mercoledì 30 ottobre 2013

Altheo "Mostre": Sainte Chapelle. Mostra/opera collettiva, un progetto di Federico Cozzucoli.


Sainte Chapelle: mostra/opera collettiva. 9-16 Novembre 2013
Un progetto di Federico Cozzucoli.




La Rassegna d'Arte Contemporanea "Gesto Segno Disegno", sabato 9 novembre alle ore 18, presso l'Ex Montegranatico di Donori presenta l'opera "Sainte Chapelle".
 L'artista Federico Cozzucoli, dal 1 Settembre ha messo a disposizione, la sua opera dal titolo "Sainte Chapelle", sintesi e geometrizzazione rappresentativa (in forma di: vetrata gotica digitalizzata e video) della realtà socio politica dopo l’11 settembre 2001, chiedendo di collaborare alla stesura di più opere correlate, tramite un workshop online il cui regolamento è scaricabile dal sito www.federicocozzucoli.net.
 L'opera iniziale è stata esposta alla MEM Mediateca del Mediterraneo di Cagliari in occasione della 9edizione della Giornata del Contemporaneo promossa dalla AMACI Associazione dei Musei d'Arte Contemporanea, adesso arriva a Donori con nuovi contributi artistici provenienti dalla Sardegna, dall'Italia e dall'estero: Siria, Stati Uniti, Germania, Spagna, Inghilterra, Biellorussia... Un vero metling pot artistico di:
Monica Scidurlo, Alessandro Pili, Fabiana Collotto, Tiziana Befani, Sara Montani, Simona Sarti, Matteo Campulla, Violeta Vollmer, Rossana Piras, Francesca Ore, Antonella Albani, Alessandro Severin, Angela Impagliazzo, Marco Tullio Dentale, Serena Damiani, Artekreativa, Gisella Pasquali, Huda Takriti, Elisa Sassera, Annalisa Parisii, Maria Cecilia Bossi, Emanuela Melis, Giovanna Madau, Maura Argiolas, Alfonso Lentini, Lidia Scaravaglio, Massimo Caria, Rozita Fogelman, TAD [Tech+Art+Design], Alessandra Loi, Ina Mindiuz, Sonja Benskin Mesher, Maria Cassatas Tufano, Fiuto, Domenico Severino, Roberto Scala, Fabio Speciale, Gloria Keller, Patrizia Nicolini, Daniela Spoto, Chicco Sabbatella, Gianni Polinas.... l'elenco verrà aggiornato online in tempo reale.

Sabato 9 novembre alle ore 18 verrà presentato lo stato dell'opera un'installazione composta di un'opera digitale intitolata "Vetrata" e l'opera correlata "Vetrata 2" risultato dei contributi in progess del workshop, oltre al video "Sainte Chapelle".

Sabato 16 novembre alle ore 18 verranno mostrate le modifiche e gli incrementi della "Vetrata 2" e il video "Pandora" con nuovi contributi, rispetto alla versione presentata alla MEM il 19 ottobre, anch'essi frutto del workshop online. Il video sarà sonorizzato dal vivo da Roberto Follesa e Filippo Mereu.
In seguito la mostra si sposterà all'Agorà multimediale di Ghilarza.
Il progetto è realizzato in collaborazione con la MEM Mediateca del Mediterraneo di Cagliari e la Galleria Gallarati di Roma, con il patrocino del Comune di Cagliari Assessorato alla Cultura, del Comune di Donori, del Comune di Ghilarza, della Provincia di Oristano.

La mostra sarà accompagnata dal testo critico di Simona Campus, che sottolinea: «L’operazione artistica prende avvio dalle immagini elaborate da Cozzucoli negli anni successivi ai fatti dell’11 settembre e composte virtualmente in forma di vetrata gotica, immagini che chiamano a riflettere sugli equilibri fragili del nostro pianeta, talvolta drammaticamente precari, come ancora in questi giorni di tensione. Nell’universale cappella laica del world wide web, tutte le riflessioni possono essere accolte: immagini nuove, contributo di altre intelligenze e talenti, determineranno modificazioni, alterazioni, contaminazioni. Adottando il metodo relazionale, Cozzucoli intende recuperare la dimensione sociale dell’arte e al contempo affrontare alcuni nodi cruciali dell’estetica contemporanea, relativi all’autorialità e alla fruizione».



