martedì 13 dicembre 2016

Altheo "Mostre": Artico, ultima frontiera in 120 scatti Dal 15 gennaio a Venezia opere di Bozzi, Axelsson, Egevang




L'estremo nord del pianeta, le distese innevate, ma anche le temibili testimonianze dei cambiamenti climatici così come il lento e inesorabile processo di civilizzazione di immensi territori e la dura vita del popolo Inuit, sono al centro di una grande mostra fotografica allestita dal 15 gennaio a 2 aprile a Venezia, negli spazi del centro espositivo Casa dei Tre Oci. 










Proposti 120 scatti, realizzati dall'italiano Paolo Solari Bozzi, dall'islandese Ragnar Axelsson e dal danese Carsten Egevang, tre maestri della fotografia di reportage, capaci di offrire tre diverse narrazioni della sconfinata regione artica.
Con il titolo 'Artico. Ultima frontiera', la mostra mette a fuoco la difesa di uno degli ultimi ambienti naturali non ancora sfruttati dall'uomo, il pericolo imminente del riscaldamento globale, la sensibilizzazione verso le problematiche della sostenibilità ambientale e del cambiamento climatico, la dialettica tra natura e civiltà, spaziando dalla Groenlandia alla Siberia, dall'Alaska all'Islanda.





Altheo "Proposte": Santa Maria Novella, aperti nuovi spazi Per un mese dal 15/12 visitabili Chiostro grande e Dormitorio





Anteprima di quello che sarà il nuovo, grande museo di Santa Maria Novella a Firenze dal 15 dicembre al 15 gennaio: per un mese il Chiostro grande e il Dormitorio della Caserma Mameli, in piazza della Stazione, tornati alla città dopo il trasferimento della Scuola Marescialli e Brigadieri dei carabinieri a Castello, saranno visitabili gratuitamente tutti i giorni dalle 11 alle 16.30 (ultimo ingresso ore 16.00). Inoltre anche la Cappella del Papa sarà fruibile nell'ambito delle visite guidate gratuite su prenotazione a cura dell'Associazione Mus.e (la Cappella non è accessibile per persone con disabilità motorie). Eccezionale l'importanza storica e artistica degli spazi che verranno aperti alla pubblica fruizione, a partire dal trecentesco Chiostro Grande, cosiddetto per le monumentali dimensioni dei suoi lati, costituiti da 56 campate a tutto sesto, che ospita un ciclo di affreschi dipinti in massima parte nel Cinquecento dai maggiori pittori dell'Accademia fiorentina.


Altheo "Profili": Anna Tonelli





Anna Tonelli è architetto e pittrice. Come libero professionista ha collaborato per oltre 30 anni con il Ministero per i Beni Culturali, Soprintendenze archeologiche e architettoniche di Roma e del Lazio per la elaborazione e realizzazione di importanti opere di restauro. 
Ha rilevato più di 50 monumenti, realizzati per interventi di restauro, di notevole interesse artistico (Castel Sant’Angelo, Pantheon, chiesa di Santa Susanna, chiesa di S. Cecilia, chiesa di Santa Maria della Pace, San Michele sede della Direzione regionale del Ministero e tanti altri a volte pubblicati a corredo dei lavori di restauro curati dalle Soprintendenze stesse. La sua vita è stata dedicata al disegno architettonico e soprattutto artistico. Disegno specialistico finalizzato a ricostruire e reintegrare l’immagine a volte deturpata di statue ornati ecc. 






Per un periodo ha insegnato l’arte del rilievo artistico nei corsi organizzati dai Beni Culturali e da apparati privati dell’Accademia dei Lincei. E’ autrice, infine, di molti saggi pubblicati su libri con al centro i temi del rilievo artistico-architettonico.
Ha partecipato a diversi concorsi di architettura e ha progettato e realizzato la nuova struttura in ferro e vetro della Casina dell’Orologio al Pincio. 






