domenica 8 dicembre 2013

Altheo "Spot": Marylin Monroe per Chanel N.5.





Un ritorno al passato per Chanel che nella prossima campagna del profumo icona della maison,Chanel N° 5, farà rivivere Marylin Monroe. L’indiscrezione, raccolta dall’edizione inglese di Cosmopolitan, sarà confermata con il lancio, previsto a dicembre. La diva, che divenne testimonial inconsapevole della fragranza, tornerà sulle pagine dei media e in video nello scatto che realizzò Ed Feingersh nel 1955, ritraendola mentre abbracciava una boccetta del suo profumo preferito. Le sue parole e la confessione di indossare solo due gocce del profumo per andare a letto, saranno la chicca che completerà la campagna.
Chanel rompe ancora una volta gli schemi per quello è che la sua icona nell’ambito della profumeria. Lo scorso anno era toccato a Brad Pitt, primo testimonial maschile del profumo: questa volta è la diva per eccellenza a rappresentare il mondo di Chanel N°5 in una campagna all’insegna del passato.


Il tempo non ha scalfito il fascino e il glamour di Marylin Monroe che rimane a distanza di anni dalla sua scomparsa un’icona di bellezza come poche al mondo. La sua carriera, le sue parole, i suoi tormenti l’hanno eletta una delle dive in assoluto del mondo del cinema. Le maison di moda spesso le dedicano pezzi delle loro collezioni , in onore di uno stile che ha segnato la storia del costume. Con la nuova campagna Chanel rende ufficiale quel rapporto speciale che ha legato per anni il profumo all’attrice.
Nel 1960, Marylin venne intervistata da Georges Belmont, caporedattore di Marie-Claire. Nel corso della conversazione, la diva confessa di ricevere spesso domande molto personali: “Per esempio: ‘Cosa indossa per andare a letto? Un pigiama? La parte sotto del pigiama? Una camicia da notte?’ Allora rispondo ‘Chanel N.5′, perché è la verità! Capisce, non voglio dire ‘nuda’. Ma è la verità“.
La maison è riuscita a trovare negli archivi delle star, il materiale audio originale dell’intervista: un’occasione imperdibile per sancire ufficialmente il rapporto unico tra l’attrice e il profumo della maison.
La registrazione e la foto del 1955 saranno il cuore della campagna, che porterà Marylin Monroe sui media di tutto il mondo, a celebrare una diva indimenticabile e il suo profumo preferito, Chanel N°5.



Altheo "Visioni musicali" di Giammarco Pizzutelli.Youth Lagoon – The Year Of Hibernation / Wondrous Bughouse







Visioni musicali di Giammarco Pizzutelli






Trevor Powers, nato californiano, cresciuto nell’ Idaho, è il nome che si nasconde dietro lo pseudonimo di Youth Lagoon: un compositore polistrumentista in attività dal 2010.
Quella di Youth Lagoon è una musica (prima di ogni altra, superflua, etichetta) introspettiva.

The Year Of Hibernation (Fat Possum, 2011) è un coro di voci rarefatte ed eteree, una sofferenza contenuta in quattro mura, tenuta a bada da un sogno sbiadito tendente allaWille zur Macht che si rispecchia in tracce come Afternoon e Montana, fatte di crescendo e ritmiche incalzanti, memori di echi sicuramente post-rock.
L’ intero album-debutto del giovanissimo compositore è un urlo a denti stretti, carico di rabbia ed aspettativa, un continuo contrastarsi tra gioia e dolore all’interno degli stessi brani: melodiche, rilassanti, nenie incontrano spensierate ritmiche pop in un abbraccio che si fonde in bellissimi riff dai toni prettamente lo-fi.

La voce campionata di Powers fa da collante, tiene insieme, grazie alla sua costante atmosfera eterea, tutti i pezzi (o quasi) che formano il finemente tessuto arazzo di The Year Of Hibernation.
Tracce come Cannons e 17 sono esemplari perfetti di un lo-fi elettronico, curato nei minimi dettagli nella sua semplicità, risultando in sbarazzine, orecchiabilissime melodie che si sono immeritatamente guadagnate l’etichetta di “dream-pop” , oltre alla spregiudicata accusa di “suscitare emozioni facili”.
In Daydream, invece, tutte le interessantissime idee di Powers si fondono senza portare da nessuna parte, dando vita ad una sterile, se pur piacevole, confusione.

