giovedì 19 marzo 2015

Altheo "Eventi": Dome Secrets. Antologia a due voci a cura della Dott.ssa Rosanna Mele.


Polo museale Civico Cerignola Exopera.  21Marzo-5 Aprile




Dome Secrets nasce come una costola dell’affascinante impresa di completamento decorativo della Cupola interna della chiesa dell’Assunta di Cerignola e prende forma in una moderna ed inedita interpretazione pittorica della metafora del “Giudizio” contenuta nel capitolo 7 dell’Apocalipsis di San Giovanni.





Considerando la complessità del tema sacro commissionato e le conseguenti difficoltà di rappresentazione, gli autori del Progetto, Francesco Daddario e Antonella Doronzo, hanno realizzato un “unicum figurativo” di inedita evocazione spirituale e scientifica.
Le opere esposte comprendono tutti i lavori rimasti nella fase embrionale di studio iconografico (di matrice espressionista) concernenti i soggetti rappresentati nella scena apocalittica. 
Indagando sulle verità escatologiche di antica tradizione, gli Autori hanno concentrato la loro indagine sulle caratteristiche somatiche e simboliche dei soggetti (pensiamo ai ritratti delle anime che esprimono attraverso la loro espressività emozioni di ogni tipo oppure alla raffigurazione simbolica del serpente, concettualmente simile, per forma, alla catena del DNA) e sul valore educativo delle immagini (rese ancor più incisive dall’audace presenza dei due Autori in alcune opere della Collezione, ritratti come testimoni oculari di una originale estetica animista del sacro). 
In questa collezione di dipinti (prevalentemente oli su tavole antiche rivisitate come moderni supporti e tele adeguatamente preparate) la ricerca tematica si sviluppa attraverso nuove espressività figurative e moderne corrispondenze evocative di ogni dettaglio rappresentato. 
Bozzetti, disegni, studi fisiognomici realizzati prevalentemente con terre e rielaborati pittoricamente per esser presentati come Dome Secrets, rievocano i personaggi del Libro della Rivelazione, assicurando la continuità di un linguaggio espressivo che trae linfa dal temperamento sobrio dei due Autori e si esprime liberamente in una sintesi di intensa poesia.









Trovano spazio, inoltre, “appunti” rielaborati su tela che i due Artisti han tracciato su carta quasi di getto, traducendo in forme e ritratti, emozioni e pensieri del momento. 
Le figure in esposizione (alcune delle quali, in bianche vesti, davanti al trono dell’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo, danno vita alla scena decorativa della cupola della chiesa dell’Assunta) raffigurano volti stilizzati, putti paffuti e sorridenti, anime danzanti che esprimono liberamente la dicotomia dell’umano e del divino che è in ognuno di noi. 
Nel silenzio vibrante di queste “visioni” sembra si avverta la concitazione di un momento di attesa; la loro placida accoglienza si fa presagio del movimento cui inesorabilmente torneranno. La loro capacità di evocare storia ed identità esistenziale, dona a chi osserva questi lavori la certezza che tutto possa parlare al cuore dell’uomo, purchè tale corrispondenza rimanga segreta, misteriosa ed intimamente sentita. 
Gesto pittorico ed esaltazione coreografica sono dedicati alla sospensione del tempo e del silenzio, umile piedistallo su cui la nostra piccola umanità torna a brillare di luce universale. 
Nella visione degli Autori, lo studio iconografico è slegato dalla lettura canonica del testo apocalittico e vicino – per ispirazione creativa – alla rappresentazione “delle immagini del pensiero dipinte su frammenti di quotidianità”, come la stessa Antonella Doronzo ama definire la poetica di Dome Secrets.
In questo progetto le caratteristiche dell’immaginario fisico e percettivo sono indubbiamente spinte all’estremo anche in virtù di elaborazioni autonome sull’espressività emotiva e sui moti dell’anima. 






Francesco Daddario e Antonella Doronzo hanno affrontato con grande impegno le difficoltà esecutive derivanti dalla mancanza di una vera e propria sintesi moderna sul rapporto tra pittura e teofania. Con la pittura essi hanno espresso in opere di alto livello estetico i concetti più elevati, la fede, l’amore, il pentimento e la gloria celeste dell’animo umano.
E’ affascinante parlare con gli Autori di questi grandi temi: e conoscendoli meglio non possiamo che confermare l’impressione che ci siamo fatti attraverso i loro lavori. 
Artisti solari, aperti al confronto; instancabile alchimista uno ed istintiva espressionista l’altra, han fatto della curiosità per le cose del mondo fonte di ispirazione e feconda creatività. 