Altheo "penisola Italia": Sostieni la libreria più antica d'Italia regalandoti un libro.


Già a rischio qualche anno fa per i troppo elevati canoni di affitto, la libreria Bocca sembra ora vicina ad essere una delle prossime vittime della crisi economica di questo periodo.




Milano: a rischio chiusura la libreria Bocca, la più antica d’Italia
La drammatica richiesta di aiuto campeggia sulla vetrina della storica bottega
“La crisi rischia di farci chiudere. Sostieni la libreria più antica d’Italia regalandoti un libro”. Questa la scritta che da giorni campeggia sulla vetrina della libreria Bocca, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Una frase che è molto di più dello slogan pubblicitario per il lancio di una campagna di sconti messa in piedi per tentare di limitare gli effetti della crisi. 
Quella che sta vivendo la più antica bottega libraria del nostro paese (è stata fondata nel 1775 da una famiglia astignana e, quando era anche casa editrice, ha pubblicato per prima in italiano “Le mie prigioni” di Silvio Pellico e “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud) è infatti una situazione piuttosto drammatica. E che, purtroppo, sembra ben lontana da una felice soluzione. Già a rischio qualche anno fa per i troppo elevati canoni di affitto, la libreria Bocca – che annovera tra i vari riconoscimenti il titolo di “Locale storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali”, la medaglia d’oro della Camera di Commercio di Milano, la qualifica di “Bottega storica” de Comune di Milano) – sembra ora vicina ad essere una delle prossime vittime della crisi economica di questo periodo.
“Ci scambiano per un museo e contrattano sul prezzo dei libri” dice Giorgio Lodetti, l'attuale proprietario, che aggiunge:  “Gli incassi degli ultimi mesi sono stati pessimi, in estate abbiamo appena superato i 1.000 euro. Così non possiamo andare avanti. Ci hanno dato lo status di locale storico: se lo siamo davvero, ci diano una mano”. Ed una mano la libreria Bocca la merita, soprattutto in quanto simbolo di un patrimonio culturale e letterario che non può e non deve essere dimenticato. Neanche a causa della crisi.
“La crisi rischia di farci chiudere. Sostieni la libreria più antica d’Italia regalandoti un libro”. Questa la scritta che da giorni campeggia sulla vetrina della libreria Bocca, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Una frase che è molto di più dello slogan pubblicitario per il lancio di una campagna di sconti messa in piedi per tentare di limitare gli effetti della crisi. 
Quella che sta vivendo la più antica bottega libraria del nostro paese (è stata fondata nel 1775 da una famiglia astignana e, quando era anche casa editrice, ha pubblicato per prima in italiano “Le mie prigioni” di Silvio Pellico e “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud) è infatti una situazione piuttosto drammatica. 
E che, purtroppo, sembra ben lontana da una felice soluzione. 
Già a rischio qualche anno fa per i troppo elevati canoni di affitto, la libreria Bocca,  che annovera tra i vari riconoscimenti il titolo di “Locale storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali”, la medaglia d’oro della Camera di Commercio di Milano, la qualifica di “Bottega storica” de Comune di Milano), sembra ora vicina ad essere una delle prossime vittime della crisi economica di questo periodo.
“Ci scambiano per un museo e contrattano sul prezzo dei libri” dice Giorgio Lodetti, l'attuale proprietario, che aggiunge:  “Gli incassi degli ultimi mesi sono stati pessimi, in estate abbiamo appena superato i 1.000 euro. Così non possiamo andare avanti. 
Ci hanno dato lo status di locale storico: se lo siamo davvero, ci diano una mano”.
Ed una mano la libreria Bocca la merita, soprattutto in quanto simbolo di un patrimonio culturale e letterario che non può e non deve essere dimenticato. Neanche a causa della crisi.