Nel tempo ha partecipato con diverse premiazioni a numerosi concorsi di estemporanee di pittura e collettive, galleria Babuino, a via del Babuino, galleria San Marco a via del Corso, (ora queste gallerie non esistono più, come tante altre). ha partecipato da ultimo con due personali, (Disegni e dipinti) e (Il Canto degli Alberi su ispirazione di Hermann Hesse), nei primi mesi del 2016 a Palazzo Ruspoli di Cerveteri con il patrocinio del Comune nel cui territorio risiede da alcuni anni. 







Ora ha presentato uno speciale Vernissage, “NaturArte”, che si è svolto domenica 2 ottobre  nel cuore del più bel parco di Roma, al Pincio, dove tra alberi secolari e viali pieni di storia che creano un’atmosfera di fanciullezza e serenità, sorge la “Casina dell’Orologio” sede dell’evento progettata dalla stessa Tonelli nel 2003. La sua è una ricerca continua con l’intreccio delle pennellate che si forma sulla tela unisce i colori ad olio per dare vita ad una energia di luce e di stati d’animo in un desiderio appassionato e improvviso di afferrare intuitivamente lo spazio e la bellezza, vuole  essere un invito a guardarci attorno e sentirci parte di tutto ciò che merita rispetto e amore”.





lunedì 10 ottobre 2016

Altheo "Libri": Maria Rosa Di Fazio. Mangiar bene per sconfiggere il male.






“L’esplosione dei tumori ha avuto un’impennata negli ultimi trent’anni, e continua purtroppo ad averla, da quando la nostra alimentazione, da ‘povera’ che era, è diventata via via più ricca. Ma ricca di che cosa? Bisognerebbe cominciare a chiederselo”, dice la dottoressa Maria Rosa Di Fazio, oncologa milanese che da un anno è la responsabile del Servizio di Oncologia del Centro SH Health Service della Repubblica di San Marino, dove è stata scelta da un luminare come il professore francese Philippe Lagarde per portare avanti il suo particolarissimo metodo di cura soft dei tumori. “Proprio per questo - aggiunge - per dare una risposta a questa e a tante altre domande, per arginare a scopo preventivo una marea di madornali errori che commettiamo ogni giorno a tavola, ma anche per sostenere in modo sinergico le terapie farmacologiche di chi purtroppo è già ammalato, ho voluto raccogliere in un libro la mia esperienza ultraventennale di medico che alle chemioterapie affianca sempre, come irrinunciabile arma integrata nella lotta contro il cancro, anche regimi alimentari corretti e tagliati su misura di ogni singolo paziente”.




Questa esperienza quotidiana su un fronte così difficile è diventata appunto da poche settimane un libro intitolato “Mangiare bene per sconfiggere il male” (Mind Edizioni, 160 pagine, 14 euro), disponibile in tutte le principali librerie italiane oltre che sulle maggiori piattaforme online, da Amazon a Hoepli, da quella della Feltrinelli a quella della Mondadori. “Ippocrate, il padre della scienza medica, raccomandava di fare del cibo la nostra prima medicina. E i nostri vecchi dicevano saggiamente, pur se inconsapevolmente, che siamo quello che mangiamo. Bene, direi che noi oggi dobbiamo senz’altro fare tesoro di quelle parole, ma andando oltre a quel siamo - prosegue l’oncologa -. Perché oggi, in quest’epoca di cibi sempre più industriali, manipolati, prodotti con materie prime modificate geneticamente e impostici dalla pubblicità e dal marketing, noi dobbiamo ricordarci che stiamo in base a che cosa mangiamo o non mangiamo. Non solo: perché la nostra salute e quella dei nostri figli dipendono dal quando consumiamo un determinato alimento, dal come lo cuciniamo, senza sottovalutare mai insieme a che cosa lo abbiniamo e lo portiamo in tavola”. 

