domenica 8 dicembre 2013

Altheo "Spot": Marylin Monroe per Chanel N.5.





Un ritorno al passato per Chanel che nella prossima campagna del profumo icona della maison,Chanel N° 5, farà rivivere Marylin Monroe. L’indiscrezione, raccolta dall’edizione inglese di Cosmopolitan, sarà confermata con il lancio, previsto a dicembre. La diva, che divenne testimonial inconsapevole della fragranza, tornerà sulle pagine dei media e in video nello scatto che realizzò Ed Feingersh nel 1955, ritraendola mentre abbracciava una boccetta del suo profumo preferito. Le sue parole e la confessione di indossare solo due gocce del profumo per andare a letto, saranno la chicca che completerà la campagna.
Chanel rompe ancora una volta gli schemi per quello è che la sua icona nell’ambito della profumeria. Lo scorso anno era toccato a Brad Pitt, primo testimonial maschile del profumo: questa volta è la diva per eccellenza a rappresentare il mondo di Chanel N°5 in una campagna all’insegna del passato.


Il tempo non ha scalfito il fascino e il glamour di Marylin Monroe che rimane a distanza di anni dalla sua scomparsa un’icona di bellezza come poche al mondo. La sua carriera, le sue parole, i suoi tormenti l’hanno eletta una delle dive in assoluto del mondo del cinema. Le maison di moda spesso le dedicano pezzi delle loro collezioni , in onore di uno stile che ha segnato la storia del costume. Con la nuova campagna Chanel rende ufficiale quel rapporto speciale che ha legato per anni il profumo all’attrice.
Nel 1960, Marylin venne intervistata da Georges Belmont, caporedattore di Marie-Claire. Nel corso della conversazione, la diva confessa di ricevere spesso domande molto personali: “Per esempio: ‘Cosa indossa per andare a letto? Un pigiama? La parte sotto del pigiama? Una camicia da notte?’ Allora rispondo ‘Chanel N.5′, perché è la verità! Capisce, non voglio dire ‘nuda’. Ma è la verità“.
La maison è riuscita a trovare negli archivi delle star, il materiale audio originale dell’intervista: un’occasione imperdibile per sancire ufficialmente il rapporto unico tra l’attrice e il profumo della maison.
La registrazione e la foto del 1955 saranno il cuore della campagna, che porterà Marylin Monroe sui media di tutto il mondo, a celebrare una diva indimenticabile e il suo profumo preferito, Chanel N°5.



Altheo "Visioni musicali" di Giammarco Pizzutelli.Youth Lagoon – The Year Of Hibernation / Wondrous Bughouse







Visioni musicali di Giammarco Pizzutelli






Trevor Powers, nato californiano, cresciuto nell’ Idaho, è il nome che si nasconde dietro lo pseudonimo di Youth Lagoon: un compositore polistrumentista in attività dal 2010.
Quella di Youth Lagoon è una musica (prima di ogni altra, superflua, etichetta) introspettiva.

The Year Of Hibernation (Fat Possum, 2011) è un coro di voci rarefatte ed eteree, una sofferenza contenuta in quattro mura, tenuta a bada da un sogno sbiadito tendente allaWille zur Macht che si rispecchia in tracce come Afternoon e Montana, fatte di crescendo e ritmiche incalzanti, memori di echi sicuramente post-rock.
L’ intero album-debutto del giovanissimo compositore è un urlo a denti stretti, carico di rabbia ed aspettativa, un continuo contrastarsi tra gioia e dolore all’interno degli stessi brani: melodiche, rilassanti, nenie incontrano spensierate ritmiche pop in un abbraccio che si fonde in bellissimi riff dai toni prettamente lo-fi.

La voce campionata di Powers fa da collante, tiene insieme, grazie alla sua costante atmosfera eterea, tutti i pezzi (o quasi) che formano il finemente tessuto arazzo di The Year Of Hibernation.
Tracce come Cannons e 17 sono esemplari perfetti di un lo-fi elettronico, curato nei minimi dettagli nella sua semplicità, risultando in sbarazzine, orecchiabilissime melodie che si sono immeritatamente guadagnate l’etichetta di “dream-pop” , oltre alla spregiudicata accusa di “suscitare emozioni facili”.
In Daydream, invece, tutte le interessantissime idee di Powers si fondono senza portare da nessuna parte, dando vita ad una sterile, se pur piacevole, confusione.

In conclusione The Year Of Hibernation è un disco che risulta in qualche modo innovativo e, senza atteggiarsi a tale, si prende tutti i meriti di un concept. Il giro di Cannons che si ripresenta per tutta la durata del disco (spesso in modo talmente sottile da sembrare estraneo, diegetico), è tutt’altro che mancanza di inventiva o, in ogni modo, specchio della più elementare banalità, bensì una trovata studiata per mantenere viva e costante l’atmosfera che caratterizza i soli 35 minuti dell’album.