Altheo "Mostre": Auto frantumate come forma d'arte, in mostra a Tel Aviv.


Per Ron Arad il metallo contorto è collezione di fiori appassiti.





Trent'anni di lavoro con il metallo dietro all'ultima mostra ''In Reverse'', con cui l'israeliano Ron Arad celebra l'arte e la bellezza del metallo d'auto frantumato. Nell'inedita installazione l'artista colleziona sei Fiat 500 frantumate sotto la pressa per formare un ideale collage che propone come fiori appassiti. Aperta fino al 19 ottobre al Design Museo Holon, nell'omonima area cittadina a ridosso di Tel Aviv, in Israele, la mostra vuol rappresentare un'interpretazione inedita dell'auto come forma d'arte, lontana dalla retrospettiva convenzionale. 
Nelle sale della mostra ogni auto è fissata al muro ''schiacciata per somigliare all'incidente di un cartone animato o al disegno del bambino, privo di effetto tridimensionale''. Israeliano di nascita e londinese nel percorso d'arte, Ron Arad si è fatto notare per opere entrate nel vissuto quotidiano, come la 'Rover Chair', poltrona ricavata da un sedile d'auto su struttura in tubolare d'acciaio, e per la famosa libreria a serpente 'Bookworm Bookshelf' prodotta dalla Kartell.





Nelle opere di Ron Arad domina l'elemento acciaio, in lamiera elastica oppure in tubi, materiali comuni nella costruzione dell'auto. E non è casuale che l'acciaio sia un elemento dominante nella struttura del museo scelto per la mostra. Il Design Museo Holon è conosciuto per le volute in rosso ruggine e la facciata in acciaio cor-ten, particolare materiale in acciaio autoprotetto dalla corrosione. L'estro di Ron Arad si esprime su opere straziate dalla pressa, affiancate da simulazioni digitali del processo di frantumazione. Una ricerca d'arte in cui l'auto, parte integrante del nostro vissuto quotidiano e oggetto funzionale per eccellenza, è disintegrata perché sia spogliata di ogni firma di utilizzo o funzione. Una fabbrica in senso inverso, legata alla memoria dell'infanzia di Ron Arad segnata dall'amata Fiat Topolino Giardinetta di famiglia. Un'altra dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto l'auto sia protagonista della nostra vita, persino dell'arte.





Altheo "penisola Italia": In Carcere. Vittime e colpevoli in scena.


Succede al “Lorusso e Cutugno” di Torino: sul palco, autori di reato a confronto con cittadini che, invece, i reati li hanno subiti. E il dialogo apre prospettive di riconciliazione.




Un uomo e una donna, l’uno di fronte all’altra. Una platea attenta e silenziosa. Roberto dice di avere fatto un po’ di ’68 a Genova, Paola che è stata femminista, bellissimi anni a Torino. Lui racconta il suo “battesimo”: 24 anni, studente di ingegneria, famiglia borghese, un magazzino da “svuotare”. Bottino: 17 milioni. Un sacco di soldi per un ragazzo anni Settanta: «Cinque li ho investiti subito in una Porsche». E non è più finita. Rapine rocambolesche, spaccio («hashish» precisa). «Ho vissuto come un miliardario senza esserlo». 
Lei dice di quella bicicletta negata da un padre ansioso e autoritario: «Grande, bianca: regalo del mio primo amore. Simbolo della mia libertà». Quando gliel’hanno rubata le è sembrato di perdere tutto.


