martedì 23 luglio 2013

Altheo "Mostre": Modena celebra John Lennon.


 13 settembre – 20 ottobre 2013, Palazzo Santa Margherita,  Modena.




A settembre Modena dedicherà una rassegna dedicata al mito di John Lennon. Dal 13 settembre, infatti sarà la sede di Palazzo Santa Margherita ad ospitare All You Need is Love, titolo preso in prestito da una delle più famose canzoni del poliedrico artista ( scritta con Paul McCartney), morto assassinato l’8 dicembre del 1980 a New York.
La mostra, curata da Enzo Gentile, Marco Pierini, Antonio Taormina e promossa dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, col sostegno di Hera Group e di Beatlesiani d’Italia Associati, intenderà raccontare allo spettatore il grande talento multiforme di John Lennon.




Naturalmente portato per il disegno, tramite il quale era solito fermare pensieri, idee e fantasie, Lennon ha fatto dell’arte visiva un’attività vera e propria solo dopo l’incontro con Yoko Ono, con la quale, tra anni ’60 e ’70 ha anche  realizzato alcuni video, come SmileFlyUp Your Legs e Rape, tutti quanti presenti nel percorso modenese.
Tra i lavori più interessanti, senza dubbio, la cartella di 14 litografie intitolata Bag One, realizzata da Lennon  nel 1969 come regalo di nozze per la sua musa ispiratrice, esposta per la prima volta il 15 gennaio 1970 alla London Arts Gallery e immediatamente sequestrata da Scotland Yard per il tasso di erotismo ritenuto troppo elevato. Il tratto di Lennon in questi disegni è visibilmente agile e leggero.





Saranno presenti all’interno della mostra anche tutte le locandine e i manifesti di grande fantasia disegnati per il lancio italiano di Come ho vinto la guerra, film di Richard Lester interpretato dallo stesso Lennon nei panni del soldato semplice Gripweed. Qui John appare per le prima volta con gli occhiali dalla tonda montatura, divenuti poi suo segno di riconoscimento in tutto il mondo.
All You Need is Love riserverà anche uno spazio alla letteratura nell’House organ della Galleria Civico 103, numero speciale dedicato alla mostra, col racconto in versi Toy Boy, non incluso tra gli scritti ufficiali di Lennon e mai, prima d’ora, tradotto in italiano, dove si colgono i sottili giochi di parole, i racconti surreali e le poesie nonsense che l’hanno contraddistinto negli anni.
La Galleria Civica di Modena, infine, si priverà momentaneamente di uno dei suoi pezzi più noti, la fotografia scattata da Annie Leibovitz nel 1980 che ritrae il cantante nudo abbracciato a Yoko Ono a poche ore dal suo assassinio. 


INFORMAZIONI UTILI: 
All You Need is Love

John Lennon artista, attore, performer

Palazzo Santa Margherita – Corso Canalgrande 103, Modena

Dal 13 settembre al 20 ottobre 2013
Orari: mercoledì-venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 – Sabato, domenica e festivi dalle 10.30 alle 19.00



Altheo "Il Paese dei Balocchi": Prima parte: Milano, la partenza.


"Il Paese dei Balocchi": Prima Parte. Milano, la partenza.

Conoscere gli artisti italiani tramite immagini video ed interviste, è alla base del nuovo Format di Altheo Magazine.
Dal 22 luglio al 9 settembre 2013.
Alla scoperta dei dubbi, dei progetti, dei sogni, delle delusioni e delle vittorie dei nuovi talenti di tutte le forme artistiche.
Una passerella anche per far conoscere nuove gallerie d'arte e nuove proposte nella nostra incredibile penisola.
Tutto questo "raccontato" con un viaggio on the road.
Questa volta...parlano gli artisti!






E’ la coscienza di una commistione sacro-profano che ci fa accettare la vita in tutte le sue sfumature, ogni attimo della nostra esistenza è la manifestazione di una scintilla pronta a cancellare il buio, a dare un senso anche ai momenti più oscuri e angoscianti, a dar forma a un disegno di aurea e leonardesca proporzionalità.
Ogni gesto ricalca un percorso umano, si innesta nel solco di una storia che si ripete, esattamente come la Velasca ricorda l’architettura di Milano medioevale, con le sue torri sostenute da mensole, come ansiose di acquisire spazio, di guadagnare un senso prospettico più alto : è una sorta di dialogo a distanza tra le due costruzioni, uno sforzo civile che si fonde in un messaggio religioso.
Solo chi non ha cuore né occhi, chi vive solo in superficie e osserva il mondo “in orizzontale”, incapace di alzare lo sguardo, può dire che Milano è una città grigia e brutta, pregiudizialmente dedita esclusivamente al lavoro : è invece una “città che ti abbraccia” (come diceva Soldati), ricca di monumenti grandiosi e avvolti da un silenzio quasi metafisico, non chiassosi e invadenti, una città che, nel suo caos creativo e ovattato, custodisce tesori discreti e poetici (soltanto la chiesa di San Satiro vale un viaggio a Milano !) e non vive di scenografici ricordi, ma col perenne desiderio di sfiorare il cielo con un dito, come le guglie del Duomo, giacomettiane stalagmiti che paiono una selva di braccia distese a toccare una reliquia preziosa, in una simbolica processione di dedizione religiosa e sociale.