Non si tratta di un libro noioso o difficile, da addetti ai lavori. Tutt’altro: è una miniera di informazioni fondamentali, ma esposte in modo quasi narrativo, con diversi esempi concreti. È insomma un manuale pratico allo stare bene e alla prevenzione più naturale, più facile e perfino più economica delle peggiori malattie. Pagina dopo pagina la dottoressa Di Fazio, che per lavoro si divide ormai tra il centro SH di San Marino e Milano, ci invita per prima cosa a essere protagonisti di un’autentica rivoluzione, quella che inizia dal carrello della spesa, insegnandoci innanzitutto quali prodotti non debbano proprio mai più entrare nelle nostre case. Dando però a ogni suo “NO” sia la spiegazione medico scientifica, sia degli alternativi “SÌ”. 

Scopriamo così i benefici di alimenti “poveri”, eppure ricchi di contributi preziosi, che avevamo dimenticato o che ci erano stati fatti dimenticare proprio in quanto “poveri”; comprendiamo quali siano gli effetti nocivi di altri, anch’essi magari naturali e considerati da tutti noi come irrinunciabili, ma ormai contaminati da processi produttivi o, nella migliore delle ipotesi, impoveriti di quelli che erano i loro antichi pregi; e impariamo infine a dimenticare il ruolo di “icone alimentari” erroneamente e pericolosamente attribuito a prodotti che invece un simile ruolo non lo meritano affatto. Anzi.  


“So che quanto ho scritto potrà dare fastidio a più di qualcuno, ma io sono un medico e sarei un pessimo medico se mi fossi posta come freno psicologico la salute economica di un settore o di una azienda. Io ho giurato di tutelare unicamente quella dei miei simili e dico che dobbiamo decidere se vogliamo continuare a essere azionisti occulti, inconsapevoli e senza nemmeno diritto di voto di qualche corporation, o piuttosto ridiventare i ben informati unici proprietari della nostra, di salute, ovvero del più importante patrimonio di cui disponiamo - gratuitamente, per dono divino - fin dalla nascita”.




Altheo "Tendenze": Madrid, le strisce pedonali come gallerie d’arte a cielo aperto.


Dimenticate le banali strisce pedonali a Madrid: Christo Guelov ha trasformato dei comuni passaggi stradali in opere d'arte colorate e divertenti.



Siamo abituati a camminare per strada e fare a stento attenzione ai segnali urbani. Strisce bianche su asfalto nero è l'inconfondibile simbolo che indica un attraversamento pedonale e in città se ne vedono moltissimi, così tanti che difficilmente si possono contare, ma tutti uguali. Nella routine quotidiana, tra traffico, smog, alti palazzi e fiumi di gente, quasi più non ci accorgiamo dell'ambiente urbano che ci circonda, sempre uguale a se stesso e dato ormai per scontato. Se andate di recente a Madrid, però, resterete meravigliati dalle strisce pedonali in città: qui l'artista Christo Guelov ha trasformato dei banali passaggi stradali in gallerie d'arte a cielo aperto.





Quando la street art diventa motivo di riqualificazione urbana nascono progetti come Funnycross di Christo Guelov. L'artista spagnolo ha trasformato tredici passaggi pedonali in opere d'arte vivacissime. Usando i colori e i disegni geometriche è riuscito ad intervenire nel paesaggio urbano in modo originale creando strisce pedonali davvero uniche. L'intervento di Christo Guelov è stato concentrato davanti a tre scuole di Madrid: San Ignacio ("Diagonali I" e, "Diagonali II"), Lourdes ( "onde") e Los Angeles ( "interferenze") e di fronte alla Casa de Cultura ("tappeto"). Il punto di partenza del progetto è stato vedere nei passaggi pedonali "Un ponte tra due sponde". la città si riempie di colore con i Funnycross di Guelov. Lo scopo dell'artista in tutto il suo lavoro è quello di "indagare su ‘qualcosa' a quanto pare inesistente o invisibile agli altri e di dotarla di presenza reale". Con il progetto Funny Cross Christo Guelov vuole sensibilizzare l'attenzione sul rispetto per la sicurezza dei pedoni.