Questa collezione si offre come terreno fecondo per le ricerche concernenti la “rappresentazione dell’irrappresentabile” non già attraverso una pittura concettuale ed astratta bensì figurativa ed emozionale. 
Le 15 opere che compongono il Dome Secrets, infatti, accompagnano lo spettatore alla scoperta delle rivelazioni del sacro umanizzato, con risvolti esistenziali di grande attualità. Attraverso gli studi sulla teofania, i Nostri sono approdati ad una realizzazione iconografica congeniale alle loro esigenze pittoriche e sperimentali: dimostrandoci che l’arte sacra può entrare nel nostro quotidiano non solo come bella opera da contemplare ma anche e soprattutto come armonia da comprendere, percepire, vivere.





La sacralità e la bellezza delle “cose” esiste nella mente che le contempla e nell’anima che intimamente le percepisce.



 Dott.ssa Rosanna Mele


giovedì 5 marzo 2015

Altheo "Moda": Quell’ottimismo (giustificato dalle passerelle) per la moda italiana.


La grinta dei nuovi, il ritorno dei grandi a quello che sanno fare meglio: bilancio di una bella settimana di sfilate autunno /inverno 2015.





Non è elegante avere complessi di superiorità, ha detto una volta al Corriere della Sera Domenico Dolce, ma che l’Italia soffra di complessi di inferiorità è assurdo. Viene spontaneo ripensare alle sue parole facendo un bilancio delle sfilate milanesi autunno/inverno 2015 appena concluse, e non soltanto perché Dolce & Gabbana hanno presentato una collezione molto bella e forte, con Bianca Balti incinta e le modelle-mamme in passerella che tenevano in braccio i loro figli neonati.

Perché queste sfilate hanno dimostrato che l’Italia avrà anche tanti problemi, e più d’un ritardo verso Paesi più avanzati, ma sulla moda è complicata la posizione di chi pretenderebbe di impartirci lezioni. Abbiamo visto tante sfilate piene di creatività, tanti segnali importanti, e giovani emergenti trovare con sicurezza una loro dimensione. Da tempo non si vedeva tanta bellezza, e tanta sicurezza dei propri mezzi, tutte insieme sulle passerelle milanesi nella stessa stagione.Sono state le sfilate dei neo-direttori creativi: Alessandro Michele direttore di Gucci da poco più d’un mese ha mostrato un’idea di modernità che può piacere o meno ma si è già articolata con ammirevole precisione e sicurezza, il suo genderless non teme di confondere le categorie estetiche e i segni di riconoscimento della sintassi della moda (ha citato il semiologo francese Roland Barthes: «Il contemporaneo è l’intempestivo», una posizione fresca e coraggiosa). Lorenzo Serafini nuovo capo di Philosophy (doveroso sottolineare che il gruppo Aeffe dà fiducia ai giovani, spesso italiani: il talentuoso Puglisi, Jeremy Scott inventore di pop-art da indossare, per ultimo Serafini) ha presentato una collezione dedicata a un tema pericolosissimo per un esordiente che deve far vedere,  in questi tempi commercialmente complicati,  tutto e subito: l’innocenza. E lui che ha lavorato per anni da Cavalli e Dolce & Gabbana ha dato un’interpretazione di grande leggerezza e intelligenza del bianco virginale, del bon-ton leggero, per ragazze di classe senza paturnie. I giovani? Arthur Arbesser, viennese cosmopolita, un passato recente da Armani e un futuro radioso (è tra i finalisti del premio LVMH), ha dimostrato idee chiarissime e grande sicurezza nei suoi mezzi. E’ cresciuto, fortunello, tra le sale del Kunsthistorisches Museum respirando l’aria sottile della mitteleuropa colta e proiettata verso il futuro: una lode per le modalità di presentazione,  un pianoforte a coda, le modelle in ascolto, con tutti gli invitati, della musica di Schubert. Una lezione etica prima ancora che estetica: la moda passa, ma la bellezza è immortale.