E’ doveroso aggiungere, inoltre, che in un lavoro di 35 minuti, totalmente privo di suites e composto di sole 8 tracce, per peccare di banalità bisognerebbe davvero sfiorare la composizione mononota.
The Year Of Hibernation è un disco da sentire tutto d’un fiato, scorrevole, piacevole, forma un delizioso cerchio armonico che si insinua dolcemente nelle orecchie dell’ascoltatore, incantandolo. 
Passano 2 anni, ma Trevor Powers non dimentica le accuse di monotonia e banalità, quindi mette altra carne sulla brace, troppa.

Wondrous Bughouse (Fat Possum, 2013) si apre con la distortissima e tutt’altro che musicale Trough Mind And Back: un accozzaglia di rumori che si trascina a fatica per più di due minuti, risultando più che altro fastidiosa.
Gia da Mute (la seconda traccia) possiamo renderci conto dei cambiamenti apportati da Powers. La batteria sostituisce la drum machine, la voce si fa meno rarefatta, l’atmosfera non è uniforme. Anche all’interno degli stessi brani, i cambi repentini di sonorità fanno sì che non si crei quell’alone inconfondibilmente affascinante, capace di stregarci come soloThe Year Of Hibernation riusciva.
Durante il resto dell’album i suoni, spesso “delayati“, si intrecciano in vorticose spirali ipnotiche, catturando l’ascoltatore per tutta la durata del disco e lo portano in meticolose articolazioni che, come tentacoli, lo rapiscono e lo avvolgono in un tappeto di dettagliatissime accortezze elettroniche.
Queste accortezze sono costituite da studiati rumori che si legano alla perfezione alle note e alla ritmica all’interno dei brani, rendendo spesso difficile esularli dal contesto sonoro: ne diventano parte integrante e fondamentale, scandendo, a volte, cambi di tempo e inizi di battuta.
The Bath, per prima, si fa portatrice degli echi del precedente lavoro, risultando poco omogenea rispetto a quanto ascoltato fino a questo punto. Lenta, sfuma poi in un incalzante crescendo solo per ricadere nell’ipnotica cantilena di Pelican Man.
Dropla si apre con un carillon dolcissimo, procede a rilento tra la batteria costante e la voce, dal sapore etereo ed immortale, quasi a sottolineare ogni singola parola della frase “you’ll never die” che si ripete per quasi tutta la durata del brano.
Da questo punto in poi, Wondrous Bughouse diventa una lenta discesa ipnotica fatta dininnananne lo-fi e ballate introspettive, sfociando in qualcosa di molto simile ad uncantautorato elettronico.

L’album è sicuramente ricco di estro, di idee, di innovazioni e risulta, tutto sommato, piacevole, anche se a tratti indigesto. Le accortezze sonore non riescono a coprire spesso ovvie forzature musicali, facilmente evitabili. Youth Lagoon è passato in troppo poco tempo da un suono omogeneo e concreto ad un variegato di idee che non legano bene tra di loro, risultando spesso in sconclusionate cantilene prive di un impronta vera e propria. La narrazione del disco viene assorbita dalla miriade di rumori ed effetti, rimanendo, in fin dei conti, privo di personalità.
Giammarco Pizzutelli


sabato 7 dicembre 2013

Altheo "Mostre": Milano, Fabbrica del Vapore. Van Gogh Alive, the experience.


Milano Fabbrica del Vapore : Fino al  9 marzo 2014.




Un nuovo modo di vivere e conoscere l’arte: affascinante ed educativo. Van Gogh Alive, realizzata in coproduzione con il Comune di Milano, è un’esperienza multimediale per tutta la famiglia. I capolavori di Van Gogh prendono vita, in una vibrante sinfonia di luci, colori e suoni.
Oltre 3000 immagini proiettate in altissima definizione grazie all’innovativo sistema SENSORY 4 comporranno uno straordinario museo impossibile e offriranno un viaggio attraverso l’universo creativo e visionario dell’artista: dagli intensi cromatismi, alla tumultuosa vicenda esistenziale. Dagli esordi nei Paesi Bassi, alla Parigi degli Impressionisti, fino alla permanenza ad Arles, Saint Rémy e Auver-sur-Oise, dove ha dipinto molti dei suoi intramontabili capolavori: il percorso attraverso la pittura di Van Gogh sarà arricchito dalla proiezione dei suoi schizzi, che permetteranno al pubblico di conoscere la genesi creativa dei quadri, e di alcuni brani tratti dalle lettere in grado di offrire uno spaccato della vita dell’artista, delle sue idee e del suo tormento interiore.



L’alta definizione delle immagini consentirà inoltre, una visione inedita e ravvicinata dei dettagli delle opere , della straordinaria tecnica del maestro del colore olandese. 


Alla mostra sarà affiancato il Van Gogh Lab, una programmazione culturale, di studio e di workshop rivolta a scuole, istituti artistici, accademie d’arte, con laboratori intorno alla figura dell’artista, all’uso del colore nella progettazione e al rapporto tra musica e arti visive.




venerdì 6 dicembre 2013

Altheo "Incontri di viaggio": Roberta Ferrari.



Ho sempre pensato che la vita è fatta d'incontri, quanti ne ho fatti e quanti ancora ne farò nel breve tempo della vita.

Roberta Ferrari è un incontro che lascia il segno.