Roberto è un detenuto. Di galera ne ha fatta tanta e a 64 anni non ha ancora finito. Con quella faccia un po’ così, golf di cachemire, eloquio forbito, occhi da bambino, folgorante sense of humour. Paola è fiduciosa, molto senso dell’altro, sciarpetta millerighe: le piacciono i colori. Vittima di furto: poca cosa, una bici bianca. Eppure per lei era moltissimo. Lui la guarda negli occhi: «Mi daresti del delinquente?». 
La “rappresentazione” è in scena nel carcere Lorusso e Cutugno, Torino. Titolo: Cicatrici e guarigioni: autori di reati e vittime (non esattamente le “loro” vittime) chiamati a confrontarsi. L’ultima replica, aperta a tutti, sarà il 29 novembre presso il Teatro della Cavallerizza Reale. Il pubblico passa i controlli, si inoltra nella tetra infilata di corridoi, il clangore dei cancelli che si chiudono dietro le spalle. 
Quando entri in un carcere non puoi non chiedertelo: com’è che nel mondo è cambiato tutto e non si è ancora trovato niente di meno arcaico del “gabbio” per sanare le ferite della convivenza umana? Pare che la parola carcere venga dall’aramaico carcar, “tumulare”. Può esserci qualcosa di rieducativo nella sepoltura di un essere umano? (tema, come sapete, all’ordine del giorno).


Christian, ragazzone rumeno dallo sguardo triste, seriamente ammalato per la sua ex-vita da tossico, dice che la galera «è molto distruttiva». Anche lui fa parte del progetto, che consiste in questo: non smettere di interrogarsi, anche con la poesia, sui concetti di giustizia e di pena. Non arrendersi all’idea di una remunerazione che non ripara un bel niente, perché le ferite non smettono di sanguinare. 
Otto autori di reati e otto vittime gli uni di fronte agli altri per uno scambio di vissuti. Nessun copione. Paola e Roberto e tutte le altre “strane” coppie si parlano davvero. Accettano di avvicinarsi, di frugare nella propria coscienza e in quella dell’altro. 
Claudio Montagna è il regista del progetto, sostenuto dall’assessorato alla Cultura di Torino e dalla Compagnia di San Paolo, e in collaborazione con Gruppo Abele e altri enti. Da decenni con il gruppo teatrale Teatro e Società lavora a tenere vivi i rapporti tra il carcere e la città, un bacino di 4-5 mila spettatori che seguono con continuità. «Ho in mente una ragazza - dice - rapinata sul portone di casa. Che in quel momento ha pensato: “Chissà se lui si sta sentendo solo come me. Vorrei parlargli”. Su un pensiero come questo, che sfugge ai verbali, si può costruire».


Altheo "Moda": Nuovo corso per Moschino:


Jeremy Scott passa alla direzione creativa del brand, seguito dal 1994 da Rossella Jardini.




Ha lasciato Moschino con una grandissima festa Rossella Jardini, che per la sfilata del trentennale, lo scorso settembre, ha portato in passerella capi storici, personaggi noti e slogan che hanno reso celebre la maison fondata nel 1983 dallo stilista Franco Moschino. Da oggi sarà un altro creativo a dare forma all'identità e all’essenza di Moschino: Jeremy Sco
Nato negli Stati Uniti, questo stilista negli ultimi anni ha prestato la sua creatività a pop star come Rihanna, Katy Perry, Miley Cyrus, Madonna e Lady Gaga, divenendo lui stesso un’icona pop dotata di una potente sensibilità stilistica e di una visione della moda assolutamente unica e inconfondibile.
Spetterà quindi a Scott, a partire dalla nuova collezione Autunno/Inverno 2014-2015, che sfilerà a Milano in occasione della settimana della moda a febbraio 2014, portare una nuova linfa creativa e irriverente nello storico marchio italiano.



martedì 29 ottobre 2013

Altheo "produzioni": "Una terra per Zè". Gli artisti di Altheo Magazine per L'association des femmes amies.


Mostra d'Arte collettiva con gli artisti di Altheo Magazine.
Gli artisti di Altheo Magazine, insieme, per acquistare un campo per l'association des femmes amies in Africa Occidentale in collaborazione con la Proloco di Pozzuoli.


Pozzuoli: Palazzo Toledo
Giovedì 31 ottobre ore 17.30-19.30 Inaugurazione.
Venerdì 1 novembre e Sabato 2 novembre ore  9.30 - 19.30.