Sono state le sfilate del ritorno di tanti marchi a quello che fanno meglio. Prada è tornato a mescolare le carte, a giocare con il dna dei vestiti in una collezione geneticamente modificata, gli anni ‘60 che diventano un’altra cosa, il baby-doll mutante e i cappottini rosa e turchese desiderabilissimi. Un mese dopo il suo riflessivo Black Album, Miuccia Prada ha fatto esplodere il colore facendo quello che da 25 anni le riesce meglio di tutti, darci un’indicazione sul futuro, e sulla moda che verrà.
Ennio Capasa da Costume National, uno che da ragazzo ha avuto come maestro Yohji Yamamoto, e a Tokyo viveva a casa della madre di quel grande, è tornato al minimale, al nero e al blu notte e al grigio scuro, allo slim fit che ha lanciato in passerella quando gli odierni estremisti dello strettino a tutti i costi (pur bravissimi, attenzione) facevano gli assistenti (Slimane) o altri mestieri (Browne). Capasa che trascende i generi non per fare una boutade ma perché la sua riflessione sui nostri tempi è quella lì: lui, che il rock’n’roll lo mastica in compagnia dei suoi amici, dal vintage dei Rolling Stones agli odierni Kings Of Leon, quando fa un «Back in Black» non cita semplicemente gli AC/DC ma interpreta una visione. I cappotti asimmetrici destrutturati, le giacche da motociclista, gli inserti metallici, i parka che andrebbero bene indossati sullo smoking. Consuelo Castiglioni ha ripreso il business di famiglia, la pelliccia, e l’ha scomposta in un prisma geometrico, proponendo stivali di pitone e cappotti da dive hitchcockiane. E ha fatto sfilare le modelle sul cemento dipinto di un rosso pompeiano che avrebbe commosso Rothko: un’altra dimostrazione di talento puro di una stilista dalla bravura sempre mutevole nella forma ma sempre fedele al suo gusto, se la moda fosse l’arte contemporanea, Castiglioni sarebbe Cindy Sherman. Donatella Versace ha riproposto il logo in una fase nella quale risulta quantomeno sorprendente: un ritorno al mood primi anni ‘90, alla grafica, all’idea di divertimento per la nostra stilista più rock’n’roll che, vedi il poeta seicentesco, ha come fine la meraviglia. Un altro ritorno alla radice di quel che si sa fare meglio, una conferma dell’indipendenza di DV. In meno di cinque anni, Massimiliano Giornetti da Salvatore Ferragamo è passato da giovane di talento (al debutto) a bellissima realtà della nostra moda (AI/13) fino a questa sfilata che l’ha consacrato al ruolo di giovane maestro: una collezione che degli anni Trenta non prende proporzioni o capi da ridisegnare ma di quell’era incarna lo spirito, la tradizione che si trasfigura nella volontà di rompere con il passato. Giorgio Armani, fresco ottantenne, ha festeggiato il 40esimo anniversario dell’azienda dimostrando che ha ancora voglia di esplorare: ha incrociato gonna e pantaloni, non separati, ma coordinati. Ecco un grembiule da sera. Sfumature di grigio, classiche. I cappotti lunghi, classicissimi. L’armonia. In una parola, Armani. Una lezione, non solo di moda. 




La stampa straniera di moda sostiene con vigoroso patriottismo i nuovi stilisti di casa propria? L’Italia ha messo in mostra a queste sfilate Massimo Giorgetti di MSGM (dal quale ti aspetti il caleidoscopio e invece ti presenta una bellissima monocromia, per far vedere di che versatile pasta creativa è fatto), il talento Fausto Puglisi, il sicurissimo Marco De Vincenzo, il sognatore Angelos Bratis, il purista Gabriele Colangelo... Uno stilista vero come Alessandro Dell’Acqua, che ha inventato quel N°21 che continua a far vedere tanta bellezza, tanta pulizia delle linee e del pensiero? Se fosse francese o inglese,  per non dire americano, metterebbe in cascina pagine su pagine su pagine delle riviste di moda di quei Paesi. Ma è italiano e da noi, circondati da tanta bellezza nella vita di tutti i giorni, sembra che la bravura di un creativo sia un fatto normale, non una festa da celebrare. E sono state le sfilate della vittoria anche di quelli che non hanno sfilato: un pomeriggio, tra una sfilata e l’altra, un drappello di influentissime giornaliste straniere ha visitato il negozio di Pupi Solari, che se fosse francese sarebbe nel Pantheon del made in France, ma è italiana e allora la sua grandezza, come quella di Elio Fiorucci, ci pare normale, per curiosare in quello che davvero rappresenta lo stile milanese più puro. Niente complessi di superiorità: ogni stagione fa ripartire tutti da zero. E’ il bello della moda. Ma i complessi di inferiorità, i mille dubbi, dopo una settimana così sarebbero davvero fuori luogo.