Non solo Madrid ma anche altre città del mondo stanno trasformando le proprie strisce pedonali: in India le strisce pedonali diventano 3D per limitare la velocità delle auto. La nuova iniziativa è stata promossa dal ministero dei trasporti per evitare che gli automobilisti corrano troppo. La tridimensionalità conferisce infatti al passaggio pedonale un particolare effetto di galleggiamento dei pedoni che attira l'attenzione dell'automobilista facendolo rallentare. Questi progetti dimostrano quanto la street art possa migliore le città del mondo.



domenica 9 ottobre 2016

Altheo "Profili": Cetti Tumminia.




Cetti Tumminìa nasce a Sassuolo (MO) il 2 Giugno 1977. Nel 1998 si diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia presso l’Istituto d’Arte “A.Venturi” di Modena, l'arte però ritorna nella sua vita solo diverso tempo dopo, nel 2013, in un momento inaspettato. L'artista viene improvvisamente ricondotta alla sua essenza più vera e l'arte si trasforma in necessità fisiologica. Da allora dipinge in maniera costante scegliendo principalmente il mezzo della Grafite, sperimentando nel contempo, in maniera fortemente istintiva, molteplici tecniche pittoriche e supporti. Dalla sua recente ripresa artistica ha avuto occasione di partecipare a Mostre Collettive in Gallerie private e ad Eventi pubblici successivamente ai quali è stata spesso richiesta come ritrattista.



 “…Ho ancora nelle narici l’odore acetato dei negativi e negli occhi il buio colorato dalla lampada rossa nella camera oscura di mio padre. Ero piccola e mi portava dentro a guardare. Le immagini nell’altalenare di piccole vaschette liquide apparivano, silenziose e soffuse. Lui, con occhi attenti, le strappava da un mondo inesistente. Ho visto lì il cupo e il chiaro. E’ lì che mi inizia dentro: l’idea, l’immagine, il sorriso, il mondo vivo in bianco e nero. Lei invece no. Mia madre era piccoli tocchi di colore, paziente. Decorava e dipingeva tutti i fiori del campo, li stendeva con delicata caldezza, mi accompagnava tra i miei disegni, sorridendomi poco distante nei pomeriggi caldi e serrati di cose da fare.



Provengo da quei giorni, e tra allora ed oggi, sono trascorsi gli anni del cammino al paragone. Tutto poteva essere, ma nulla infine accadeva. Correvo: la scuola di Grafica Pubblicitaria, Fotografia, il canto, la recitazione per 15 anni. Poi un colore: il nero su un foglio bianco a raccontare il miele negli occhi dei miei due figli. Avverto un nuovo e raro inizio, e ne avevo di ragioni da dare al cuore … Mi perdo, da allora, a sanare i miei preziosi dolori. Mi ispira da sempre l’armonia del mondo e rincorro la sua disarmonia per non ingombrare il mio tempo di giorni spogli. Osservo e vivo tutti gli artisti che raccontano i loro colori, prediligo le stesure del nero fiutandone l’ombra. Vivo i miei spazi senza influenze e abito nuovi indirizzi delle cromie folli dell’unico colore che mi chiarisce e spiega la luce umana. Più delle rughe, delle folte barbe e del significativo perfezionismo di Emanuele Dascanio, amo la dimensione nascosta che emerge dalle sue opere. Il flusso del vissuto che scarica, le linee d’ombra che trasbordano il vero dell’uomo nel suo complesso esperienziale. Le trame anomale sulla pelle umana di Marco Grassi, più che i colori carnali quasi vivi. La terribile inquietudine di Eloy Morales, la semplicità di Ruan Huisamen, la verità negli occhi dei soggetti di Rubén Belloso.




Non mi sento affatto iperrealista. Uso luci ed ombre vere ma da loro mi aspetto che, nell’oltre dell’esistenza umana, siano mezzo di conduzione dal profondo alla superficie. E quest’ultima, nel cui volto umano trova spesso sede necessaria, deve vivere imperfetta come approssimazione alla fragilità perfetta. Dò seguito a mondi interiori in completa assenza di controllo emozionale. L’immagine fotografica dell’idea si struttura fulminea nella mente, attraversa i cicli del mio intimo dolore e me ne libera quando la grafite prende spazio nelle porosità del bianco. Inconscio e conscio si fondono, l’idea si scompone e ricompone, rivoluzionando i ritmi concettuali, ora mi rende inquieta, ora mite e amabile.  Ho spesso la sensazione di non essere io a guidare questo divenire, ma l’armonia che diviene mi sveglia l’esistenza. E’ questa debolezza che mi prende le mani e mi lascia andare senza mai lasciarmi veramente libera.”