ASSOCIATION DES FEMMES AMIES
L’associazione “Association des Femmes Amies” (AFA), nata nel 1998 dall’iniziativa di donne africane che operano al servizio della popolazione locale, specie donne e minori, è un’organizzazione apolitica e senza scopo di lucro attiva in tre dipartimenti del Benin (Littoral, Atlantique e Oueme), Stato dell'Africa occidentale tra i più poveri del Continente.

L’associazione ha tra i suoi obiettivi il contrasto al traffico di esseri umani e al lavoro minorile, pratiche tristemente note in Benin, la promozione della scolarizzazione, specie tra le bambine al fine di arginare il loro impiego nel lavoro nero ed il fenomeno del traffico di minori, la creazione di centri per la formazione di base e professionale, l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione sui diritti delle donne, lo sviluppo di attività economiche al femminile, l’integrazione socio-economica e culturale delle donne e il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

In questo quadro, con il contributo di 10.000 euro di un gruppo di amici italiani, nel 2011, l’associazione ha realizzato la costruzione di un pozzo di acqua potabile a pompa elettrica nel villaggio di Dodji, situato nel distretto di Dodji–Bata (Comune di Zê). Beneficiari del progetto sono i bambini del Centre d’éducation alternative, creato dall’associazione nel villaggio di Dodji, nonché la popolazione del Comune di Zê e dei villaggi limitrofi. La costruzione del pozzo ha consentito di: migliorare le condizioni di salute e igienico-sanitarie e, in particolare, di ridurre il tasso delle malattie dovute all’utilizzazione di acqua non potabile; contribuire allo sviluppo economico-sociale della popolazione locale; promuovere nel Centre d’éducation alternative attività generatrici di reddito per le donne del luogo (orticoltura, allevamento, trasformazione dei prodotti agricoli).
Quest’anno, l’associazione intende procedere all’acquisto di un appezzamento di terreno nel comune di Alada. 

Questo sarà destinato alla coltivazione di prodotti agro-alimentari al fine di garantire una sufficiente ed adeguata alimentazione a tutti i giovani apprendisti che frequentano e frequenteranno in futuro la scuola di formazione AFA presente sul territorio.
In sintesi il progetto:

Acquisto di 2 ettari di terreno nel comune di Alada per coltivare mais e manioca (Proprio dai tuberi della manioca si ottiene una farina ricca in amidi (cassava) che si presta a moltissimi usi in cucina, anche se il suo valore nutrizionale non è particolarmente elevato. 
Una tipica preparazione a base di manioca è il garì ottenuto dalla macinazione del tubero che viene poi fatto fermentare per uno o due giorni, privato dell’acqua e infine arrostito. 
Il garì, una volta cotto ed essiccato, può essere conservato molto a lungo.) 
La manioca e il mais costituiscono i due alimenti base dell’alimentazione beninese. 
Con questa produzione l’associazione avrebbe a disposizione in modo permanente la Pate(alimento base).
Assunzione di agricoltori per la coltivazione di mais e manioca.
Produzione di legumi, peperoni e pomodori.
Una parte di questi sarà destinata alla produzione di condimenti, mentre il resto sarà venduto al mercato per l’acquisto di olio, sale, pesce etc...). Il pozzo costruito nel 2011 permetterà l’irrigazione di tali prodotti.




Gli artisti




Linda de' Nobili



Alessandra D'Amico



Marina Sgamato



Roberta Ferrari



Valeria Boccarossa



Francesco Costigliola



Mauro Piccoli



Costantino Sgamato



Altheo Magazine ringrazia: Elena Russo e Sabrina Rocco.





lunedì 28 ottobre 2013

Altheo "profili": Elena Arzani.