Alberto Lattuada
Una volta girovagavo nei desolati quartieri periferici e vagabondavo lungo i terrapieni delle ferrovie, affascinato dal pittoresco romantico di Porta Ticinese, dei canali. Adesso c’è la metropoli dei grattacieli, la city un po’ avveniristica, un po’ provinciale: un misto tra il risotto e l’acciaio, che mi diverte.

Antonio Mazzi
Milano sta vivendo un momento di oscurantismo, ma ne verrà fuori. Ci impiega poco a tornare grande: deve solo liberarsi dei politici che non capiscono la cultura ambrosiana o che l’hanno ripudiata.


Antonio Scurati
Vorrei che Milano tornasse la città insorta del 1848, piena di virgulti e voglia di cambiamento, una Milano dove l’interesse privato e particolare venisse messo da parte per fare spazio al bene comune.








Claudio Abbado
Milano di oggi non è certo un luogo dove si sostiene la cultura. E neanche il resto, date le condizioni di degrado ambientale in cui versa. Peccato, meriterebbe ben di più.


Enzo Biagi
A Milano gli affari si combinano con un colpo di telefono, a Palermo anche con un colpo di lupara

.
Eugenio Montale 
Milano è un enorme conglomerato di eremiti.

Gianni Biondillo
Sul marciapiede era ormai un misto di schifo e lastre di ghiaccio. Erano ventiquattro ore che non nevicava più ma il cielo prometteva bufere scandinave. La città non riposava, comunque. Ubriachi di spirito controriformistico i milanesi sfidavano gli dei continuando ad andare al lavoro come fosse una qualsiasi giornata di primavera.


Giovanni Verga
Sì, Milano è proprio bella, amico mio, e credimi che qualche volta c’è proprio bisogno di una tenace volontà per resistere alle sue seduzioni, e restare al lavoro.


Giuseppe Bianchetti
Se quand’era tempo avessi potuto compiacere ad un mio desiderio, io sarei andato a vivere alcuni anni a Napoli, alcuni a Milano. Queste due città, una per la sua grande popolazione, l’altra per molte particolari condizioni, sono da qualche tempo la stanza del pensare filosofico in Italia.








Giuseppe Genna
È una città che, quando la pioggia la lava, si sporca.


Kazuo Ishiguro
So che è famosa per la moda e per il Milan. Conosco Franco Baresi, per esempio.


Stefano Bollani
Milano non è più il centro nevralgico del jazz italiano di una volta. Eppure ci sono tanti musicisti che vengono da qui: ci vorrebbe più iniziativa da parte delle istituzioni, non dico più soldi, ma almeno la capacità di spenderli meglio.






sabato 20 luglio 2013

Altheo "Incontri musical":Bordighera: stasera, nell’ambito dei Concerti della Loggia, spettacolo musicale a Villa Regina Mergherita.


Freddy Colt incontrerà il chitarrista italo-svizzero Lorenzo Herrnhut-Girola, apprezzato musicista in ambito jazz.




Dopo il successo del primo concerto, tenuto lo scorso 6 luglio, prosegue la serie di serate sotto l’insegna di “Freddy Colt incontra…”, nell’ambito dei Concerti della Loggia a Villa Regina Margherita. Se il fascino e la vocalità anglosassone di Joanna Rimmer erano stati la caratteristica del primo concerto, il nuovo appuntamento regalerà al pubblico bordigotto differenti atmosfere ed emozioni.
Domani sera alle 21,30 Freddy Colt incontrerà il chitarrista italo-svizzero Lorenzo Herrnhut-Girola, apprezzato musicista in ambito jazz, questa volta “rapito” dalla musica strumentale di fine Ottocento e primi Novecento per strumenti a pizzico: serenate, valzer lenti, barcarole, boleri e intermezzi erano di gran moda nei salotti aristocratici del tempo, e senz’altro anche nei saloni che hanno ospitato la Sovrana sabauda negli anni ’20. Per questo il concerto è intitolato “il mandolino della Regina Margherita”… È vero comunque che la prima Regina d’Italia coltivava la musica da buona dilettante, suonando l’organo, il pianoforte e il mandolino, attorniandosi di celebri compositori e finanziando società filarmoniche e circoli mandolinistici. Un mecenatismo d’altri tempi, ovviamente.
Il maestro Freddy Colt suonerà un mandolino di foggia americana, disegnato dalla fabbrica Gibson negli anni ’20, mentre il maestro Lorenzo Herrnhut accompagnerà con la chitarra classica brani di Raffaele Calace, Amedeo Amadei, Vittorio Monti, J.B. Boldi, e degli autori locali Redento Raimondo e Nicodemo Bruzzone.
L’appuntamento di chiusura della rassegna si terrà il prossimo 24 agosto con la sua “Compagnia de’ Musici Viandanti”, una compagine di giovani musicisti che presentano – in costume d’epoca – le musiche e le storie tipiche della corte medioevale.
La formula d’accesso prevede la visita al Museo di Villa Regina Margherita più lo spettacolo nella magnifica Loggia affacciata sul parco, con biglietto a euro 10,00. È anche possibile consumare un buon aperitivo nella caffetteria panoramica con soli 3,00 euro in più. Il concerto, per sole 80 persone, ha inizio alle ore 21,30. 