In conclusione The Year Of Hibernation è un disco che risulta in qualche modo innovativo e, senza atteggiarsi a tale, si prende tutti i meriti di un concept. Il giro di Cannons che si ripresenta per tutta la durata del disco (spesso in modo talmente sottile da sembrare estraneo, diegetico), è tutt’altro che mancanza di inventiva o, in ogni modo, specchio della più elementare banalità, bensì una trovata studiata per mantenere viva e costante l’atmosfera che caratterizza i soli 35 minuti dell’album.

E’ doveroso aggiungere, inoltre, che in un lavoro di 35 minuti, totalmente privo di suites e composto di sole 8 tracce, per peccare di banalità bisognerebbe davvero sfiorare la composizione mononota.
The Year Of Hibernation è un disco da sentire tutto d’un fiato, scorrevole, piacevole, forma un delizioso cerchio armonico che si insinua dolcemente nelle orecchie dell’ascoltatore, incantandolo. 
Passano 2 anni, ma Trevor Powers non dimentica le accuse di monotonia e banalità, quindi mette altra carne sulla brace, troppa.

Wondrous Bughouse (Fat Possum, 2013) si apre con la distortissima e tutt’altro che musicale Trough Mind And Back: un accozzaglia di rumori che si trascina a fatica per più di due minuti, risultando più che altro fastidiosa.
Gia da Mute (la seconda traccia) possiamo renderci conto dei cambiamenti apportati da Powers. La batteria sostituisce la drum machine, la voce si fa meno rarefatta, l’atmosfera non è uniforme. Anche all’interno degli stessi brani, i cambi repentini di sonorità fanno sì che non si crei quell’alone inconfondibilmente affascinante, capace di stregarci come soloThe Year Of Hibernation riusciva.
Durante il resto dell’album i suoni, spesso “delayati“, si intrecciano in vorticose spirali ipnotiche, catturando l’ascoltatore per tutta la durata del disco e lo portano in meticolose articolazioni che, come tentacoli, lo rapiscono e lo avvolgono in un tappeto di dettagliatissime accortezze elettroniche.
Queste accortezze sono costituite da studiati rumori che si legano alla perfezione alle note e alla ritmica all’interno dei brani, rendendo spesso difficile esularli dal contesto sonoro: ne diventano parte integrante e fondamentale, scandendo, a volte, cambi di tempo e inizi di battuta.
The Bath, per prima, si fa portatrice degli echi del precedente lavoro, risultando poco omogenea rispetto a quanto ascoltato fino a questo punto. Lenta, sfuma poi in un incalzante crescendo solo per ricadere nell’ipnotica cantilena di Pelican Man.
Dropla si apre con un carillon dolcissimo, procede a rilento tra la batteria costante e la voce, dal sapore etereo ed immortale, quasi a sottolineare ogni singola parola della frase “you’ll never die” che si ripete per quasi tutta la durata del brano.
Da questo punto in poi, Wondrous Bughouse diventa una lenta discesa ipnotica fatta dininnananne lo-fi e ballate introspettive, sfociando in qualcosa di molto simile ad uncantautorato elettronico.

L’album è sicuramente ricco di estro, di idee, di innovazioni e risulta, tutto sommato, piacevole, anche se a tratti indigesto. Le accortezze sonore non riescono a coprire spesso ovvie forzature musicali, facilmente evitabili. Youth Lagoon è passato in troppo poco tempo da un suono omogeneo e concreto ad un variegato di idee che non legano bene tra di loro, risultando spesso in sconclusionate cantilene prive di un impronta vera e propria. La narrazione del disco viene assorbita dalla miriade di rumori ed effetti, rimanendo, in fin dei conti, privo di personalità.
Giammarco Pizzutelli


sabato 7 dicembre 2013

Altheo "Mostre": Milano, Fabbrica del Vapore. Van Gogh Alive, the experience.


Milano Fabbrica del Vapore : Fino al  9 marzo 2014.