Altheo "proposte": Rubens a Palazzo Reale Milano.






La grande mostra dell’autunno di Palazzo Reale a Milano vedrà protagonista Pietro Paolo Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), artista famoso e di centrale importanza per la storia dell’arte europea, ma ancora poco o parzialmente conosciuto in Italia, spesso considerato semplicemente “fiammingo”, nonostante il suo soggiorno nella penisola dal 1600 al 1608 lasci un segno indelebile nella sua pittura, che rimarrà vitale in tutta la sua vasta produzione artistica. 
L’evento espositivo, patrocinato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo è promosso e prodotto dal Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e sarà aperto al pubblico dal 26 ottobre 2016 al 26 febbraio 2017 al Palazzo Reale. 
L’Italia è fondamentale per Rubens, così come Rubens per l’Italia: a lui si devono i primi segnali della nascita del Barocco che si diffonde in espressioni altissime in ogni regione. Un’ influenza che tutta la critica gli riconosce ed esalta al punto che Bernard Berenson ama definirlo “un pittore italiano”. I suoi rapporti con Genova, Mantova, Venezia e la sua vicenda romana ci permettono di ricostruire il filo che lo lega così profondamente alla cultura italiana, che resterà il tratto d’identità per tutta la sua produzione successiva. 



 
Ed è appunto questo il leit motiv della mostra “Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco” che verrà allestita al piano nobile di Palazzo Reale a Milano: mettere in evidenza i rapporti di Rubens con l’arte antica e la statuaria classica e la sua attenzione verso i grandi maestri del Rinascimento come Tintoretto, Correggio e soprattutto a far conoscere la straordinaria influenza esercitata dal grande Maestro sugli artisti italiani più giovani, protagonisti del Barocco come Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco, fino a Luca Giordano. 
Per rendere chiaro e lineare questo tema complesso, un prestigioso comitato scientifico internazionale composto da Eloisa Dodero, David Jaffé, Johann Kraeftner, Anna Lo Bianco, a cui si deve la curatela della mostra, Cecilia Paolini e Alejandro Vergara, ha selezionato un gruppo di opere assolutamente esemplificativo di questi temi,  con confronti il più possibile evidenti tra dipinti di Rubens, sculture antiche, opere di alcuni grandi protagonisti del Cinquecento e di artisti barocchi: un corpus di oltre 75 opere, di cui 40 del grande maestro fiammingo, riunito grazie a prestigiosi prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo come quelle del Museo Nazionale del Prado, dell’Hermitage di San Pietroburgo, della Gemäldegalerie di Berlino e del Principe del Liechtenstein, e a prestiti di numerose collezioni italiane, tra cui la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Roma, i Musei Capitolini, la Galleria Borghese, la Galleria degli Uffizi e la Galleria Palatina di Firenze, il Museo di Palazzo Ducale di Mantova,  la Galleria di Palazzo Spinola di Genova, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.




Un suggestivo allestimento, curato dall’architetto Corrado Anselmi, valorizzerà la ricchezza e grandezza delle opere, alcune di dimensioni monumentali come la tela scelta quale immagine guida di mostra “La scoperta di Erittonio fanciullo”.
La rassegna espositiva conterà su di un’audioguida inclusa nel biglietto di ingresso a disposizione dei visitatori oltre che di una ricca proposta didattica pensata per i gruppi e soprattutto per le scuole sia dalla sezione didattica di Palazzo Reale che dagli storici dell’arte di Civita Mostre.