Altheo "News": Milano e l'incapacità di fare sistema Oltre l’affaire Dolce & Gabbana la moda arranca.







Tre giorni di serrata. Nel quadrilatero della moda milanese, Dolce & Gabbana abbassa la saracinesca della boutique di via della Spiga (oltre a quella dell’edicola, del Martini Bar, del barbiere e del Ristorante Gold del marchio). E tutta la “città della moda” non parla d’altro. «Chiuso per indignazione. Closed for indignation», è scritto sulle vetrine. Tra turisti curiosi che, increduli, spingono invano le maniglione delle porte a vetro nel tentativo di entrare comunque. Una reazione “spettacolare”, come il sistema della moda insegna, in risposta alla dichiarazione dell’assessore al Commercio del Comune di Milano Franco D’Alfonso: «Non bisognerebbe concedere spazi simbolo della città a personaggi famosi e marchi vip che hanno rimediato condanne per fatti particolarmente odiosi in questo momento di crisi economica come l’evasione fiscale» (riferendosi alla condanna in primo grado dei due stilisti a un anno e otto mesi). Stefano Gabbana su Twitter si era già sfogato (anche troppo): «Comune di Milano Fate schifo!!!»; «Vergognatevi!!! Ignoranti» e «fate schifo e pietà!!!». Ma non è bastato. Ed è arrivata anche la serrata. In una Milano in cui moda e politica non vanno proprio a braccetto. Se è vero che il sindaco Giuliano Pisapia fatica a indossare persino lo smoking per la prima della Scala. 
«Mentre a Downing Street David Cameron riceve personalmente stilisti e buyer per sostenere la moda inglese, a Milano si litiga con gli stilisti a suon di battute infelici e reazioni eccessive, anziché aprire Palazzo Marino (sede del Comune, ndr) alla moda », commenta Fabiana Giacomotti, docente di Scienze della moda all’Università “Sapienza” di Roma e collaboratrice di testate come Il Foglio.


Certo, rispetto ad altri grandi nomi della moda milanese, Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono un po’ degli outsider. Stamattina sui giornali i due stilisti hanno comprato una doppia pagina di inserzione a pagamento per spiegare il senso della protesta (e i loro avvocati si sono addentrati nei tecnicismi fiscali per provare a smontare le accuse mosse agli illustri clienti). «Hanno ricevuto molto dalla città, come hanno avuto modo di ricordare loro stessi in altre occasioni, ma al contrario di altri stilisti che hanno intrapreso iniziative per migliorare alcuni spazi pubblici, offrire fondazioni, mostre, restauri, hanno sempre e solo lavorato per se stessi. Non fanno neanche parte della Camera della moda». Pur senza mai dichiararlo, non hanno mai nascosto simpatie per il centro-destra, dunque in direzione opposta a quella della giunta milanese. I due stilisti, rappresentanti a modo loro del mondo paillettato berlusconiano, nel 2009 ottennero dall’amministrazione Moratti l’Ambrogino d’oro, l’Oscar milanese per eccellenza per aver contribuito a valorizzare l’immagine di Milano nel mondo.


Ma caso D&G a parte, quella che si è aperta a Milano è una discussione sull’intero sistema della moda, che in Italia ha un fatturato di 51 miliardi di euro. Ma che negli ultimi anni rischia di perdere una posizione dominante non tanto rispetto a Parigi, tornata ad occupare stabilmente un ruolo che detiene da secoli, ma nei confronti di New York e, soprattutto, Londra, nazione che se vanta un primato nella formazione, non ha alcuna rilevanza produttiva nel settore. Le ragioni di questo improvviso distanziamento sono molte e affondano le radici negli ultimi due decenni. Innanzitutto, nel nostro Paese i grandi marchi del made in Italy, con le dovute eccezioni come Ferragamo, Zegna o Prada, sono «grandi singoli», spiega Giacomotti, ancora di prima generazione e gestite dagli stessi imprenditori che le hanno lanciate e che sono tendenzialmente restii ad affidarsi a manager esterni. Ognuno lavora per sé, in un clima di rivalità e di frammentazione enfatizzato dalla nostra naturale propensione all’individualismo. «In Francia, ad esclusione di Chanel e di Hermès, i giochi sono fatti invece da due soli soggetti, i due agglomerati del lusso Kering e Lvmh, che gestiscono marchi talvolta plurisecolari come Vuitton secondo logiche di gruppo, e che sono dotati di una forza d’urto micidiale sui mercanti mondiali». È un sistema diverso, insomma.
Su un altro piano, ma secondo logiche simili si muove New York, che nonostante non abbia «neanche lontanamente il livello di creatività di Parigi o Milano, è una delle città leader al mondo, pompata dai gruppi editoriali e soprattutto dalla politica. La first lady Michelle si fa un punto d’onore di vestire solo i giovani stilisti americani, in questo sostenuta da tutti, cittadini compresi, come faceva l’imperatrice Eugenia in Francia centocinquant’anni fa: bauli Vuitton, abiti di Worth. In Italia, chiunque indossasse moda griffata, verrebbe sommersa dalle critiche». 
Proprio quello che manca in Italia. «La politica, in quanto istituzione, non sostiene in nessun modo la moda», dice Giacomotti, «non basta dire in continuazione “La moda è fondamentale per l’Italia”. Bisogna passare ai fatti. Apriamo Palazzo Marino nei giorni delle sfilate. L’industria non è fatta solo di tute blu che fabbricano tondini, ma anche di chi lavora alla macchina da cucire per cucire gonne». Nel frattempo, «in questi ultimi quindici anni centinaia di migliaia di addetti dei distretti del tessile o di quel che ne rimane sono scomparsi nel silenzio generale». Così come è accaduto in tutti questi anni che molti brand italiani siano stati acquisiti da gruppi stranieri, «ma solo ora che Lvmh ha comprato Loro Piana si grida allo scandalo. Negli anni in cui tutto andava bene ci siamo persi tanti pezzi di storia senza che nessuno alzasse un sopracciglio, ora che tutto va male la notizia di Loro Piana scatena l’inferno». 