Un nuovo modo di vivere e conoscere l’arte: affascinante ed educativo. Van Gogh Alive, realizzata in coproduzione con il Comune di Milano, è un’esperienza multimediale per tutta la famiglia. I capolavori di Van Gogh prendono vita, in una vibrante sinfonia di luci, colori e suoni.
Oltre 3000 immagini proiettate in altissima definizione grazie all’innovativo sistema SENSORY 4 comporranno uno straordinario museo impossibile e offriranno un viaggio attraverso l’universo creativo e visionario dell’artista: dagli intensi cromatismi, alla tumultuosa vicenda esistenziale. Dagli esordi nei Paesi Bassi, alla Parigi degli Impressionisti, fino alla permanenza ad Arles, Saint Rémy e Auver-sur-Oise, dove ha dipinto molti dei suoi intramontabili capolavori: il percorso attraverso la pittura di Van Gogh sarà arricchito dalla proiezione dei suoi schizzi, che permetteranno al pubblico di conoscere la genesi creativa dei quadri, e di alcuni brani tratti dalle lettere in grado di offrire uno spaccato della vita dell’artista, delle sue idee e del suo tormento interiore.



L’alta definizione delle immagini consentirà inoltre, una visione inedita e ravvicinata dei dettagli delle opere , della straordinaria tecnica del maestro del colore olandese. 


Alla mostra sarà affiancato il Van Gogh Lab, una programmazione culturale, di studio e di workshop rivolta a scuole, istituti artistici, accademie d’arte, con laboratori intorno alla figura dell’artista, all’uso del colore nella progettazione e al rapporto tra musica e arti visive.




venerdì 6 dicembre 2013

Altheo "Incontri di viaggio": Roberta Ferrari.



Ho sempre pensato che la vita è fatta d'incontri, quanti ne ho fatti e quanti ancora ne farò nel breve tempo della vita.

Roberta Ferrari è un incontro che lascia il segno.

Un mix tra forza e dolcezza che affascina non solo il sottoscritto, ma tutte quelle persone che credono nell'’importanza di realizzare ciò che realmente piace raccogliendo informazioni da qualsiasi fonte e dimostrarsi disponibili e aperti nei confronti della realtà che ci circonda.
Senza cazzate e frasi fatte.
Io non sono un critico e mai lo sarò, io sono un inviato e sempre lo sarò.



Si dice che in certi quadri, nei loro protagonisti, ci si riesca ad immedesimare talmente bene che sembra di condividere i loro problemi, provare le loro sensazioni, vivere le loro emozioni. Non ci ho mai creduto, non mi è mai capitato. 

Per me un dipinto deve essere una via di fuga, una scappatoia dalla monotonia quotidiana, ma pur sempre con un occhio alla realtà in modo tale che sia sempre in grado di apprezzare totalmente una pennellata e al contempo di parlarne con gli amici come se fosse un romanzo. 
I quadri di Roberta per me sono dei romanzi.
Riflettiamoci su: è stupendo leggere di avventure estreme, azioni eroiche (stiamo appunto parlando di romanzi) e gesta epiche, ma quanti vorrebbero realmente trovarsi al posto dei protagonisti? E’ stupendo osservare (considerando una visione più dotta) dei problemi sociali di certe subculture o delle avversità quotidiane che diventano spunto di introspezione filosofica, ma quanti realmente vorrebbero essere gli angosciati creatori delle impalcature cerebrali che spesso si autoalimentano per quella sorta di algofilia artistica con cui gli artisti (certi) tendono ad auto escludersi dalla realtà e dai problemi quotidiani da cui traggono spunto? 
O ancora, per tornare ad un ambito più consono a Roberta, quanti vorrebbero realmente essere i testimoni di una società in rovina la cui sublimazione è la creazione di uomini artificiali più autentici ed umani di quelli veri? Quanti vorrebbero scoprirsi disumani? No, non mi è mai capitato di immedesimarmi nel protagonista di un romanzo o addirittura immedesimarmi (come corpo e non come mente) in un dipinto e ritengo anche che oltre certi limiti sia impossibile per chiunque. 
Però mi è capitato il contrario, l’esatto opposto: la disimmedesimazione (ma non credo che esista il termine), la astrazione come forma di repulsione da quanto viene dipinto, da quanto viene raccontato. Perchè i dipinti di Roberta sono veri...troppo veri, belli...troppo belli.

Roberta per il sottoscritto, è una presenza forte, sempre presente che mi ha affascinato dal primo momento che ci siamo "incontrati" durante una collettiva a Bologna.
I suoi dipinti gli ho sempre chiamati "pugni" e la sua presenza l'ho sempre chiamata "tenerezza".
Appunto, un mix tra forza e dolcezza che non affascina solo me...