Un mix tra forza e dolcezza che affascina non solo il sottoscritto, ma tutte quelle persone che credono nell'’importanza di realizzare ciò che realmente piace raccogliendo informazioni da qualsiasi fonte e dimostrarsi disponibili e aperti nei confronti della realtà che ci circonda.
Senza cazzate e frasi fatte.
Io non sono un critico e mai lo sarò, io sono un inviato e sempre lo sarò.



Si dice che in certi quadri, nei loro protagonisti, ci si riesca ad immedesimare talmente bene che sembra di condividere i loro problemi, provare le loro sensazioni, vivere le loro emozioni. Non ci ho mai creduto, non mi è mai capitato. 

Per me un dipinto deve essere una via di fuga, una scappatoia dalla monotonia quotidiana, ma pur sempre con un occhio alla realtà in modo tale che sia sempre in grado di apprezzare totalmente una pennellata e al contempo di parlarne con gli amici come se fosse un romanzo. 
I quadri di Roberta per me sono dei romanzi.
Riflettiamoci su: è stupendo leggere di avventure estreme, azioni eroiche (stiamo appunto parlando di romanzi) e gesta epiche, ma quanti vorrebbero realmente trovarsi al posto dei protagonisti? E’ stupendo osservare (considerando una visione più dotta) dei problemi sociali di certe subculture o delle avversità quotidiane che diventano spunto di introspezione filosofica, ma quanti realmente vorrebbero essere gli angosciati creatori delle impalcature cerebrali che spesso si autoalimentano per quella sorta di algofilia artistica con cui gli artisti (certi) tendono ad auto escludersi dalla realtà e dai problemi quotidiani da cui traggono spunto? 
O ancora, per tornare ad un ambito più consono a Roberta, quanti vorrebbero realmente essere i testimoni di una società in rovina la cui sublimazione è la creazione di uomini artificiali più autentici ed umani di quelli veri? Quanti vorrebbero scoprirsi disumani? No, non mi è mai capitato di immedesimarmi nel protagonista di un romanzo o addirittura immedesimarmi (come corpo e non come mente) in un dipinto e ritengo anche che oltre certi limiti sia impossibile per chiunque. 
Però mi è capitato il contrario, l’esatto opposto: la disimmedesimazione (ma non credo che esista il termine), la astrazione come forma di repulsione da quanto viene dipinto, da quanto viene raccontato. Perchè i dipinti di Roberta sono veri...troppo veri, belli...troppo belli.

Roberta per il sottoscritto, è una presenza forte, sempre presente che mi ha affascinato dal primo momento che ci siamo "incontrati" durante una collettiva a Bologna.
I suoi dipinti gli ho sempre chiamati "pugni" e la sua presenza l'ho sempre chiamata "tenerezza".
Appunto, un mix tra forza e dolcezza che non affascina solo me...





Video tratto da "Il Paese dei Balocchi": Robera Ferrari durante la sua personale: "Decostituzione italiana, impatto mediatico" alla Galleria "La Piccola" a Bologna.




Altheo "I capolavori del design": "Arco" di Achille Castiglioni

I capolavori del design in collaborazione con:


Arco di Achille Castiglioni. 1962.



Un'intuizione a dir poco geniale quella dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni.
Un progetto a prima vista molto semplice, ma che con le sue caratteristiche tecniche e con il suo innovativo design -tutt'oggi ancora molto in voga-, ha conquistato proprio tutti: dal pubblico più semplice, agli architetti più esigenti.
Il disegno progettuale nasce nel 1962 per mano dei due sopracitati architetti e designers italiani che ne affidano la produzione alla neonata azienda Flos (fondata anch'essa nel 1962 a Merano -BZ- e destinata a diventare leader nel settore dell’illuminazione d’arredo di qualità) con l'obiettivo di creare un punto luce diretto su un tavolo senza essere vincolati al soffitto.
Questa meravigliosa lampada da terra è costituita alla base da un parallelepipedo di marmo bianco del peso di 65 kg, smussato ai quattro lati e forato nel centro, per consentirne stabilità (permette l'ancoraggio dell'arco in acciaio vero e proprio) e manegevolezza (può essere spostata e trasportata inserendovi un manico di scopa).





Dalla base in marmo, si sviluppa un arco a tre settori in acciao inossidabile satinato dalla sezione a 'u', che consentono, scorrendo l'uno dentro l'altro, l'avanzamento telescopico del paralume a forma di cupola e il passaggio nascosto del filo elettrico.
La cupola terminale è formata da due parti: una fissa forata con portalampada e agganciata alla parte terminale dell'arco; un'altra mobile, una sorta di anello in alluminio movibile, in modo da poter essere regolato in base alle altezze delle tre sezioni.           

La lampada da terra "Arco" gode di un' eterna longevità. Il progetto originario del 1962, affidato alla Flos, non ha mai subito variazioni se non per gli ammodernamenti elettrici.
Il successo è confermato dai migliaia di esemplari venduti, in Italia e all'estero, e dalle svariate copie riprodotte, che hanno costretto l'azienda ad imporre, nel 2007, il copyright, a tutela di questo perfetto oggetto di design.

Dott. Antonio Del Corso