In tanti hanno commentato che «se ci fosse un sistema bancario sviluppato questo non sarebbe successo». «Ma ci siamo dimenticati il caso di Hdp?», chiede Giacomotti. La holding del lusso era finanziata a fiumi dai salotti buoni della finanza milanese, Mediobanca in testa. Poi finì nelle mani di Maurizio Romiti, e si sa come è andata, o meglio si finge di dimenticarlo. Ora il primo dei suoi acquisti, Valentino, è finito nelle mani dell’emiro del Qatar e funziona benissimo, una meraviglia”. Tentò Gianluigi Facchini con Fin.Part, processo per bancarotta non ancora concluso, provò Tonino Perna con It Holding, stessa fine, provarono i Burani, terzo fallimento. Agli inizi degli Anni Duemila, tentò la strada del polo del lusso, “lusso minimalista” come si disse all’epoca, anche Prada, prima acquisendo Fendi con Lvmh (poi ne uscì, molto più ricca) poi comprando Jil Sander e Helmut Lang. In quel caso, però, giocarono a sfavore il periodo storico, una minor forza di impatto sia in termini di liquidità sia di rilevanza del gruppo sui mercati internazionali rispetto ad oggi sia le difficoltà riscontrate nel gestire sotto un unico tetto le logiche specifiche dei due marchi. 
Proprio la holding italiana fondata dai fratelli Prada nel 1913, negli stessi giorni in cui i giornali raccontano la diatriba tra Dolce & Gabbana e l’assessore milanese, ha comprato due pagine del Corriere della sera e La Repubblica (a sinistra), per dire che «Prada è una realtà internazionale ma è a Milano che ha le sue radici». Certamente la pubblicazione era già stata programmata, ma fa effetto vederla proprio in questi giorni. «Prada sta puntando molto sulla milanesità», spiega Giacomotti, «Miuccia Prada è legata molto a questa città, è emblema dello stile milanese, è qui che il marchio ha il suo headquarter. E poi è molto impegnato nella Camera della moda». 
L’associazione nazionale che rappresenta gli stilisti italiani per anni è stata al centro di diatribe tra i grandi nomi. Ma ora pare che la volontà si sia ricompattata e nel consiglio sono entrati Patrizio Bertelli (Prada), Zegna e anche Loro Piana, questi ultimi membri anche di Sistema Moda Italia (Smi), aderente a Confindustria, l’associazione dei produttori tessili. Potrebbe essere una bella occasione per migliorare anche il sistema dell’associazionismo del sistema, a sua volta frammentato. «Per anni la Camera della moda è stata accusata di occuparsi solo del calendario delle sfilate: con il nuovo consiglio potrebbe fare, finalmente, politica di settore». 


Questo, dice Giacomotti, «potrebbe essere infatti un momento di riscossa per il sistema della moda italiana. Ci si è resi conto che la situazione stava sfuggendo di mano. Milano è il collettore per gli imprenditori del Nord e del Centro, che magari non hanno nella città il proprio polo produttivo, ma che a Milano hanno  mantenuto gli headquarter. E poi a Milano resiste, e resistere è il verbo adatto, l’editoria. Con qualche impegno maggiore potrebbe riprendersi anche la produzione foto e video, per anni trascurata a favore delle società straniere, americane in particolare. Abbiamo a lungo trascurato fotografia e grafica, noi che ne siamo stati leader per tutto il Novecento. Ma anche la moda ha le sue mode». Quello che ancora manca, invece, «è la connessione tra turismo e moda, come a Firenze è stato fatto con Pitti». 