Altheo "Musica": Musica, esauriti biglietti Ligabue per il concerto del 23 aprile a Cagliari Aggiunta una seconda e ultima data il 24 aprile.





Sono andati esauriti in 24 ore i biglietti per l’atteso ritorno live di Ligabue in Sardegna, il 23 aprile all’Arena Sant’Elia di Cagliari, e a grande richiesta viene aggiunta una seconda e ultima data il 24 aprile. I biglietti per il concerto del 24 aprile sono disponibili in prevendita da oggi, 3 marzo, alle 15 su www.ticketone.it, nei punti vendita Box Office Sardegna e nei punti vendita TickeTone (l’elenco dei punti vendita sul sito www.fepgroup.it). Questi due concerti, che rappresentano il ritorno di Ligabue in Sardegna dopo cinque anni, saranno l’ultima tappa del “Mondovisione Tour”, a conclusione di oltre un anno di live di successo, tra palasport e stadi di tutta Italia e club e teatri di tutto il mondo. Il “Mondovisione Tour – Palazzetti 2015” partirà il 13 marzo da Padova. I concerti del 23 e del 24 aprile a Cagliari sono organizzati in collaborazione con il comune di Cagliari – assessorato alla Cultura, Pubblica Istruzione, Sport, Spettacolo e Politiche Giovanili
Queste tutte le date del “Mondovisione Tour  – Palazzetti 2015” (prodotto e organizzato da Riservarossa e F&P Group): il 13 marzo (Sold Out) e il 14 marzo (Sold Out) all’Arena Spettacoli Padova Fiere-Padiglione 7 di Padova; il 17 marzo (Sold Out) e il 18 marzo (Sold Out) al Mediolanum Forum di Milano-Assago; il 21 marzo (Sold Out) e il 22 marzo al 105 Stadium di Rimini; il 24 marzo (Sold Out) al Pala Rossini di Ancona; il 27 marzo (Sold Out) e il 28 marzo al Modigliani Forum di Livorno; il 30 marzo (Sold Out) e il 31 marzo (Sold Out) al 105 Stadium di Genova; il 2 e il 3 aprile al Pala Alpitour di Torino; il 10 e l’11 aprile al Palasport di Acireale; il 13 aprile (Sold Out) e il 14 aprile al Pala Maggiò di Caserta; il 16 aprile (Sold Out), il 17 aprile (Sold Out) e il 18 aprile al Pala Lottomatica di Roma; il 23 (Sold Out) e il 24 aprile all’Arena Sant'Elia di Cagliari. Dopo l’incredibile successo del “Mondovisione Tour – Mondo”, che ha fatto tappa in Nord America, Sud America, Australia e Asia, il Liga torna live in Italia con questo tour nei palasport con il quale si concludono gli appuntamenti live del “Mondovisione Tour” (iniziato a marzo 2014 con il “Mondovisione Tour – Piccole Città 2014”, proseguito poi la scorsa estate con il “Mondovisione Tour – Stadi 2014”, in autunno con il “Mondovisione Tour – Mondo 2014” e a gennaio e febbraio con “Mondovisione Tour – Mondo 2015”).
Come ha annunciato lo stesso Ligabue nel suo “Diario di Bordo” pubblicato su Ligachannel e sui social network ufficiali, le scalette dei concerti del nuovo tour “saranno decisamente diverse da quelle degli stadi dell’anno scorso e recupereremo un po’ di canzoni che abbiamo suonato poco negli ultimi anni”. Inoltre, ogni scaletta dei concerti nei palazzetti varierà con l'inserimento di una “perla nascosta” dal repertorio del Liga, che sarà scelta dai fan sul web tramite un sondaggio (www.ligachannel.com/ligabonustrack). La più votata di ogni data sarà eseguita da Ligabue in acustico voce e chitarra. La band che accompagnerà il Liga nei live di marzo e aprile sarà la stessa del “Mondovisione Tour - Mondo 2015”: Federico “Fede” Poggipollini (chitarra), Max Cottafavi (chitarra), Luciano Luisi (piano e tastiere), Michael Urbano (batteria), Davide Pezzin (basso).


