avranas e dal suo Miss Violence, storia di un suicidio adolescenziale che funge da miccia per una nuova (ricordate Kynodontas?), feroce disamina della famiglia borghese; anche il Nuovissimo Continente finisce in concorso grazie all'australiano Tracks, che il poco festivaliero John Curran (Il velo dipinto, ma anche il fiacco thriller Stone) ha ricavato dall'omonimo libro di memorie di Robyn Davidson, che attraversò i deserti del mainland per 1700km in compagnia solo di un cane e di quattro cammelli e che avrà qui il volto di Mia Wasikowska, in un one-woman-show a metà fra L'inizio del cammino e Vita di Pi; Emma Dante, nome fondamentale del teatro sperimentale contemporaneo, è il secondo concorrente nostrano e promette di provocare quest'anno con il suo Via Castellana Bandiera - tragicommedia "stradale" (ma tutt'altro che on the road) tratta dal suo omonimo romanzo - la medesima sorpresa che suscitò tre anni fa l'ottimo esordio di Ascanio Celestini; Xavier Dolan, classe 1989, dopo il celebratissimo (e inevitabilmente acerbo) esordio da diciannovenne con J'ai tué ma mere, presenta Tom à la ferme, nuova (e ancora una volta) autobiografica fatica con cui torna a prendere di petto la sua giovanile, inquieta identità omosessuale facendo un ulteriore passo avanti verso il modello di riferimento Rainer Werner Fassbinder.




Dopo Non è un paese per vecchi e The Road, continuano gli adattamenti dell'opera di Cormac McCarthy, riportato a Venezia da James Franco, che mette in scena il suo vecchio Child of God, inquietante ritratto di un disadattato che, isolatosi nelle caverne del Tennessee, darà sfogo ai propri istinti antisociali trasformandosi in serial killer; Stephen Frears, dopo l'applauditissimo The Queen e un quinquennio non proprio fortunatissimo conclusosi con il flop di Una ragazza a Las Vegas, dirige Philomena, amarissimo melodramma familiare interpretato e cosceneggiato dal comico Steve Coogan, qui in coppia con Judi Dench; Philippe Garrel, vittima preferita dei fischi e dei lazzi degli spettatori lidensi, ci riprova con La jalousie, nuova, intensissima biopsia sentimentale che prosegue il discorso dei suoi capolavori J'entends plus la guitare e La naissance de l'amour e che vede ancora una volta protagonista il figlio Louis; autore di film assai interlocutori che l'hanno trasformato da campione di visionarietà a brutta copia di Tim Burton, Terry Gilliam sembra tornare a terreni che più gli competono con l'incubo burocratico-fantascientifico di The Zero Theorem, in cui un hacker memore del Jonathan Pryce di Brazil interpretato da Christoph Waltz cerca di risalire informaticamente e tecnologicamente al senso ultimo della vita umana.
Amos Gitai, per la sesta volta a Venezia, scandaglia ancora una volta la questione israelo-palestinese con Ana Arabia, mentre Jonathan Glazer, maestro del videoclip inattivo dal 2004 e autore del piccolo cult Sexy Beast, torna con uno dei film più rischiosi della selezione, il fantascientifico Under the Skin, con una diafana Scarlett Johansson nei panni di un'aliena in giro per la Scozia incaricata di procurare al pianeta madre carne umana fresca; se David Gordon Green stupisce per il brevissimo lasso di tempo intercorso fra la vittoria berlinese a febbraio con Prince Avalanche e il nuovo Joe, che sembra voler tornare alle origini malickiane della sua poetica e cancellare la lunga, tristissima parentesi alimentare cominciata da Strafumati e conclusa da Lo spaventapassere, sorprende - ma per motivi diametralmente opposti - il ritorno di Philip Groning, che dopo il sensazionale documentario Il grande silenzio (accolto euforicamente a Venezia 2005) torna alla fiction con l'altrettanto colossale (175') Die Frau des Polizistin, saggio sull'alienazione della provincia tedesca che si sofferma sulla disintegrazione dei meccanismi interpersonali fra un poliziotto frustrato e la sua famiglia; il giornalista statunitense Peter Landesman esordisce con il mosaico altmaniano di Parkland, che illustra le varie risposte alla domanda generazionale "dov'eri quando hanno sparato a JFK?" nello stesso modo in cui Emilio Estevez imbastiva le sue piccole storie attorno all'altro fratello Kennedy nel suo Bobby (in concorso a Venezia 2006).
Il concorso infrange addirittura la regola sulla presentazione in anteprima per accogliere il sommo Hayao Miyazaki, artefice di questo Kaze Tachinu che, illustrando la vita del pioniere dell'aviazione Jiro Horikoshi, rinuncia all'atmosfera fiabesca dei suoi celebrati classici senza però sacrificare i temi cardini della sua poetica (il volo, per l'appunto) e siglando un'opera che profuma di testamento artistico; nome imprescindibile del documentarismo americano, Errol Morris ripete la struttura e lo stile del suo capolavoro The Fog of War (Oscar per il miglior documentario nel 2004), lunga intervista al Segretario della Difesa Robert McNamara che oggi trova una sorta di seguito in questo The Unknown Known eche vede questa volta interpellato Donald Rumsfeld, mentre da oltreoceano si riaffaccia, dopo il passaggio non proprio memorabile del suo Meek's Cutoff nel 2010, l'ultima presenza femminile della competizione, l'indipendente Kelly Reichardt, regista del polemico dramma contestatore Night Moves, con un pugno di giovani divi ormai affermatisi (Jesse Eisenberg, Dakota Fanning e Alia Shawkat) a interpretare un terzetto di ambientalisti intenzionato a passare all'azione e a far saltare una diga; terzo, inatteso candidato italiano è Gianfranco Rosi, che con il notevolissimo Below Sea Level (Premio OrizzontiDoc a Venezia 2008) e il terrificante El Sicario Room 164 riportò la nostra non-fiction all'attenzione internazionale e che oggi continua il suo percorso con Sacro GRA, dove il deserto californiano e i sordidi motel sono sostituiti dal nostro Grande Raccordo Anulare, costellato di piccoli personaggi e momenti non meno surreali e toccanti di quelli del suo primo lungometraggio; chiude il concorso l'unico - Amelio a parte - passato vincitore del Leone d'Oro, nome di punta della New Wave Taiwanese che tenterà con il lungo Jiaoyou di replicare i fasti del suo scandaloso Vive l'amour.