Nomi noti a parte, però, Milano è anche terreno fertile per l’affermazione di nuovi marchi. «Prendiamo Aquilano Rimondi, i due neoquarantenni che hanno vestito Luciana Littizzetto all’ultimo festival di Sanremo, ma anche Gabriele Colangelo». Quello che la Camera della moda potrebbe fare, per esempio, è «lasciare posizioni migliori agli emergenti e chiedere di lasciare a chi va in passerella sostenuto solo dalle royalties dei profumi ma non manda in produzione quanto presenta». Anche perché non è fatta solo di sfilate o spettacolo. «Quelli che vanno in passerella sono solo una parte, rilevante ma non totale, del sistema. Pensiamo alle presentazioni negli showroom. Per alcuni non ha senso sfilare. E i marchi degli accessori, al contrario rilevantissimi per la moda italiana, vedi Tod’s o Zanotti, organizzano presentazioni di grande impatto ma non sfilano». 
E a Milano sono proliferate anche le scuole di moda. Alcune di eccellenza, altre molto meno. «Fioriscono tante trappole, che coltivano il sogno di tanti giovani di diventare stilisti o direttori creativi. Quando le figure più ricercate al momento sono quelle di modellista o prototipista. Professioni che pochi vogliono svolgere, tanto che Fendi ha aperto una scuola interna. Eppure sono mestieri strapagati: lo stipendio di un prototipista è paragonabile a quello di un quadro dirigente». 


venerdì 19 luglio 2013

Altheo "proposte" Different Pulses. Festival delle Arti Immateriali. Isabella e Tiziana Pers.


DIFFERENT PULSES - FESTIVAL DELLE ARTI IMMATERIALI
I edizione
Cividale del Friuli, 06-20 luglio 2013 

a cura di Eva Comuzzi





In occasione del Mittelfest, sabato 20 luglio alle ore 20 vi aspettiamo per l'ultima giornata di Different Pulses - Festival delle Arti Immateriali, con l'incontro di Isabella e Tiziana Pers, Il corpo dell'altro: sacrificio, sacralizzazione e fisicità nei linguaggi performativi contemporanei  
Tiziana Pers, partendo dalla sua performance Pandora_2: the First Supper, svilupperà un percorso per immagini tra le azioni performative dagli anni ‘60 ad oggi, in relazione alla propria ricerca e al tema dell’altro animale. Verranno toccati punti nodali che hanno in differente misura inciso sull’immaginario collettivo, dall’azionismo viennese a Joseph Beuys, fino ai contemporanei.
Isabella Pers presenterà invece alcuni suoi progetti illustrando, per alcuni, la connessione tra le vicende umane e la scienza matematica - letta nel suo aspetto più spirituale - e per altri il dialogo implicito con i percorsi di altri artisti.

A seguire la proiezione della videoinstallazione di Francesco Fonassi (Brescia, 1986), artista che ha appena terminato la residenza e la mostra al Palais de Tokyo di Parigi
Proiezione performance di Manuel Scano (Padova, 1982)


Altheo "Mostre": Andrea Pazienza in mostra al Museo Luzzati


Nel Porto Antico di Genova dal 25 luglio al 7 ottobre 2013.




Le opere di uno degli autori più amati in Italia approdano al Museo Luzzati nel Porto Antico di Genova dal 25 luglio al 7 ottobre 2013 con una ricca selezione di originali dalle serie che hanno ritratto e accompagnato una generazione complicata e appassionata tra gli anni ’70 e ‘80.  




100 tavole compongono questa antologica, la più grande nel nord Italia da 15 anni a questa parte: dalle storie in slang di Pentothal a quelle perfide e ribelli di Zanardi, dalla struggente poesia di Pompeo, alla divertita e affettuosa ironia di Pert dedicata al Presidente Pertini e poi le storie di Astarte, Tanino Liberatore, le bellissime illustrazioni di Campofame, il grande fondale per lo spettacolo Dai Colli di Sosta Palmizi e molte altre tra vignette e tavole. Un’occasione unica per ripercorrere un pezzo di nostra storia recente dal punto di vista di “Paz” e per ammirare la straordinaria qualità artistica di un disegnatore diventato mito. 
 Nella mostra si potranno ammirare gli originali a testimonianza della grande capacita e ecletticità artistica di Andrea Pazienza e si potrà sondare dal vivo come il suo talento e la sua genialità abbiamo contribuito alla creazione del mito. 



Altheo "News": Fendi, ecco il laboratorio della moda, qui "costruiremo" gli stilisti di domani.