Elena Arzani è una designer, nata nel 1974, ha perseguito i suoi studi Universitari presso il Central St. Martin's di Londra, acquisendo una formazione culturale piuttosto eterogenea.
La passione per la fotografia nasce in tempi remoti, quando da bambina inizia a ritrarre scene di vita quotidiana e la ruralità della campagna che la circonda, ma è soprattutto in Inghilterra, che il contatto con etnie diverse ed un panorama artistico frizzante, alimentano il suo desiderio di trovare un linguaggio in grado di oltrepassare le barriere multiculturali.
Linguaggio che lei rintraccia nell'uso dei simboli, pertanto i soggetti del mondo fotografato diventano "pretesti metaforici" per esprimere un concetto, un'emozione, nel tentativo di universalizzarne il contenuto.




I suoi progetti coprono lunghi lassi temporali, diventando talvolta compagni di un viaggio che attraversa lo spirito di  luoghi e persone diverse.
"Pathos" riflette la visione del credo spirituale e filosofico, ed esprime il senso di attesa ed aspettativa verso sè stessi ed il ruolo delicato e precario che si riveste all'interno della vita.
‘Ladies and Folks of London’ focalizza l'osservazione di una metropoli indaffarata, che vive in bilico tra tradizioni culturali semplici e complessi messaggi dei media, mantenendo un'identità e bellezza quasi femminile.
"Loss" indaga invece lo sconvolgimento emotivo derivante da lutto, dalla morte reale o da quella percepita di un sentimento. La chiusura dell'animo che si flette, piegandosi su sè stesso fino all'esasperazione dell'introversione. L'annegamento nell'elemento dell'acqua, simbolo opposto di vita e nascita. Un progetto articolato in più immagini a formare quasi un percorso narrativo simile allo story-telling.




Molti altri sono i progetti "in corso di divenire", perchè come sottolinea Elena: "I pensieri sono in continuo movimento, così come lo sono la vita e lo spirito. Tutto muta, si completa e trasforma, ogni qualvolta entra in contatto con una nuove identità od esperienze. La magia del tempo, che fuso con note musicali dona la musica, dona colori nuovi al flusso della coscienza, arricchendola di contenuti che come uno specchio, trovano nel mondo esterno la loro collocazione e rappresentazione. Tutto ciò che occorre è lo sguardo, un filtro del cuore che richiede la paziente abnegazione di restare umile e pulito, per essere in grado di cogliere i dettagli senza imporre su di loro un fuorviante giudizio e senza contaminarli con le ebbrezze dell'arrogante ego".




Difficilmente ci sarà dato di conoscere molti dettagli della vita di Elena, che preferisce lasciare intuire e narrare dai suoi scatti a tratti autobiografici.




Altheo"proposte": La Vivisezione dell'altro. Isabella e Tiziana Pers.


martedì 29 ottobre alle ore 15
Università degli Studi di Udine
viale Ungheria 49 (sala A) Udine





RAVE East Village Artist Residency, in collaborazione con ALL (Associazione Laureati in lingue dell’Università di Udine) e LAV (Lega Antivivisezione Onlus Udine), e con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, è lieta di presentare la conferenza di Leonardo Caffo dal titolo: ‘La vivisezione dell’altro. Specismi e antispecismi contemporanei’, che si terrà martedì 29 ottobre alle ore 15 presso l’Università degli Studi di Udine, in viale Ungheria 49 in aula A. La data dell’evento coincide con gli ultimi giorni della raccolta firme ‘Stop vivisection’, che ha appena raggiunto la storica quota di 1.000.000 di firme.