Video tratto da "Il Paese dei Balocchi": Robera Ferrari durante la sua personale: "Decostituzione italiana, impatto mediatico" alla Galleria "La Piccola" a Bologna.




Altheo "I capolavori del design": "Arco" di Achille Castiglioni

I capolavori del design in collaborazione con:


Arco di Achille Castiglioni. 1962.



Un'intuizione a dir poco geniale quella dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni.
Un progetto a prima vista molto semplice, ma che con le sue caratteristiche tecniche e con il suo innovativo design -tutt'oggi ancora molto in voga-, ha conquistato proprio tutti: dal pubblico più semplice, agli architetti più esigenti.
Il disegno progettuale nasce nel 1962 per mano dei due sopracitati architetti e designers italiani che ne affidano la produzione alla neonata azienda Flos (fondata anch'essa nel 1962 a Merano -BZ- e destinata a diventare leader nel settore dell’illuminazione d’arredo di qualità) con l'obiettivo di creare un punto luce diretto su un tavolo senza essere vincolati al soffitto.
Questa meravigliosa lampada da terra è costituita alla base da un parallelepipedo di marmo bianco del peso di 65 kg, smussato ai quattro lati e forato nel centro, per consentirne stabilità (permette l'ancoraggio dell'arco in acciaio vero e proprio) e manegevolezza (può essere spostata e trasportata inserendovi un manico di scopa).





Dalla base in marmo, si sviluppa un arco a tre settori in acciao inossidabile satinato dalla sezione a 'u', che consentono, scorrendo l'uno dentro l'altro, l'avanzamento telescopico del paralume a forma di cupola e il passaggio nascosto del filo elettrico.
La cupola terminale è formata da due parti: una fissa forata con portalampada e agganciata alla parte terminale dell'arco; un'altra mobile, una sorta di anello in alluminio movibile, in modo da poter essere regolato in base alle altezze delle tre sezioni.           

La lampada da terra "Arco" gode di un' eterna longevità. Il progetto originario del 1962, affidato alla Flos, non ha mai subito variazioni se non per gli ammodernamenti elettrici.
Il successo è confermato dai migliaia di esemplari venduti, in Italia e all'estero, e dalle svariate copie riprodotte, che hanno costretto l'azienda ad imporre, nel 2007, il copyright, a tutela di questo perfetto oggetto di design.

Dott. Antonio Del Corso






mercoledì 30 ottobre 2013

Altheo "Mostre": Sainte Chapelle. Mostra/opera collettiva, un progetto di Federico Cozzucoli.


Sainte Chapelle: mostra/opera collettiva. 9-16 Novembre 2013
Un progetto di Federico Cozzucoli.




La Rassegna d'Arte Contemporanea "Gesto Segno Disegno", sabato 9 novembre alle ore 18, presso l'Ex Montegranatico di Donori presenta l'opera "Sainte Chapelle".
 L'artista Federico Cozzucoli, dal 1 Settembre ha messo a disposizione, la sua opera dal titolo "Sainte Chapelle", sintesi e geometrizzazione rappresentativa (in forma di: vetrata gotica digitalizzata e video) della realtà socio politica dopo l’11 settembre 2001, chiedendo di collaborare alla stesura di più opere correlate, tramite un workshop online il cui regolamento è scaricabile dal sito www.federicocozzucoli.net.
 L'opera iniziale è stata esposta alla MEM Mediateca del Mediterraneo di Cagliari in occasione della 9edizione della Giornata del Contemporaneo promossa dalla AMACI Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea, adesso arriva a Donori con nuovi contributi artistici provenienti dalla Sardegna, dall'Italia e dall'estero: Siria, Stati Uniti, Germania, Spagna, Inghilterra, Biellorussia... Un vero metling pot artistico di:
Monica Scidurlo, Alessandro Pili, Fabiana Collotto, Tiziana Befani, Sara Montani, Simona Sarti, Matteo Campulla, Violeta Vollmer, Rossana Piras, Francesca Ore, Antonella Albani, Alessandro Severin, Angela Impagliazzo, Marco Tullio Dentale, Serena Damiani, Artekreativa, Gisella Pasquali, Huda Takriti, Elisa Sassera, Annalisa Parisii, Maria Cecilia Bossi, Emanuela Melis, Giovanna Madau, Maura Argiolas, Alfonso Lentini, Lidia Scaravaglio, Massimo Caria, Rozita Fogelman, TAD [Tech+Art+Design], Alessandra Loi, Ina Mindiuz, Sonja Benskin Mesher, Maria Cassatas Tufano, Fiuto, Domenico Severino, Roberto Scala, Fabio Speciale, Gloria Keller, Patrizia Nicolini, Daniela Spoto, Chicco Sabbatella, Gianni Polinas.... l'elenco verrà aggiornato online in tempo reale.