Quanto sarà glamour l'Eur. Come sarà alla moda il quartiere verso il quale stanno accorrendo uffici e società. Sbarca Fendi al Palazzo della Civiltà Italiana e tutta la geografia del quartiere cambierà. Più vivace, più alla moda. «Potrebbe essere il luogo giusto per festeggiare i novanta anni della griffe», dichiara Pietro Beccari, amministratore delegato del brand.
Nella maison sono soddisfattissimi. Il marchio romano nato nel 1925, che ora fa parte del gruppo francese del lusso Lvmh, si è aggiudicato per 15 anni uno dei monumenti simbolo della città. Il Palazzo, icona architettonica razionalista, archi e travertino, statue e scalinate, faceva un po’ storcere il naso per la sua forte appartenenza allo stile del Ventennio.
 I romani lo hanno sempre chiamato Colosseo Quadrato. Non che sia stato snobbato, il fatto è che da quando è nato non è stato mai utilizzato. Un simbolo che mancava di vitalità. Sembrava lo sfondo di un quadro di De Chirico. Ora tornerà a vivere. Con un nome che più romano di così non potrebbe essere.
Il contratto parla di 2 milioni 800mila euro l'anno con cui il marchio si aggiudica un esempio di quella romanità a cui tiene moltissimo.
 Era uno schianto quel monumento la sera in cui Giorgio Armani, il 5 giugno, ha chiamato alla sua sfilata per celebrare l'apertura della boutique romana. Archi illuminati, giovani in abito da sera. Un set cinematografico.

Il progetto Fendi nasce molto prima. Un annetto di contatti con l'Ente Eur. «Puntiamo su Roma. Lo abbiamo dimostrato con il progetto di restauro della Fontana di Trevi. Con la festa del 3 luglio a Parigi in cui abbiamo costruito un padiglione con lo sky line le cupole capitoline. Con il libro di Karl Lagerfeld sulle Fontane romane. Ora l'Eur. Pensiamo di valorizzarlo, portandoci i nostri progetti culturali. E quando sarà pronta la Nuvola di Fuksas la zona sarà un centro di modernità. E per noi farà da contraltare all'antico Palazzo Ludovisi Boncompagni che ora ci ospita a largo Goldoni», afferma Beccari. Al piano terra ci sarà uno spazio per l'arte e per le mostre, la creatività. Sarà aperto al pubblico. Ricco di iniziative, sarà anche il modo per far vivere di più un quartiere che molti romani conoscono poco. 

Ci sarà un grande show room e si pattinerà nei corridoi, tanto sono grandi. Uffici e uffici. Forse anche gli studi creativi, dove potrebbe lavorare la stilista Silvia Venturini Fendi con i suoi giovani collaboratori che vengono da ogni parte del mondo. Troverà di certo posto nel palazzo anche il ricchissimo archivio. I quattrocento dipendenti che faranno capo a quel palazzo verranno consultati per ottimizzare al massimo gli spazi. Sfilate? «Perchè no?», dice Piero Beccari. E racconta che ci saranno mostre di design, a cui Fendi è molto legata. Anche il cinema sarà presente. «Fendi lo considera un patrimonio culturale di Roma».
Il monumento ha fatto da scenario, tra i moltissimi girati con sullo sfondo quegli archi, a film come 8 e mezzo di Fellini, L'Eclisse, Titus e La notte prima degli esami. «Oggi mi è arrivata una lettera di Carla Fendi in cui una delle cinque sorelle che hanno fatto grande il marchio mi raccontava come i fondatori, i genitori Adele e Edoardo Fendi, lo amassero molto».
 In alto, sull'edificio, è incisa la celebre frase "Un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi pensatori scienziati, di navigatori di trasmigratori". Mancano all'appello gli imprenditori. 
E anche se ora la griffe Fendi è francese, è arcinoto che è nata qui. La strategia del multimiliardario Bernard Arnault, a cui fa capo il gruppo Lvmh, ha fatto sì che il brand da oggi sia ancora di più connotato come made in Italy piazzando la sua casa in un simbolo della più forte romanità.




Altheo "Mostre": Mostre Arte Milano da luglio a dicembre 2013: ecco tutte le novità.

Ecco tutte le date da non perdere per le mostre d'arte a Milano in programma da questo mese di luglio fino a dicembre 2013. 