Si tratta di un’iniziativa popolare di cittadini europei che chiede l’abrogazione dell’ultima direttiva europea del 2010, che tanto sdegno aveva sollevato per aver considerato la sperimentazione solo da un punto di vista economico peggiorando notevolmente la situazione, permettendo persino la vivisezione senza anestesia, e su cani e gatti randagi.
Tale tipo di iniziativa popolare costituisce quindi un nuovo efficace strumento per proporre un atto legislativo su questioni per le quali l'UE ha la competenza di legiferare. Le condizioni necessarie sono che almeno 7 stati membri raggiungano una quota minima (e a una settimana dalla scadenza già 10 paesi l’hanno abbondantemente superata) e che il totale raggiunga almeno 1.000.000 di firme.
Siamo quindi di fronte a un cambiamento epocale, perché tutta Europa si è unita in un movimento partito dal basso, e giovedì 24 ottobre ‘Stop vivisection’ ha raggiunto e superato la soglia. L’Italia si è dimostrata il cuore pulsante dell’iniziativa, il paese che ha portato il maggior contributo, con più di 550.000 firme. Si tratta di numeri che invitano a riflettere sulla volontà di abolire la vivisezione oggi, e sulla grande forza che la posizione di ogni singolo cittadino può assumere. Proprio per questo motivo i promotori invitano a continuare a firmare, e lo si può fare anche on-line fino al 31 ottobre sul sito: http://www.stopvivisection.eu/it.
Mai momento potrebbe essere più propizio per attivare una riflessione filosofica sul senso della vivisezione, e più in generale sul delicato rapporto esistente tra l’uomo e le altre specie.
Nelle parole di Leonardo Caffo: "Una società che basa il suo progresso scientifico sulla morte degli altri animali, umani e non umani, è destinata al fallimento morale. Perché se non siamo capaci di immaginare un futuro senza violenza, sarà la violenza che ucciderà il nostro futuro".
Leonardo Caffo (Università degli studi di Torino) è dottorando in Filosofia Teoretica, membro del Labont: laboratorio di ontologia e Associate Fellows dell’Oxford Centre for Animal Ethics. Ha diretto e fondato le riviste Animal Studies e Rivista Italiana di Filosofia Analitica Jr. e collabora, abitualmente, per le pagine culturali di diversi settimanali e con Rai Scuola per Rai Filosofia. È curatore di, e con Maurizio Ferraris, del volume Filosofia Globalizzata (Mimesis, 2013) e, tra i suoi ultimi libri, si segnalano La possibilità di cambiare (Mimesis, 2012) e il discusso manifesto antispecista Il maiale non fa la rivoluzione (Sonda, 2013). Per le edizioni GoWare dirige la collana “Noi Animali” dove è stato pubblicato il libro digitale interattivo, scritto insieme a Valentina Sonzogni, Un’arte per l’altro: l’animale nell’arte e nella filosofia (2013).
La conferenza si propone come momento d’incontro che porta tre differenti realtà a convergere su di un terreno comune. Difatti se da un lato RAVE coniuga il biocentrismo con la ricerca artistica contemporanea, ALLpromuove eventi e scambi letterari e culturali, in particolar modo riguardo ai partnership studies, e LAV unisce l’attivismo alla diffusione di un pensiero antispecista.



Tiziana Pers


Isabella Pers


domenica 27 ottobre 2013

Altheo "Tribute": Ciao Lou. "Il genio maledetto".


Il genio maledetto del rock, leader dei Velvet Underground, aveva 71 anni. Ad annunciare la morte la rivista Rolling Stone sul suo sito, senza specificare le cause.






Mondo della musica in lutto: è morto Lou Reed. Lo scrive Rolling Stone nel suo sito online. Il genio maledetto del rock aveva 71 anni e, per il sito della celebre rivista, le cause della morte sarebbero sconosciute. Famoso come solista e come leader dei Velvet Underground, Reer era nato negli Usa il 2 marzo del 1942, a Brooklyn.



Lou Reed, vero nome Louis Allen Reed, voleva fare il musicista ispirandosi al rock and roll. Suona la chitarra e incide presto un singolo con una band chiamata The Shades. Ma la sua attività e i suoi orientamenti sessuali preoccupano i genitori che lo mandano ad un centro psichiatrico per farlo curare e viene anche sottoposto all'elettroshock cosa che cambia profondamente la sua vita.