Altheo "incontri di viaggio". Massimo Veccia.








Non è importante come si "arriva" a conoscere una persona,  ma perchè si "arriva" a conoscere una persona.
Chilometri che scorrono lenti, intensi, unici, sino ad una via nel centro di Frosinone, città dalle mille risorse a dalle piccole volontà, non certo dei cittadini, ma da quelle persone che dei cittadini si dovrebbero occupare, quasi coccolare.
Il mio arrivo è stato "una bella storia", di quelle che si leggono dopo la merenda e prima della nanna. Quelle storie che spaziano da un taglio di capelli alla calabrese ad un racconto molto triste del 1994 nel cuore del Continente Nero. La cultura non ha frontiere e l'arte dell'ascoltare non solo le passa, le frontiere, ma le distrugge. Una stretta di mano forte decisa, un cellulare che suona come un citofono alla domenica mattina per i testimoni di geova, un amore per i Beatles e per il culatello. Spaziare, appunto.
Preparo la telecamerina e mi preparo a conoscere una persona che ho semplicemente voglia di conoscere, voglio essere incalzante come un vero giornalista, un rompicoglioni come un dipendente di equitalia, perchè alla fine la persona che ho davanti non è un cervello in fuga, ma un cervello che viaggia.



Massimo Veccia, cinquant’anni, Romano di nascita, Newyorkese d’adozione.
E’ la descrizione più calzante ad un uomo che, dopo aver girato il Mondo sulle note di un pentagramma (ha suonato per oltre 15 anni nei migliori e peggiori locali d’Europa, sulle navi da Crociera, sull’Orient Express in occasione del suo viaggio inaugurale) ha deciso di dedicare la sua vita alla diffusione della Lingua e della Cultura Italiana.
La scomparsa prematura del padre e la consapevolezza che aveva raggiunto il massimo nella sua "prima professione", lo portarono a riflettere sul fatto che una fase della sua vita si stava concludendo!
Decise quindi di seguire le orme dei genitori che, per oltre un trentennio, avevano lavorato nel mondo della Scuola Privata e dell’insegnamento delle lingue.
Nel febbraio del 2010 nasce a Manhattan “Learn Italy New York” e subito dopo, Massimo ne apre una seconda sempre nella Grande Mela, in Upper West Side, una a Miami e una in New Jersey.
Alla fine del 2012 decolla definitivamente Learn Italy Group, un network che accoglie, sotto il proprio Marchio, Scuole ed Organizzazioni di tutto il Mondo (Il Network conta oggi 18 Centri affiliati) in cui si insegna la lingua Italiana a Stranieri ma, soprattutto, si trasmette l’Amore per l’Italia attraverso l’Arte, la Musica, la Cucina.