Altheo "Design": La Spezia. Laurea honoris causa in Design navale e nautico per Stefano Faggioni.






 In occasione del decimo anno di fondazione del programma inter-ateneo (Università di Genova e Politecnico di Milano) di Laurea Magistrale in Design Navale e Nautico, giunge tempestivo il riconoscimento espresso dal Ministro dell’Università di assegnare la Laurea Honoris Causa a una figura di spicco internazionale nel panorama dello yacht design. 
La Fondazione Promostudi, che supporta le principali attività universitarie sul territorio della Spezia, con questo evento rinnova la dimostrazione dei numerosi risultati maturati con tenacia e costanza nel sostegno ai corsi di studio universitario svolti presso il Polo Universitario G. Marconi.
La Laurea honoris causa in Design Navale e Nautico a Stefano Faggioni s’indirizza all’opera di una persona giovane che con il suo lavoro ha saputo distinguersi apportando alla disciplina valori singolari e peculiari. Nella storia e nel restauro delle antiche imbarcazioni egli ha trovano motivo di profonda innovazione e di ampliamento culturale e scientifico del settore.

Ancora prima della nascita delle moderne figure del designer, dell’architetto o dell’ingegnere (navale o nautico), i Faggioni erano già esperti costruttori di imbarcazioni, tramandando di generazione in generazione le loro conoscenze, tipiche del maestro d’ascia. La famiglia Faggioni, infatti, intraprende e sviluppa dal XVIII secolo una fiorente attività cantieristica a Cadimare. Nell’ultimo secolo, da maestri d’ascia e sapienti costruttori, facendo tesoro dell’eredità culturale trasmessa dai loro predecessori, i Faggioni si trasformano in progettisti e designer. Nasce così lo Studio Faggioni Yacht Design che oramai esiste da quattro generazioni e si occupa di progettazione e restauro navale; un’arte e una sensibilità maturata nel tempo e continuamente rinnovata, rimanendo al passo con l'evoluzione delle conoscenze. Si tratta di un'esperienza che affonda le proprie radici proprio nella grande tradizione dei costruttori navali e dei maestri d'ascia del golfo della Spezia che, per la sua conformazione fisica, rappresenta fin dall’antichità il luogo ideale per le attività cantieristiche.
L'esperienza del padre di Stefano, Ugo Faggioni (1937-2000), aveva già occupato posizioni di riconosciuto rilievo nel secolo scorso per il settore nautico-navale. Con Stefano, l’eredità del padre prosegue in numerosi progetti sviluppati dalla Studio insieme ai propri collaboratori: fra questi, meritano di essere citati il restauro di La Spina (primo 12 metri S.I. costruito in Italia dai Cantieri Baglietto) e Lulworth (raro esemplare di Big Class ancora navigante). 
Grazie all’ospitalità della Fondazione Promostudi, la cerimonia di assegnazione della Laurea Honoris Causa in Design Navale e Nautico si svolgerà eccezionalmente al di fuori della sede istituzionale dell’Università di Genova: nella cornice della Club House della Marina di Porto Lotti, a La Spezia, si svolgerà la proclamazione con la partecipazione del Rettore Magnifico dell’Università di Genova, Prof. Paolo Comanducci, del Preside della Scuola Politecnica, Prof. Fausto Aristide Massardo, dei Direttori DSA e DITEN, dei Coordinatori dei Corsi di Studio in Ingegneria Nautica e Design Navale e Nautico, oltre alle importanti autorità e personalità cittadine in rappresentanza dei diversi Enti che supportano la Fondazione Promostudi nel suo operato.


