giovedì 12 novembre 2015

Altheo "Mostre": Henri de Toulouse Lautrec all’Ara Pacis.





Dal 3 dicembre 2015 all’8 maggio 2016 all’Ara Pacis c’è una mostra assolutamente da non perdere dedicata a Toulouse Lautrec!
Dal 4 dicembre 2015 all’Ara Pacis aprirà i battenti una mostra dedicata a Henri Toulouse Lautrec. In visione ci saranno 170 opere che ripercorrono la vita del pittore bohèmien della Parigi di fine Ottocento, prematuramente scomparso a 36 anni.
I capolavori in mostra prevengono dal Museo delle Belle Arti di Budapest, uno dei più importanti musei europei, dove sono ospitati capolavori che vanno dal Medioevo al Novecento.
La mostra romana analizzerà a tutto tondo l’opera grafica di Lautrec, con la visione di manifesti, illustrazioni, locandine, copertine di spartiti etc. 


Il percorso espositivo sarà articolato in cinque sezioni che riassumono il focus tematico dell’artista: la vita notturna parigina, con i bordelli e i teatri di Montmartre (L’inglese al Moulin Rouge, 1892); le attrici in voga all’epoca, come la famosa danzatrice di can can la Gouloue (Al Moulin Rouge: La Goulue e sua sorella, 1892); fino a raccontare il suo grande amore per le corse dei cavalli a Longchamp (Il fantino, 1899) e per le nuove invenzioni (Gita in campagna, 1897).
Se volete farvi incantare dal più famoso maestro di manifesti e stampe trai il XIX e XX secolo, l’appuntamento è dal 4 dicembre 2015 all’8 maggio 2016 all’Ara Pacis! Da non perdere!





Altheo "Design": Design mix. L'arte di vestire la tavola firmata Untitled





Vale la pena raccontare del nuovo marchio di homeware Untitled, creato da Massimiliano Locatelli, per almeno quattro motivi (e non solo perché con il Natale che arriva qualche idea per un regalo di design, soprattutto se acquistabile online, è sempre la benvenuta). 
Il primo – e più ovvio - è che la collezione di piatti, posate, bicchieri e ciotole disegnata da questo architetto (famoso per i suoi progetti nel mondo della moda firmati con lo studio CLS Architetti di cui avevamo già parlato qui) è bellissima: semplice ed essenziale nelle forme ma preziosa e sofisticata per finiture e materiali, davvero rappresenta una boccata d'aria fresca nel panorama arts de la table. 
Ma c'è, come si diceva, dell'altro. Il progetto è infatti interessante per la sua modularità e flessibilità: ogni pezzo, infatti, nasce per essere mescolato ad altri oggetti, meglio se diversi, allontanandosi anni luce da tanta oggettistica di design che spesso costringe al total look. Nel set di presentazione, avvenuta nell'unico punto vendita su Milano in Corso di Porta Vigentina 12 (il resto si venderà online, su Yoox), Massimiliano Locatelli ha creato per esempio un interessante paesaggio mixando i suoi elegantissimi piatti disegnati per Herend con quelli di Untitled. Ma l'idea è che ognuno crei la propria tavola usando magari qualche pezzo spaiato proveniente dal servizio buono della nonnaA questa grande flessibilità – già interessante per chi non può considerare per esempio l'acquisto di un'intera collezione - si aggiunge poi l'unicità del servizio tailor-madebasterà infatti chiedere a Massimiliano Locatelli come allestire una tavola per un'occasione speciale per avere una consulenza personalizzata: e lo styling, si sa, è quello che davvero fa la differenza per quanto riguarda le atmosfere negli interior.
Infine c'è il fattore prezzo. Malgrado la ricercatezza, la collezione di Untitled ha un price tag decisamente interessante (si parla di 30 euro per un piatto, di soli 50 per una splendida bottiglia in vetro con supporto in metallo). Eppure siamo di fronte a bicchieri dorati, piatti di madreperla, vetri soffiati a bocca. Tutti, non dimentichiamolo, fatti in Italia (tranne nel caso – come quello delle ciotole di bambù – in cui il materiale richieda una fabbricazione all'estero). «In realtà il prezzo è spesso una conseguenza del progetto», spiega Locatelli. «Gli oggetti di Untitled sono volutamente molto semplici per quanto riguarda le forme e tutto lo sforzo di ricercatezza è stato impiegato nella realizzazione di “pelli” speciali, finiture sofisticatissime che però non incidono mai in modo così sostanziale sul costo». 
Anche la scelta di distribuzione ha un impatto sul prezzo al pubblico. «La collezione sarà venduta soprattutto online, una scelta che di fatto abbatte il 50% dei costi. Inoltre, avendo già in programma un pop-up store su Yoox.com, siamo stati in grado di realizzare numeri abbastanza alti». Il prezzo interessante al pubblico non è quindi una conseguenza (come spesso accade) di un approccio manifatturiero low cost ma di una precisa strategia legata al tema del lusso inteso come personalizzazione. «Penso che la gente abbia una gran voglia di trasformare la propria tavola e di farlo spesso, a seconda degli ospiti o delle occasioni, mescolando in modo libero. Un po' come si fa con la moda. Ormai è normale mixare l'abito del department store con la borsa firmata e la collana della nonna. Untitled si propone come un elemento di questa possibile trasposizione del desiderio di mélange, dal fashion al design». Del resto, la U di Untitled sta proprio per “you”, cioè l'acquirente che diventa in qualche modo anch'egli designer, se non di prodotti, almeno di atmosfere. E verso il cui gusto Locatelli prova un rispetto che si nota soprattutto nei dettagli. «Abbiamo anche realizzato un packaging che – oltre a essere stato pensato per le spedizioni a seguito della vendita online – vive da sé come oggetto: una scatola che si posiziona come un libro su una mensola, con dei fogli di cartavelina che separano i piatti all'interno». Provate a guardarli: su ognuno c'è stampata una ricetta milanese. «Se l'esperienza deve essere preziosa», conclude Locatelli «è bene che lo sia fino in fondo». Con tanto di finale a sorpresa.