La mostra è stata preceduta tra dicembre 2015 e gennaio 2016 dall’iniziativa del Comune di Milano a Palazzo Marino, grazie alla quale oltre 120.000 persone hanno avuto la possibilità di ammirare l’Adorazione dei Pastori, concessa in prestito dal Museo Civico di Fermo, l’ultima opera dipinta da Rubens prima di lasciare definitivamente l’Italia, testimonianza eccellente del suo rapporto con l’arte italiana, che sarà di nuovo in mostra dal 26 ottobre 2016. 

Un prestigioso catalogo sarà pubblicato da Marsilio Editori.




sabato 8 ottobre 2016

Altheo "Accordi Musicali": Revolutionary Radio, tornano i Green Day


Nuovo disco dopo 4 anni e a gennaio band in Italia




Dopo quattro anni di silenzio discografico, il crack di Billie Joe Armstrong, ora sobrio dopo un lungo rehab, l'ingresso nella Rock'n'Roll Hall of Fame, i Green Day tornano con un album, "Revolutionary Radio" che è probabilmente la cosa migliore che fanno dai tempi, il 2004, di "American Idiot". E' forse solo una coincidenza ma anche questo nuovo album esce al tempo delle elezioni negli Usa: così come allora i riferimenti a George W. Bush erano evidenti, questa volta Armstrong non ha esitato a dire, a proposito di "Troubled Times" (tempi difficili), un brano che descrive le difficoltà dell'America d'oggi, che "Trump sta mirando alle paure, alla rabbia e alla disperazione della gente ... sta nutrendo cani affamati". Stavolta i Green Day non si presentano con le ambizioni di un'opera rock da portare a Broadway (vedi "American Idiot") nè con la pretesa di fare accendere il dibattito politico. 




A dispetto del titolo, "Revolutionary Radio" è una raccolta di 12 brani, dove, a livello di testi, non ci sono slogan. Piuttosto prevale il quasi fisiologico desiderio di Billie Joe Armstrong di affermare di essere ancora vivo. Il suo contatto con il mondo avviene attraverso uno sguardo che inevitabilmente si posa su una società in preda agli incubi. Al tempo stesso si sente forte il peso della nostalgia, l'inevitabile constatazione di quanto tempo sia passato da quando lui e il suo amico di sempre - il bassista Mike Dirnt - erano due dropout di Oakland, a oggi. Sono molti anni vissuti pericolosamente che li hanno fatti diventare delle star. Non per niente nel brano iniziale, "Somewhere Now" la domanda è: "come è accaduto che una vita vissuta sul lato selvaggio sia diventata così monotona?". Sono tanti i temi affrontati e nessuno è leggero: "Bang Bang" il primo singolo, un punk vecchia maniera, parla ad esempio, di un cecchino di massa e di come i media raccontino queste vicende, ma c'è spazio per le manifestazioni del movimento Black Lives Matter, gli scontri di Ferguson in Missouri, l'ineguaglianza economica. E in fondo di fatica del vivere. 





Le immagini più ricorrenti sono pistole, bombe, guerre, distruzioni, un mondo sul punto di crollare. Musicalmente parlando, "Revolutionary Radio" è ben piantato nella tradizione rock punk della band: ma ci sono evidenti omaggi agli Who, in particolare in "Somewhere Now" il brano di apertura, e in "Forever Now", la traccia più ambiziosa dell'album, quasi sette minuti di momenti musicali diversi tra loro ma ben cuciti l'uno all'altro, echi di Ramones o del post grunge, ma anche sorprendenti omaggi all' American Classic Rock da FM tipo Cars o Boston (nelle ballad). L'album si chiude con una ballad acustica, "Ordinary World", title song di un film che in America uscirà la prossima settimana, e che ha per protagonista Billie Joe Armstrong, nel ruolo di un punk rocker arrivato ai 40 anni. Quello di questa canzone è certamente molto più sereno dell'autore che ha scritto gli altri 11 pezzi dell'album che a 44 anni c'è arrivato con un carico di angoscia e rabbia che sembra il riflesso dell'America che ha intorno. A gennaio i Green Day saranno in Italia per quattro date: il 10 a Torino, l'11 a Firenze, il 13 a Bologna e il 14 a Milano.