La cerimonia, che prenderà il via alle 18 a Porto Lotti, coinciderà anche con la prestigiosa iniziativa promossa dal Rotary Club La Spezia per offrire un premio di valorizzazione delle tesi svolte al Polo Universitario della Spezia nell’arco del 2014. In particolare saranno presentate e premiate due tesi triennali di Ingegneria Nautica e una tesi magistrale di Design Navale e Nautico.
Infine, la serata costituirà anche il momento di saluto “Good-bye-dinner” offerto da Promostudi agli amici Americani della Florida International University, che in questa circostanza concludono l’annuale visita di scambio internazionale con i nostri studenti di Design Navale e Nautico. Saranno quindi illustrati i risultati del lavoro di workshop progettuale internazionale congiunto, quest’anno dedicato al caso-studio di riprogettazione degli interni per il motoryacht Senlorenzo SD 126, declinandoli per l’uso di una possibile clientela disabile nella mobilità.




Altheo "Appuntamenti": Arte contemporanea, Piacenza capitale con C.Ar.D: 14 artisti in mostra.





Arte contemporanea e antica si fondono insieme e trasformano Piacenza in un gioiello da scoprire. È quanto propone C.A.r.D in città – Percorsi d’arte tra passato e presente, promosso da Fondazione di Piacenza Vigevano che si terrà a Piacenza dal 14 maggio al 12 luglio 2015.
L’idea è di aprire e rendere visitabili i palazzi storici della città, dove sono custoditi patrimoni culturali e artistici inestimabili, e posizionarvi all’interno opere di arte contemporanea e design declinata così da unire l’antico al moderno e di attirare anche un pubblico giovane.
Il progetto, che ha all’attivo la sua prima edizione svoltasi con successo l’anno scorso in diversi comuni della Valtidone e Valluretta, si presenta come evento completamente nuovo: è stato studiato per creare, nel centro storico di Piacenza, un percorso capace di rivelare ai visitatori gli aspetti sconosciuti ma di altissima qualità estetica e artistica della città.
Si potranno ammirare opere di design contemporanei di alta qualità, realizzati da artisti di fama internazionale. Opere che si potrebbero vedere solo a Londra, Amsterdam, piuttosto che a New York o in altre città al di là dell’oceano e che saranno invece qui a Piacenza alla portata dei residenti ma anche dei turisti che visiteranno la città in occasione di Expo 2015. Una mostra che sarà motivo di attrazione per il pubblico che da ogni parte del mondo si riverserà nel capoluogo lombardo e nelle zone limitrofe.
Sono tre gli scenari prestati alla manifestazione: la sede di Palazzo Rota Pisaroni, il prospiciente Antiquarium presso il complesso di Santa Margherita e l’ex Palazzo Enel di via Santa Franca. A questi andranno ad aggiungersi atre quattro suggestive cornici architettoniche: palazzo Farnese, il cortile di palazzo Gotico, palazzo Anguissola di Grazzano e palazzo Costa Trettenero.
Nel cortile di palazzo Gotico sarà installato Sleipnir, il mitico cavallo di Odino, struttura in legno di Duilio Forte alta 15 metri che costituirà un interessante contrasto con i capolavori in bronzo di Francesco Mochi nella antistante piazza Cavalli. Nel cortile di palazzo Rota Pisaroni sarà possibile vedere l’opera sonora “Interiora” di Attilio Stocchi. Nell’Antiquarium troveranno posto una mostra personale di Alice Cattaneo e l’installazione luminosa “Vesciche” dello studio Formafantasma di Amsterdam.
Palazzo Farnese ospiterà le opere di 5 artisti. Sullo scalone grande si potrà ammirare l’installazione Lay of the Land creata da Jessica Stockholder, sotto le arcate del piano terra troveranno posto due grandi Glass Box di James Hyde, nella sala al pianto terra vi saranno le mostre dei due fotografi Barney Kulok e Christopher Broadbent, nello spazio per le mostre temporanee proseguirà la personale di James Hyde e una mostra di sculture al neon di Giordano Pozzi.
Al primo piano di palazzo Costa verrà installata la mostra personale della scultrice canadese Fabienne Lasserre. Nel cortile di palazzo Anguissola di Grazzano sarà esposta l’opera Revolving Arches realizzati dal grande designer israeliano Ron Gilad. In un’ala al piano terra si potrà visitare una selezione di quadri di Donna Moylan. Il percorso si chiuderà nel palazzo Ex Enel dove saranno installate due mostre personali di Ezra Johnson e di Rashawn Griffin.
Il progetto è promosso dalla neonata associazione Amici di C.Ar.D. la cui presidente è Donatella Ronconi, presidente di Editoriale Libertà. Il consiglio è composto dall’avvocato Alessandro Miglioli vice presidente, Filippo Perotti segretario e tesoriere, Giuliana Strozzi consigliere, Pier Giorgio Armani consigliere. E’ stato presentato questa mattina in una conferenza stampa in Fondazione. Erano presenti Donatella Ronconi, Massimo Toscani presidente della Fondazione, Paolo Baldacci e Daniela Volpi, responsabili C.Ar.D, Giorgio Milani, membro Cda e presidente della Commissione Arte e Cultura della Fondazione.