Si ringrazia: Cinzia Polselli



domenica 4 agosto 2013

Altheo "visioni musicali": Goat - World Music di Giammarco Pizzutelli






Goat - World Music di Giammarco Pizzutelli








L’ipnotismo tribale di "World Music” rispecchia in pieno l’atmosfera del paesino di provenienza dell’oscuro collettivo svedese. Korpolombolo è un puntino geografico nel nord-est della Svezia più inabitata, un baluardo del culto voodoo sopravvissuto alle vessazioni crociate durante i secoli bui della Chiesa, dove una sparuta tribù di sciamani ancora pratica arti oscure e alleva renne. Una macchia di terra che interrompe una sconfinata foresta: cupa, tenebrosa, avvolgente, come la loro musica.






Dei Goat si sa così poco che non ci è neppure dato sapere da quanti membri sia, effettivamente, composto il gruppo; c’è chi dice cinque, chi dice tre, c’è chi parla di una line up in continua evoluzione, sicuramente possiamo affermare che un indeterminato numero di musicisti svedesi ci ha dato la possibilità di ascoltare qualcosa di nuovo.
Il nome del disco, fondamentalmente, è una furbata: fa passare inosservate le congas incessanti della sfrenata danza di Run To Your Mama, preannuncia la loro teatralità tribale, conferisce un alone mistico a quei 37 minuti di pura frenesia, che nient’altro sono che una geniale opera rock.


La prorompente voce della cantante, squarcia gli “wah” che aprono Goatman e che la legano alla strepitosa Goathead: una fuga soffocante tra le articolatissime trame della foresta della loro musica, che sfocia, all’improvviso, in un arpeggio etereo che libra alto, lasciandosi alle spalle tutte le distorsioni, le convulse percussioni, gli assoli acidi e deliranti che hanno attanagliato per più di 3 minuti le orecchie dell’ascoltatore.


Ciò che fa di questo disco un piccolo capolavoro è la capacità di sorprendere e l’irresistibile ritmica, elementi che si palesano da questo punto dell’ascolto in poi: prima con Disco Fever ed i suoi toni inaspettatamente surf, poi con la poliglotta, nevrotica, multiculturale Golden Dawn, che si apre, esplodendo, dopo poche parole, quasi sussurrate, che hanno il sapore di una sorta di rivelazione onirica, impregnate di un alone di magia ancestrale.
Let It Bleed, in 4 minuti tra voce, un giro di chitarra molto orecchiabile ed una tromba acidissima si contrappone allo spiazzante e quasi religioso folk di Goatlord, che va a formare, insieme a Det Som Aldrig Forandras, l’unica suite del disco.
Tra cornamuse, bonghi e lievi accenni di chitarra distorta, i quasi 8 minuti di questa nona ed ultima traccia riportano l’ascoltatore alle atmosfere orientali (oltre che ai riff) di Diarabi, la prima traccia dell’album.
E così il cerchio si chiude, ma, fidatevi, si riapre altrettanto facilmente: sono rarissimi i casi in cui non si decida di concedersi un secondo ascolto: ormai si è stregati dall’ipnotica magia voodoo di questi riservati, brillanti, sfacciati Goat.


Giammarco Pizzutelli


sabato 3 agosto 2013

Altheo "News": Ceccano (FR). La città aderisce alla campagna contro la violenza sulle donne.


Altheo Magazine e Scientia Antiquitatis Magazine, da sempre e per sempre, darà spazio alle iniziative contro la violenza sulle donne.





Sulla scia del progetto pilota del Sindaco di Torino, Piero Fassino, il sindaco Manuel Maliziola e l'Amministrazione Comunale di Ceccano hanno deciso di aderire alla campagna "365 giorni NO alla violenza contro le donne", su prezioso suggerimento dell'associazione "Il Centro del Fiume".
 Il primo cittadino, proprio in considerazione del dilagante fenomeno che sta interessando anche i centri minori della nostra provincia, vuole farsi portavoce della battaglia in favore dei diritti delle donne, del ruolo fondamentale che le stesse svolgono nell'ambito delle società come madri, mogli, lavoratrici e soprattutto come portatrici di diritti e meritevoli di rispetto e di giusta considerazione.
 Infatti, tale fenomeno ha subito un notevole incremento soprattutto nei casi di violenza tra le mura domestiche e nei confronti di giovani donne. 
"Spesso questi episodi hanno epiloghi tragici soprattutto laddove la vittima non trova il coraggio o non ha possibilità di denunciare. Pertanto - dice il sindaco Maliziola - è necessario dare un supporto adeguato alle vittime".