Sabato 9 novembre alle ore 18 verrà presentato lo stato dell'opera un'installazione composta di un'opera digitale intitolata "Vetrata" e l'opera correlata "Vetrata 2" risultato dei contributi in progess del workshop, oltre al video "Sainte Chapelle".

Sabato 16 novembre alle ore 18 verranno mostrate le modifiche e gli incrementi della "Vetrata 2" e il video "Pandora" con nuovi contributi, rispetto alla versione presentata alla MEM il 19 ottobre, anch'essi frutto del workshop online. Il video sarà sonorizzato dal vivo da Roberto Follesa e Filippo Mereu.
In seguito la mostra si sposterà all'Agorà multimediale di Ghilarza.
Il progetto è realizzato in collaborazione con la MEM Mediateca del Mediterraneo di Cagliari e la Galleria Gallarati di Roma, con il patrocino del Comune di Cagliari Assessorato alla Cultura, del Comune di Donori, del Comune di Ghilarza, della Provincia di Oristano.

La mostra sarà accompagnata dal testo critico di Simona Campus, che sottolinea: «L’operazione artistica prende avvio dalle immagini elaborate da Cozzucoli negli anni successivi ai fatti dell’11 settembre e composte virtualmente in forma di vetrata gotica, immagini che chiamano a riflettere sugli equilibri fragili del nostro pianeta, talvolta drammaticamente precari, come ancora in questi giorni di tensione. Nell’universale cappella laica del world wide web, tutte le riflessioni possono essere accolte: immagini nuove, contributo di altre intelligenze e talenti, determineranno modificazioni, alterazioni, contaminazioni. Adottando il metodo relazionale, Cozzucoli intende recuperare la dimensione sociale dell’arte e al contempo affrontare alcuni nodi cruciali dell’estetica contemporanea, relativi all’autorialità e alla fruizione».



Altheo "penisola Italia": Sostieni la libreria più antica d'Italia regalandoti un libro.


Già a rischio qualche anno fa per i troppo elevati canoni di affitto, la libreria Bocca sembra ora vicina ad essere una delle prossime vittime della crisi economica di questo periodo.




Milano: a rischio chiusura la libreria Bocca, la più antica d’Italia
La drammatica richiesta di aiuto campeggia sulla vetrina della storica bottega
“La crisi rischia di farci chiudere. Sostieni la libreria più antica d’Italia regalandoti un libro”. Questa la scritta che da giorni campeggia sulla vetrina della libreria Bocca, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Una frase che è molto di più dello slogan pubblicitario per il lancio di una campagna di sconti messa in piedi per tentare di limitare gli effetti della crisi. 
Quella che sta vivendo la più antica bottega libraria del nostro paese (è stata fondata nel 1775 da una famiglia astignana e, quando era anche casa editrice, ha pubblicato per prima in italiano “Le mie prigioni” di Silvio Pellico e “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud) è infatti una situazione piuttosto drammatica. E che, purtroppo, sembra ben lontana da una felice soluzione. Già a rischio qualche anno fa per i troppo elevati canoni di affitto, la libreria Bocca – che annovera tra i vari riconoscimenti il titolo di “Locale storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali”, la medaglia d’oro della Camera di Commercio di Milano, la qualifica di “Bottega storica” de Comune di Milano) – sembra ora vicina ad essere una delle prossime vittime della crisi economica di questo periodo.
“Ci scambiano per un museo e contrattano sul prezzo dei libri” dice Giorgio Lodetti, l'attuale proprietario, che aggiunge:  “Gli incassi degli ultimi mesi sono stati pessimi, in estate abbiamo appena superato i 1.000 euro. Così non possiamo andare avanti. Ci hanno dato lo status di locale storico: se lo siamo davvero, ci diano una mano”. Ed una mano la libreria Bocca la merita, soprattutto in quanto simbolo di un patrimonio culturale e letterario che non può e non deve essere dimenticato. Neanche a causa della crisi.
“La crisi rischia di farci chiudere. Sostieni la libreria più antica d’Italia regalandoti un libro”. Questa la scritta che da giorni campeggia sulla vetrina della libreria Bocca, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Una frase che è molto di più dello slogan pubblicitario per il lancio di una campagna di sconti messa in piedi per tentare di limitare gli effetti della crisi. 
Quella che sta vivendo la più antica bottega libraria del nostro paese (è stata fondata nel 1775 da una famiglia astignana e, quando era anche casa editrice, ha pubblicato per prima in italiano “Le mie prigioni” di Silvio Pellico e “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud) è infatti una situazione piuttosto drammatica. 
E che, purtroppo, sembra ben lontana da una felice soluzione. 
Già a rischio qualche anno fa per i troppo elevati canoni di affitto, la libreria Bocca,  che annovera tra i vari riconoscimenti il titolo di “Locale storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali”, la medaglia d’oro della Camera di Commercio di Milano, la qualifica di “Bottega storica” de Comune di Milano), sembra ora vicina ad essere una delle prossime vittime della crisi economica di questo periodo.
“Ci scambiano per un museo e contrattano sul prezzo dei libri” dice Giorgio Lodetti, l'attuale proprietario, che aggiunge:  “Gli incassi degli ultimi mesi sono stati pessimi, in estate abbiamo appena superato i 1.000 euro. Così non possiamo andare avanti. 
Ci hanno dato lo status di locale storico: se lo siamo davvero, ci diano una mano”.
Ed una mano la libreria Bocca la merita, soprattutto in quanto simbolo di un patrimonio culturale e letterario che non può e non deve essere dimenticato. Neanche a causa della crisi.