Un palinsesto artistico ricco di appuntamenti per la fine d’estate e l’autunno meneghino. Scopriamo oggi grazie alle anticipazioni del Comune di Milano tutte le date più significative per le mostre d’arte a Milano in programma da luglio a dicembre 2013. Si tratta di ben venti tra esposizioni e collettive, che attraverseranno diverse età storiche dell’arte in culture tra le più distanti, per esplorare i più differenti linguaggi artistici del visivo, dal fotografico, alla pittura, al digital fino alla scultura e alla grafica.
In programma non troviamo solo grandi nomi. Il Comune di Milano mette in calendario anche esposizioni mirate a valorizzare le ricche collezioni della Sale Civiche. Si parte dal Museo Archeologico con una vasta retrospettiva (già inaugurata giovedì 11 luglio), Da Gerusalemme a Milano. Imperatori, filosofi e dei alle origini del Cristianesimo, una mostra d’arte cristiana in omaggio alla storia delle origini della religione occidentale, un percorso espositivo che da Gerusalemme arriva sino alla Milano romana, capitale dell’Impero d’Occidente e luogo di promulgazione, 1700 anni fa, dell’Editto che affermò la libertà di culto in tutto il territorio dell’Impero.
Passiamo ad una suggestiva mostra fotografica, con scatti in bianco e nero firmati da grandi autori che affrontano un tema difficile e pieno di sfumature, intenso quanto affascinante, la storia di un popolo e del suo riscattoUna mostra complessa, drammatica: 6 anni di ricerche, 70 tra fotografi, artisti e registi e oltre 500 fotografie che hanno fatto la storia del Sudafrica. L’esposizione titola Rise and Fall of Apartheid, ha aperto i battenti l’11 luglio al Pac Padiglione d'Arte Contemporanea e resterà in calendario fino ad autunno inoltrato.
Saltiamo agosto per ritornare in città a settembre, dove tra la Settimana della Moda Donna e i mille eventi collaterali, potrete visitare una serie di mostre intriganti e variegate che esploreranno la creatività del fashion nostrano milanese fino a quello internazionale. Per questo dovrete recarvi a Palazzo Morando – Costume Moda Immagine, dove ad attendervi ci saranno un ciclo di appuntamenti per conoscere dalla straordinaria collezione della grande Anna Piaggifino al percorso d’arte, pittura e ricordi dedicato all’intramontabile Chanel.
E poi veniamo ad un ciclo espositivo già molto atteso nei mesi del prossimo autunno meneghino. Un filone di mostre, ben accompagnato da un ricco programma di spettacoli, musica, cinema, danza e letteratura che regalerà a Milano, da settembre a dicembre, un focus affascinante e approfondito sull’arte e la cultura americana, dagli anni Trenta agli anni Ottanta.
L’Autunno Americano è un programma nel programma, un occhio di bue puntato sulla storia recente di un Paese amico, che proprio nel 2013 celebra l’Anno della Cultura Italiana negli USA, con iniziative, eventi e tributi alle nostre produzioni passate e presenti sarà il cuore della stagione culturale milanese, un omaggio alla cultura degli Stati Uniti che abbiamo costruito pensando a tutti i linguaggi con cui si è principalmente espressa durante il secolo scorso la sua creatività: dalla musica al teatro, dalle arti visive alla letteratura.
Afferma l’assessore Del Corno. Il cartellone dell’Autunno Americano ha già suscitato molto interesse tra gli amanti degli States e delle arti musicali e visive del secolo scorso provenienti d’oltreoceano. Gli eventi da tenere presente sono:
a Palazzo Reale, a partire dal 24 settembre, Pollock e gli irascibili racconta l’arte a New York dal 1931 al 1966, trentacinque fondamentali anni per lo stravolgimento dei canoni dell’arte tradizionale; mentre dal 24 ottobre, sempre a Palazzo Reale, va in scena il genio di Warhol, che ancora oggi contribuisce in maniera prepotente alla identificazione iconica degli USA nel mondo; infine, dal 17 ottobre, al Museo di Storia Naturale, una mostra scientifica dedicata al cervello, che arriva direttamente dalNational Museum of Natural History di New York, rappresenta appieno l’affascinante approccio scientifico-divulgativo tipico degli americani.
Vi segnaliamo anche un evento collaterale, un omaggio all’universo musicale di quegli anni, con il 22° Festival Milano Musica focalizzato proprio sulle musiche di Morton Feldman, mentre il Teatro i dedicherà alla memoria di Warhol le Songs for Drella di Lou Reed e John Cale. Ma presto vi aggiorneremo con il calendario dettagliato dell’Autunno Americano a Milano.
E infine una rapida panoramica:
Nelle nostre sedi espositive avremo opere di Rodin, Warhol, Kandinsky, Pollock, Rothko, ma anche approfondimenti e mostre dossier su artisti italiani fondamentali per la storia dell’arte, non solo italiana, come Pellizza da Volpedo e Mantegna. Collaborazioni con il Musée Rodin e il Centre Pompidou di Parigi e con il National Museum of Natural History e il Whitney Museum of American Art di New York testimoniano l’internazionalità di un palinsesto che trova a Milano la sede ideale per valorizzare legami antichi e recenti, dialoghi e sinergie con le altre culture del mondo.
Un autunno dell’arte a Milano che promette davvero bene.



Altheo "profili": Rodolfo Savoia.




Rodolfo Savoia nasce a Poggio Rusco nel 1947, ma Bologna lo ha adottato pienamente a partire dal 1972 come docente di chimica per le scuole superiori.
In realtà la passione viva in lui, da sempre coltivata e portata avanti come autodidatta, è quella del disegno. L'uso a partire dagli anni '90 dei pastelli Carandache Neocolor II diventa esperienza quotidiana.
La punta dei suoi colori tocca con delicatezza la carta liscia esprimendo i suoi stati d'animo attraverso la creazione di splendidi paesaggi che hanno il profumo del mare, del calore del deserto e delle foglie del bosco. Con estrema maestria realistica e attenzione per ogni minimo dettaglio e sfumatura, colpisce con la luminosità e i chiaroscuri che mostra con estrema naturalezza.
Anche il corpo umano non ha segreti per Rodolfo Savoia: infatti i volti, i giovani corpi che si nascondono tra le fronde degli alberi portano il pensiero verso "un mondo altro", quasi fossero figure sovrannaturali.
Le sue opere obbligano il fruitore a schiacciare il naso contro il vetro che le protegge per curiosare ed entrare non solo dentro l'idea del quadro stesso, ma anche dentro la sua particolare tecnica.