Altheo "Musica": Parco della musica: 5 concerti gratuiti nel territorio del Curone.






Torna con cinque appuntamenti sonori la rassegna "Il parco della musica" organizzata dall'associazione musicale Dafne di Milano con i comuni di Cernusco, Olgiate, Missaglia, Merate e Lomagna. Tra i mesi di novembre e dicembre saranno offerti gratuitamente degli appuntamenti musicali nelle ville, nelle chiese e nelle cascine inserite nel Parco del Curone.

La prima data è sabato 21 alla chiesa dei SS. Rocco e Sebastiano a Monticello di Olgiate con le note dell'arpa e della marimba nel Passo a due, mentre Luca Ciammarughi si esibirà al pianoforte con Douce France al cineteatro San Luigi di Cernusco il 29 novembre.

L'auditorium di piazza degli Eroi a Merate ospiterà il 6 dicembre Fausti ed eccessi delle corti europee del '600-'700 di Dafne Ensemble. Il Trio Cleys sarà nella chiesa parrocchiale di Missaglia il 12 dicembre con Felicità raggiunta Mendelssohn, Brahms e il duo Franzini - Quagliata chiuderà la rassegna il 20 dicembre nell'auditorium di Lomagna con Piano e voce in jazz.

Tutti i concerti inizieranno alle 21 ad eccezione di quello di Luca Ciammarughi che prenderà il via alle ore 17.



Altheo "Fotografia": Se la Magnum vende Erwitt e McCurry a 100 dollari fa bene o male?



Fotografia: se la Magnum vende Erwitt e McCurry a 100 dollari fa bene o male?




Riparte in questi giorni, e ormai è una ricorrenza: periodicamente la mitica agenzia Magnum, quella che tra i suoi padri annovera Capa e Cartier-Bresson, mette in vendita tramite il suo sito internet stampe fotografiche autografate dai suoi autori a 100 dollari, 90 euro circa.
Per quella cifra chiunque, collezionista e semplice appassionato, può possedere – e sottolineo la parola possedere – un’opera firmata di Elliott Erwitt, Steve McCurry, Depardon, Le Querrec, Barbey e via elencando la scuderia dei fotografi di razza che formano questa cooperativa.
Dichiaro subito, per essere chiaro, che al primo giro di questa iniziativa anch’io ho fatto la mia piccola scorta.
Ma perché un brand così blasonato e storico si mette a “svendere” ripetutamente stampe autografe che, per quando di formato piuttosto ridotto, s’immagina dovrebbero avere un valore di mercato maggiore?
La risposta è semplice: la Magnum – anche la Magnum – ha bisogno di soldi.
La situazione generale del mercato fotogiornalistico è nota, le agenzie e i fotografi (con qualche rara eccezione) arrancano, spesso chiudono: si pensi all’italiana Grazia Neri, che ha cessato l’attività pur essendo (o forse proprio per questo) la più grande agenzia fotografica italiana.