Altheo "Mostre": Auto frantumate come forma d'arte, in mostra a Tel Aviv.


Per Ron Arad il metallo contorto è collezione di fiori appassiti.





Trent'anni di lavoro con il metallo dietro all'ultima mostra ''In Reverse'', con cui l'israeliano Ron Arad celebra l'arte e la bellezza del metallo d'auto frantumato. Nell'inedita installazione l'artista colleziona sei Fiat 500 frantumate sotto la pressa per formare un ideale collage che propone come fiori appassiti. Aperta fino al 19 ottobre al Design Museo Holon, nell'omonima area cittadina a ridosso di Tel Aviv, in Israele, la mostra vuol rappresentare un'interpretazione inedita dell'auto come forma d'arte, lontana dalla retrospettiva convenzionale. 
Nelle sale della mostra ogni auto è fissata al muro ''schiacciata per somigliare all'incidente di un cartone animato o al disegno del bambino, privo di effetto tridimensionale''. Israeliano di nascita e londinese nel percorso d'arte, Ron Arad si è fatto notare per opere entrate nel vissuto quotidiano, come la 'Rover Chair', poltrona ricavata da un sedile d'auto su struttura in tubolare d'acciaio, e per la famosa libreria a serpente 'Bookworm Bookshelf' prodotta dalla Kartell.





Nelle opere di Ron Arad domina l'elemento acciaio, in lamiera elastica oppure in tubi, materiali comuni nella costruzione dell'auto. E non è casuale che l'acciaio sia un elemento dominante nella struttura del museo scelto per la mostra. Il Design Museo Holon è conosciuto per le volute in rosso ruggine e la facciata in acciaio cor-ten, particolare materiale in acciaio autoprotetto dalla corrosione. L'estro di Ron Arad si esprime su opere straziate dalla pressa, affiancate da simulazioni digitali del processo di frantumazione. Una ricerca d'arte in cui l'auto, parte integrante del nostro vissuto quotidiano e oggetto funzionale per eccellenza, è disintegrata perché sia spogliata di ogni firma di utilizzo o funzione. Una fabbrica in senso inverso, legata alla memoria dell'infanzia di Ron Arad segnata dall'amata Fiat Topolino Giardinetta di famiglia. Un'altra dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto l'auto sia protagonista della nostra vita, persino dell'arte.





Altheo "penisola Italia": In Carcere. Vittime e colpevoli in scena.


Succede al “Lorusso e Cutugno” di Torino: sul palco, autori di reato a confronto con cittadini che, invece, i reati li hanno subiti. E il dialogo apre prospettive di riconciliazione.