Si ringrazia Qui Sette.


venerdì 2 agosto 2013

Altheo "incontri": testimonianza per Davide Leoni.




Secondo la tradizione neoplatonica, l’occhio è considerato e definito “l’occhio dell’anima”. In questo contesto, sulla simultaneità della visione, attraverso temi intersecanti, Davide Leoni persegue il suo sguardo interiore nel processo della realtà. Una tematica intimistica fuori dalle regole e dalle consuetudini. Certamente desueta non per eccesso o ritrosia d’indipendenza, piuttosto per fede calvinista al proprio vedere e al suo immaginario. Ogni soggetto di Leoni, ricco di linguaggio tecnico e materico e nello stesso tempo composito, si distingue in modo del tutto personale. Davide si propone in questo modo; Ricomporre e riordinare una realtà rarefatta e confusa in un ordine visivo interiorizzato. Le composizioni, le varie tematiche si fondono per citazioni e suggerimenti. La realtà viene riscattata in uno spazio interiore e si estende nella fantasia. Sono valicati i confini del visibile per raggiungere quelli del percettibile. La lettura è sovente accompagnata, resa fruibile da indicazioni e citazioni per renderla adesiva e convincente. Questo interloquio rappresenta quasi una norma nella attualità espressiva. Un filo corrente, perseguito e raccolto in ogni opera di Leoni, determina quasi sempre un motivo di riflessione profonda; e nonostante la sua espressività tenda ad interiorizzarsi, riesce comunque a comunicare un indirizzo, un percorso, un raggiungimento. L’opera comunica, ti fa riflettere e nel contempo ti eccita per la sua originalità. Si evidenziano note di contemporaneità se non altro per il loro indirizzo concettuale che tramuta la realtà in un’idea, in una concezione. Leoni non tende ad esibirsi ma spiega la sua visione, conferendo uno status ad un caos del mondo e dell’universo altrimenti destinato alla dimenticanza e alla dissolvenza. Certamente esiste un disagio, anche il disagio della contemporaneità, ma la compiutezza del suo pensiero espressivo va oltre l’attualità e si definisce nella sua modernità: quella modernità che fa l’arte di ogni tempo, sicura, definita, compiuta. Dico che Leoni è ricco di sentimento e di quella fede di natura religiosa che la rende attendibile per il suo significato profondamente intimistico. Sensibile a quello spazio interiore che non ha mai tradito e dimenticato.

Franco Fiorucci 

Altheo "proposte": Franco Bastianelli e Giuliano Cardellini. Il canto del Cigno.


Il Canto del Cigno.
Dal 3 al 18 agosto 2013 tutti i giorni dalle 17 alle 20 Casale Raccosta a casette d'Ete di S. Elpidio a mare (FM) via Raccosta. 





L'uno scultore, l'altro poeta, due esperienze, una sola espressione artistica.





Il linguaggio dell’arte come riflessione sulla realtà che l’uomo abita, sulla natura che l’uomo soffoca. Una riflessione  sull’ inquinamento che distrugge la vita sulla terra, “Il canto del cigno” come metafora del disagio di una umanità che smarrisce se tessa.  
 Franco Bastianelli e Giuliano Cardellini, l’uno scultore, l’altro poeta, affidano la loro espressione artistica ad un’opera che nasce  tra “prosa” e poesia. 
Un lavoro  che ha origine dal background dell’ artista degli smalti e dai colori luminosi che hanno popolato la galleria dei suoi lavori, insieme ai versi di una poesia “scritta sull’acqua” che diviene emblema di un (ir)recuperabile destino.





Nel 2012 il primo incontro artistico a Cervia, quando lo scultore Franco Bastianelli espone proprie Opere presso i Magazzini del Sale in una personale dal titolo “Una fune sopra l’abisso” e Giuliano Cardellini recita proprie poesie al microfono accompagnato da musica in una performance all’interno della Mostra, ideata congiuntamente da Bastianelli e dal poeta stesso.
Nel gennaio del 2013 durante una comune visita alla Fiera Internazionale di Arte Contemporanea di Bologna nasce l’idea di un sodalizio artistico per realizzare Installazioni in cui scultura e poesia si fondessero in un unico messaggio. Iscrizione e partecipazione al Premio Celeste con l’Opera “Il canto del cigno” e messa on line della stessa per la 1° volta.