Un’iniziativa che rompe forse un tabù e dunque coraggiosa quella di Magnum, che però può essere vista e giudicata in due modi contrapposti a seconda del punto di vista: bottiglia mezza piena o mezza vuota?
Ma sì – Ammirevoli i nostri. Fotografi affermati, famosi e invidiati, uniti in un collettivo che condivide gioie e dolori, si mettono in gioco e accettano di fare “volontariato” per salvare le sorti non solo della loro agenzia (che è anche una casa, una moglie, una fede) ma di un pezzo di storia. Simbolicamente, se crollasse Magnum, il pessimismo tipico della categoria rischierebbe di diventare cosmico e irreversibile.
E “quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare”, dunque non autolesionismo e cedimento ma reazione attiva con ricadute “socialmente utili”: offrire a tutti la possibilità di iniziare a sentirsi collezionisti, e chissà, poi magari ci si prende gusto.
Insomma, non svendita ma “divulgazione” a fin di bene: proprio e altrui.


Ma no – Brutta bestia la paura, fa fare cose che mai uno si sarebbe sognato di fare.
Notoriamente i fotografi di Magnum si accapigliano (da sempre) su molte decisioni, di cui poi devono condividere oneri e onori. Ma in questo caso possibile che nessuno si sia dissociato?
Ce lo vedete il quasi novantenne Elliott Erwitt a dover firmare in un colpo solo migliaia di foto da spedire in tutto il mondo ad altrettanti sconosciuti?
Fosse stata una tantum poteva essere anche vista come una sana provocazione e un’operazione mediatica per attirare attenzione sul problema della deriva economica del fotogiornalismo, problema che in fin dei conti riguarda tutti quelli i cui occhi s’imbattono in una fotografia che può spostare in alto o in basso la qualità dell’informazione, poco importa se su carta o sul web.
Ma l’ondata di foto Magnum a cento dollari va ripetendosi spesso, dunque l’aspetto che prevale è quello di sembrare una mera necessità, senza tante implicazioni e ragionamenti altri.
Non prendo posizione, o le prendo entrambe. Lascio a ciascuno la sua visione.
Ho simpatia e ammirazione per la Magnum, in qualche misura anch’io ipnotizzato dal suo mito. Ho anch’io molta preoccupazione per un mercato che si è sgretolato e per la qualità che esiste nell’offerta ma non nella domanda. Sono anch’io stretto tra orgoglio e paura, tra cuore e stomaco.
Che poi, alla fine, la domanda non è tanto se c’è ancora spazio per la Magnum o per il “modello Magnum”, ma piuttosto se c’è ancora spazio per quello che ha rappresentato e rappresenta: una fotografia alta, consapevole, onesta e capace d’informare. Una grande finestra sul mondo con i vetri ben puliti.


martedì 3 novembre 2015

Altheo "Fotografia": “Italia on the road. Quando il viaggio diventa fotografia”. Galleria spazio San Giorgio, Bologna.





“italia on the road. quando il viaggio diventa fotografia”. galleria spazio san giorgio, bologna. dal 14 novembre al 5 dicembre 2015.


Italia on the road. Quando il viaggio diventa fotografia”. Galleria Spazio San Giorgio, Bologna. Dal 14 novembre al 5 dicembre 2015.
A pochi passi da Piazza Maggiore, a Bologna, presso gli spazi allestitivi di “Spazio San Giorgio”, verrà inaugurata la mostra “Italia on the Road. Quando il viaggio diventa fotografia”, ideata e prodotta da Bluocean. La mostra sarà visitabile dal 14 novembre fino al 5 dicembre 2015. L’evento bolognese rientra in uno dei circuiti più frequentati da un qualificato pubblico dedito non solo all'arte contemporanea. Si tratta della terza tappa di una serie di appuntamenti che coinvolgeranno diverse città italiane.
La mostra ha già visto riscuotere unanimi consensi di pubblico e addetti ai lavori durante le esposizioni di Treviso (aprile - maggio 2015) e Reggio Calabria (luglio – agosto 2015). Dopo Bologna la collezione coinvolgerà Milano e Roma in altrettanti eventi.
“Italia on the road. Quando il viaggio diventa fotografia” è una mostra fotografica collettiva che documenta le sfumature del Bel Paese con un approccio privo di retorica e stereotipi. Occhi esperti e punti di vista insoliti e differenti invitano a rivolgere lo sguardo alla scoperta delle straordinarie diversità che rendono unico il territorio italiano.



Dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, dal Friuli Venezia Giulia alla Calabria le opere fotografiche, di grande dimensione, coinvolgono il visitatore in un itinerario evocativo di forte suggestione. Oltre ad essere un viaggio attraverso variegate locations, personaggi e situazioni caratterizzanti il territorio italiano, Italia on the road. Quando il viaggio diventa fotografia si presenta come un originale manifesto artistico specchio delle variegate sensibilità di giovani talenti.
Il percorso espositivo bolognese propone ventitré immagini, libere da sequenze temporali o tematiche, così da consentire al visitatore la modulazione di un itinerario dettato da evocazioni e sentimenti personali.
Le opere fotografiche nascono dal Bluocean’s workshop - percorso didattico/creativo, giunto alla sesta edizione, patrocinato da National Geographic e diretto da maestri della fotografia internazionale nonché assidui collaboratori di National Geographic.

Altheo "Mostre": The Art of the Brick: la mostra d'arte dei mattoncini Lego.





Alzi la mano chi da piccolo non amava dilettarsi con i mattoncini Lego. Grazie alla mostra The Art of the Brick il fanciullo creativo nascosto uscirà di nuovo allo scoperto. L'artista è Nathan Sawaya, statunitense, che ha lasciato nel 2004 il mestiere di avvocato per dedicarsi a tempo pieno alla costruzione di opere d'arte interamente realizzate con i famosi mattoncini. Nei suoi art studio di New York e Los Angeles ne ha collezionati circa 4 milioni. L'immaginazione ed il talento di Sawaya sono stati protagonisti della sua prima esposizione nel 2007, che ha avuto un enorme successo.
Adesso l'artista debutta a Roma con la mostra allestita al Set - Spazio Eventi Tirso, nel quartiere Salario, dal 28 ottobre al 14 febbraio. "Credo che le mie opere conquistino il pubblico perché i Lego sono giocattoli familiari: così propongo un'arte democratica e accessibile a tutti, in cui ognuno trova il suo approccio" spiega Sawaya, che attraverso una genialità giocosa racconta le emozioni e gli stati d'animo che prova viaggiando o vivendo esperienze quotidiane.

Camminando nel percorso espositivo è possibile trovare oltre 80 lavori in esposti, tutte creazioni in 3D che catturano lo sguardo, creando un mix di colore e movimento, esaltato attraverso la luce e la prospettiva. Si spazia così dalle opere d'arte dei grandi maestri, come "La Gioconda", "La Venere di Milo" e "L'Urlo", a figure umane a grandezza naturale, fino a costruzioni di grandi dimensioni come lo scheletro di un dinosauro T-Rex lungo 7 metri. Tutti capolavori reinterpretati e ricostruiti con grande precisione e tenendo sempre a mente l'elemento fondamentale che caratterizza la mostra: la fantasia.

Non è un caso che la Cnn abbia definito The Art of the Brick una delle dieci mostre da non perdere al mondo e che l'arte di Sawaya sia arrivata, oltre che negli Stati Uniti, sino in Australia, Taiwan, Singapore e Cina.  "Il lavoro di Nathan Sawaya - spiega

 il curatore della mostra Fabio Di Gioia - colpisce immediatamente, forse anche più l'adulto che il bambino. Le opere infatti sembrano tutte facilmente realizzabili: basta avere a disposizione un buon numero di mattoncini e attaccarli secondo uno schema. Ma in The Art of The Brick c'è soprattutto l'elemento del genio, nascosto dal divertissement, che esprime sia l'arte, reinterpretandola, sia la condizione umana. E questo è piuttosto un gioco da adulti".