Un uomo e una donna, l’uno di fronte all’altra. Una platea attenta e silenziosa. Roberto dice di avere fatto un po’ di ’68 a Genova, Paola che è stata femminista, bellissimi anni a Torino. Lui racconta il suo “battesimo”: 24 anni, studente di ingegneria, famiglia borghese, un magazzino da “svuotare”. Bottino: 17 milioni. Un sacco di soldi per un ragazzo anni Settanta: «Cinque li ho investiti subito in una Porsche». E non è più finita. Rapine rocambolesche, spaccio («hashish» precisa). «Ho vissuto come un miliardario senza esserlo». 
Lei dice di quella bicicletta negata da un padre ansioso e autoritario: «Grande, bianca: regalo del mio primo amore. Simbolo della mia libertà». Quando gliel’hanno rubata le è sembrato di perdere tutto.


Roberto è un detenuto. Di galera ne ha fatta tanta e a 64 anni non ha ancora finito. Con quella faccia un po’ così, golf di cachemire, eloquio forbito, occhi da bambino, folgorante sense of humour. Paola è fiduciosa, molto senso dell’altro, sciarpetta millerighe: le piacciono i colori. Vittima di furto: poca cosa, una bici bianca. Eppure per lei era moltissimo. Lui la guarda negli occhi: «Mi daresti del delinquente?». 
La “rappresentazione” è in scena nel carcere Lorusso e Cutugno, Torino. Titolo: Cicatrici e guarigioni: autori di reati e vittime (non esattamente le “loro” vittime) chiamati a confrontarsi. L’ultima replica, aperta a tutti, sarà il 29 novembre presso il Teatro della Cavallerizza Reale. Il pubblico passa i controlli, si inoltra nella tetra infilata di corridoi, il clangore dei cancelli che si chiudono dietro le spalle. 
Quando entri in un carcere non puoi non chiedertelo: com’è che nel mondo è cambiato tutto e non si è ancora trovato niente di meno arcaico del “gabbio” per sanare le ferite della convivenza umana? Pare che la parola carcere venga dall’aramaico carcar, “tumulare”. Può esserci qualcosa di rieducativo nella sepoltura di un essere umano? (tema, come sapete, all’ordine del giorno).


Christian, ragazzone rumeno dallo sguardo triste, seriamente ammalato per la sua ex-vita da tossico, dice che la galera «è molto distruttiva». Anche lui fa parte del progetto, che consiste in questo: non smettere di interrogarsi, anche con la poesia, sui concetti di giustizia e di pena. Non arrendersi all’idea di una remunerazione che non ripara un bel niente, perché le ferite non smettono di sanguinare. 
Otto autori di reati e otto vittime gli uni di fronte agli altri per uno scambio di vissuti. Nessun copione. Paola e Roberto e tutte le altre “strane” coppie si parlano davvero. Accettano di avvicinarsi, di frugare nella propria coscienza e in quella dell’altro. 
Claudio Montagna è il regista del progetto, sostenuto dall’assessorato alla Cultura di Torino e dalla Compagnia di San Paolo, e in collaborazione con Gruppo Abele e altri enti. Da decenni con il gruppo teatrale Teatro e Società lavora a tenere vivi i rapporti tra il carcere e la città, un bacino di 4-5 mila spettatori che seguono con continuità. «Ho in mente una ragazza - dice - rapinata sul portone di casa. Che in quel momento ha pensato: “Chissà se lui si sta sentendo solo come me. Vorrei parlargli”. Su un pensiero come questo, che sfugge ai verbali, si può costruire».


Altheo "Moda": Nuovo corso per Moschino:


Jeremy Scott passa alla direzione creativa del brand, seguito dal 1994 da Rossella Jardini.




Ha lasciato Moschino con una grandissima festa Rossella Jardini, che per la sfilata del trentennale, lo scorso settembre, ha portato in passerella capi storici, personaggi noti e slogan che hanno reso celebre la maison fondata nel 1983 dallo stilista Franco Moschino. Da oggi sarà un altro creativo a dare forma all'identità e all’essenza di Moschino: Jeremy Sco
Nato negli Stati Uniti, questo stilista negli ultimi anni ha prestato la sua creatività a pop star come Rihanna, Katy Perry, Miley Cyrus, Madonna e Lady Gaga, divenendo lui stesso un’icona pop dotata di una potente sensibilità stilistica e di una visione della moda assolutamente unica e inconfondibile.
Spetterà quindi a Scott, a partire dalla nuova collezione Autunno/Inverno 2014-2015, che sfilerà a Milano in occasione della settimana della moda a febbraio 2014, portare una nuova linfa creativa e irriverente nello storico marchio italiano.



martedì 29 ottobre 2013

Altheo "produzioni": "Una terra per Zè". Gli artisti di Altheo Magazine per L'association des femmes amies.