La nascita dei Velvet Underground - All'inizio degli anni '60 si iscrive alla Syracuse University dove studia con il poeta Delmore Schwartz che lo influenza fortemente. Si sposta poi a New York dove diventa compositore pop professionale per la Pickwick Record. Qui conosce John Cale, con il quale nel 1966 fonderà i Velvet Underground. Il famoso album con la banana in copertina arriva nel 1967, si chiama The Velvet Underground & Nico, ed è prodotto da Andy Warhol. Nel '68 esce White Light/White Heat. Ma è a Londra che nel 1970 incide il suo primo album solista Lou Reed, anche se i Velvet Undergroud si riuniranno poi nel 1993 per un grande tour mondiale.


Il capolavoro "maledetto" - A Londra nei primi anni '70 incontra David Bowie e nasce la loro collaborazione. Con Bowie inizia anche la trasformazione con il look glam del 1972, da cui nasce Transformer che lo lancia facendolo diventare un idolo. Del 1973 è il suo capolavoro maledetto, Berlin che parla di una coppia di tossicodipendenti. Nella sua lunga carriera, fatta di colpi di scena, nel 2000 esce con Ecstasy che ricorda il Lou Reed degli anni Settanta. Tra gli ultimi lavori The Raven, del 2003, tratto dalle poesie di Edgar Alla Poe. Nell'aprile 2008 si è sposato con una cerimonia privata in Colorado con la compagna Laurie Anderson.
A luglio il ricovero in ospedale - Il primo luglio 2013, stando a quanto riferito dal New York Post, Lou Reed e' stato ricoverato d'urgenza in un ospedale di Long Island, a New York, il Southampton Hospital, per una acuta forma di disidratazione. Nel maggio precedente, Reed si era sottoposto ad un trapianto di fegato.




Altheo "Profili": Marina Sgamato.


Altheo adora lo stile raffinato "luce, non luce" della giovane fotoreporter di Pozzuoli, incontrata durante "Il Paese dei Balocchi" in compagnia di un'ottima tazzina di caffè.






Marina Sgamato nasce a Napoli nel 1986.
Dopo il diploma di maturità classica e la laurea triennale in Conservazione dei Beni Culturali, consegue la laurea specialistica in Storia dell’Arte.
Scopre la passione per la fotografia a 19 anni durante un viaggio a Vienna, grazie ad un fortunato scatto fortuito.






Collaboratrice delle testate giornalistiche indipendenti L’Iniziativaepressonline.netPozzuoli Magazine e SlowTour Campi Flegrei, è fotografa ufficiale di Malazè, dello studio di produzione audiovisiva BraInHeart, di A Corto di Donne e di altri eventi flegrei.
E' stata fotografa di scena per Mater Mediterranea, documentario girato dal regista Giuseppe Ferrara a Napoli e ha partecipato a diversi concorsi fotografici nazionali e internazionali, riportando importanti riconoscimenti (tra questi: Mercedes Best Performance, Egypt International Photo Contest, Pink Lady Food Photographer of the Year, Social World Film Festival).






Esposizioni Personali:
- Man's Land @Liquid House di Pozzuoli (3 Febbraio/30 Marzo 2012)
- Man's Land @Lux in Fabula (25 Maggio / 15 Giugno 2012)
- Miscellanea @Art Garage (20 Aprile/24 Maggio 2012)
- Pleasant Street @Live Tones (Febbraio 2013)
- Fragmenta/Photo di Scena @Penguin Cafè (5/15Giugno 2013)





Collettive:
- “Napoli sopravvissuta… oltre la crisi”, Casina Vanvitelliana, Napoli (21-22 Maggio 2011)
- “Periferie: l’altra faccia della città”, Kestè, Pozzuoli (Ottobre 2011)
- “Periferie: l’altra faccia della città”, SoBar, Pozzuoli (Novembre 2011)
- "Loro di Napoli", San Severo al Pendino, Napoli (Marzo 2012)
- "Manod'Opera", Casina Vanvitelliana, Napoli (12-13 Maggio 2012)
- "Corpore", Bacoli Napoli, 25-29 Luglio 2012)

Giuria:
Presidente di giuria per il concorso fotografico "Pozzuoli - Ieri, oggi e domani", indetto dalla Pro Loco di Pozzuoli.