Dalila Tossani






"Entrai nel suo mondo una calda giornata d'estate per conoscere dal vivo le sue opere e mi colpì subito la sua personalità, la sua cordialità, la sua pacatezza nel raccontarmi la sua storia artistica. Aveva reso tutto facile trasformando la sua casa in un vero e proprio tempio dell'arte, ogni angolo era  tappezzato dal percorso che aveva intrapreso in questi anni per presentare ai comuni mortali i sui pensieri le sue riflessioni trasferendoli su carta magicamente, tramonti onirici, figure femminili e particolari significativi portatori della nascita, come acqua, terra e spazio creandoli con i suoi colori dell'anima e sfiorandoli con la punta dei suoi pastelli....grazie Rodolfo"
Ugo Cacace





lunedì 15 luglio 2013

Altheo "Iniziative": Paola Viola. La ragazza delle scarpe.



Mi Chiamo Paola Viola , tre anni fa io e Gigliola Barlese abbiamo fondato una Onlus a Treviso: “Una mano per un Sorriso – For Children” con l’intento di seguire e sviluppare alcuni progetti umanitari rivolti alla difesa dei diritti dell’infanzia nel mondo.
 L’avventura in Kenya è cominciata tre estati fa quando partita per il Kenya per consegnare i fondi raccolti durante la prima stagione di attività della nostra Onlus e lavorare come volontaria per un mese nella scuola di Isiolo. La scuola si chiama “Loreto Nursery and Primary Shool”, una struttura che accoglie 700 bambini e ragazzi dai tre ai quindici anni. Il mio compito è stato quello di creare un censimento fotografico e nominale di tutti i bambini della scuola. Queste fotografie, mi spiegò Maria Luisa, sarebbero servite per mandarle ai sostenitori dall’Italia. In pochi giorni ho fotografato centinaia di sorrisi, ogni sorriso era diverso e ogni sguardo mi stava aiutando a entrare nel loro mondo. Ho cominciato a passare il tempo a osservarli seduta in un angolo delle loro classi attendendo che arrivasse la ricreazione per giocare con loro. La prima volta che ho abbassato lo sguardo e ho visto le loro scarpe ho capito quanta strada avevano fatto e quanta ancora devo farne io per diventare “grande” come loro. Ho cominciato a girare sotto i banchi e a fotografare le loro scarpe. La scuola fornisce ai bambini una divisa, che per molti è l’unico indumento che possiedono, ma alle scarpe devono provvedere da soli e così ogni paio di scarpe diventa una storia, un volto, un sorriso. Dopo qualche mese dal mio rientro in Italia Maria Luisa mi scrive una mail che conteneva questo pensiero:
“La tua prima ripresa dei piedi è stata per loro una curiosa esperienza ed ha suscitato la domanda “Cosa farà con i nostri piedi?”  Tutti i bambini ci chiedono “Quando tornerà la ragazza delle scarpe?”
Qualche mese fa uno dei sostenitori della nostra Onlus si è innamorato della fotografia che ritrae le scarpe di una bambina della scuola e mi ha chiesto quale fosse il mio Sogno. Io non ho esitato a rispondergli che il mio Sogno è di regalare le scarpe ai bambini di Isiolo! Così questa persona mi ha consegnato 250 euro perché io possa comprare le scarpe per i bambini. Partirò dall’Italia il 15 Luglio e una volta a Nairobi raggiungerò Maria Luisa a Isiolo, Maria Luisa dice che solo nella Nursery sono trentadue i bambini che non hanno le scarpe. Io e Marta, la mia compagna di viaggio, una volte arrivate alla scuola, misureremo i piedini dei bambini scalzi poi andremo al mercato di Meru a comprare le scarpe per i nostri piccoli angeli. Non so se ogni scarpa potrà regalare un Sorriso, ma sono sicura che sarà un piccolo gesto che ci aiuterà a sostenerli nel loro cammino quotidiano.
“Una mano per un Sorriso – For Children”, con la collaborazione di Enrico Bossan e del team della Masterclass, lancia oggi questa iniziativa che vuole invitarvi a partecipare in prima persona alla storia: “La ragazza delle scarpe”.
Il progetto vi vede coinvolti in una raccolta fondi per comprare altre paia di scarpe da poter donare ai bambini di korogocho, Nairobi.
Anche solo un vostro piccolissimo contributo potrebbe aiutarci a donare un paio di scarpe a un paio di piedini scalzi.

I versamenti per l’iniziativa “La ragazza delle scarpe” potranno essere effettuati alla carta postepay numero: 4023 6006 3868 2247

Ho attivato personalmente questa carta questa e sarà utilizzata esclusivamente per questo scopo. Chiunque può partecipare e scegliere liberamente che cifra donare.
Per qualsiasi informazione potete contattarmi all’indirizzo email: tify@libero.it
Per condividere con voi questa iniziativa abbiamo deciso di creare un piccolo blog dal titolo “La ragazza delle scarpe” . 
Il blog sarà visibile entro pochi giorni nel sito di “Una mano per un Sorriso – For Children” (www.unamanoperunsorriso.it )