Mostra d'Arte collettiva con gli artisti di Altheo Magazine.
Gli artisti di Altheo Magazine, insieme, per acquistare un campo per l'association des femmes amies in Africa Occidentale in collaborazione con la Proloco di Pozzuoli.


Pozzuoli: Palazzo Toledo
Giovedì 31 ottobre ore 17.30-19.30 Inaugurazione.
Venerdì 1 novembre e Sabato 2 novembre ore  9.30 - 19.30.







ASSOCIATION DES FEMMES AMIES
L’associazione “Association des Femmes Amies” (AFA), nata nel 1998 dall’iniziativa di donne africane che operano al servizio della popolazione locale, specie donne e minori, è un’organizzazione apolitica e senza scopo di lucro attiva in tre dipartimenti del Benin (Littoral, Atlantique e Oueme), Stato dell'Africa occidentale tra i più poveri del Continente.

L’associazione ha tra i suoi obiettivi il contrasto al traffico di esseri umani e al lavoro minorile, pratiche tristemente note in Benin, la promozione della scolarizzazione, specie tra le bambine al fine di arginare il loro impiego nel lavoro nero ed il fenomeno del traffico di minori, la creazione di centri per la formazione di base e professionale, l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione sui diritti delle donne, lo sviluppo di attività economiche al femminile, l’integrazione socio-economica e culturale delle donne e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

In questo quadro, con il contributo di 10.000 euro di un gruppo di amici italiani, nel 2011, l’associazione ha realizzato la costruzione di un pozzo di acqua potabile a pompa elettrica nel villaggio di Dodji, situato nel distretto di Dodji–Bata (Comune di Zê). Beneficiari del progetto sono i bambini del Centre d’éducation alternative, creato dall’associazione nel villaggio di Dodji, nonché la popolazione del Comune di Zê e dei villaggi limitrofi. La costruzione del pozzo ha consentito di: migliorare le condizioni di salute e igienico-sanitarie e, in particolare, di ridurre il tasso delle malattie dovute all’utilizzazione di acqua non potabile; contribuire allo sviluppo economico-sociale della popolazione locale; promuovere nel Centre d’éducation alternative attività generatrici di reddito per le donne del luogo (orticoltura, allevamento, trasformazione dei prodotti agricoli).
Quest’anno, l’associazione intende procedere all’acquisto di un appezzamento di terreno nel comune di Alada. 

Questo sarà destinato alla coltivazione di prodotti agro-alimentari al fine di garantire una sufficiente ed adeguata alimentazione a tutti i giovani apprendisti che frequentano e frequenteranno in futuro la scuola di formazione AFA presente sul territorio.
In sintesi il progetto:

Acquisto di 2 ettari di terreno nel comune di Alada per coltivare mais e manioca (Proprio dai tuberi della manioca si ottiene una farina ricca in amidi (cassava) che si presta a moltissimi usi in cucina, anche se il suo valore nutrizionale non è particolarmente elevato. 
Una tipica preparazione a base di manioca è il garì ottenuto dalla macinazione del tubero che viene poi fatto fermentare per uno o due giorni, privato dell’acqua e infine arrostito. 
Il garì, una volta cotto ed essiccato, può essere conservato molto a lungo.) 
La manioca e il mais costituiscono i due alimenti base dell’alimentazione beninese. 
Con questa produzione l’associazione avrebbe a disposizione in modo permanente la Pate(alimento base).
Assunzione di agricoltori per la coltivazione di mais e manioca.
Produzione di legumi, peperoni e pomodori.
Una parte di questi sarà destinata alla produzione di condimenti, mentre il resto sarà venduto al mercato per l’acquisto di olio, sale, pesce etc...). Il pozzo costruito nel 2011 permetterà l’irrigazione di tali prodotti.




Gli artisti




Linda de' Nobili



Alessandra D'Amico



Marina Sgamato



Roberta Ferrari



Valeria Boccarossa



Francesco Costigliola



Mauro Piccoli



Costantino Sgamato



Altheo Magazine ringrazia: Elena Russo e Sabrina Rocco.