Altheo "Proposte": Il secolo d'arte di Giorgio Michetti al Palazzo della Cultura di Cardosso.





Sabato 7 marzo alle 17.30 al Palazzo della Cultura di Stazzema a Cardoso sarà inaugurata la mostra “Giorgio Michetti: un secolo d’arte”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Stazzema.
Più di 50 quadri racconteranno l’espressione artistica di Giorgio Michetti, pittore e grafico viareggino, classe 1912: dalle opere che dipinse giovanissimo (allora diciassettenne) per l’esposizione del 1929 a Castiglioncello, fino ai giorni nostri. Una produzione imponente, quella di Michetti, con oltre 2.500 quadri dipinti, della quale si raccolgono nell’esposizione di Cardoso le opere più significative. Il percorso all’interno del Palazzo della Cultura del Cardoso è ricco: dipinti, affreschi, sculture, anamorfosi, opere grafiche, selezionate dallo stesso artista, documentano l’incessante ricerca di un linguaggio pittorico personale. Si pone l’attenzione sulla continua ricerca di sperimentazioni, tecniche e modi di espressione sempre nuovi e diversi: Michetti stesso la definisce “didattica”.
La mostra presso il Palazzo della Cultura di Cardoso resterà aperta fino a domenica 3 maggio; orario di apertura: da giovedì a domenica ore 16:00 – 19:00. Per info: Ufficio Cultura Comune di Stazzema, 0584/775204
“Sono felicissimo della mostra di Cardoso”- dice Giorgio Michetti. “Pensavo di aver concluso con le mostre ma quando la proposta è arrivata non ho saputo dire di no, dato l’entusiasmo delle persone giovani che la organizzano. Ci sono tanti pezzi, non solo quadri, anche sculture, affreschi, oggetti di design e anamorfosi: mi hanno smontato lo studio! La fatica nell’organizzazione è indubbia ma avere tante cose da fare tiene vivi: io mi stanco quando mi annoio! Il cervello è il motore di tutto. Il mio lavora sempre, giorno e notte, perché ho tantissima fantasia. Però è meglio non sognare e vivere dipingendo”.
“Il Comune di Stazzema”- commenta il Sindaco Maurizio Verona- “inaugura la propria stagione culturale ed artistica con una mostra del pittore Giorgio Michetti negli spazi del Palazzo della Cultura in Cardoso che vogliamo far diventare un luogo di dialogo e crescita per la nostra comunità e per il nostro comune. Ho avuto la possibilità di incontrare Giorgio Michetti grazie all’allieva Claudia nel suo studio di Viareggio dove sono raccolte molte delle sue opere di una carriera lunghissima, che affonda le radici nella prima metà del Novecento per giungere sino ai nostri giorni. Di lui mi ha colpito la grande vivacità intellettuale che potrebbe sembrare in contrasto con i suoi 103 anni vissuti in simbiosi con l’arte e questa sua predisposizione a comunicare la sua arte e la voglia di trasferirla a chiunque si trovi a parlare con lui, quasi fosse una necessità. Gli faremo incontrare i giovani di Stazzema e speriamo che sappiano cogliere questa sua freschezza”.
“Questa mostra”- aggiunge l’Assessore alla Cultura, Serena Vincenti- “è una sorta di viaggio didattico, conoscitivo per ripercorrere l’eclettica e varia produzione dell’artista. Da un’arte più tecnica come le incisioni, stampe, disegni a matita e carboncini, a divertissement e grotteschi per giungere agli oli e affreschi su tavola dove le sue pennellate si muovono liberamente, partendo da colori buttati a macchia sulla tavola, colori vaporosi che indicano a Michetti, attraverso punti immaginari e con l’aiuto della fantasia, dove tracciare il segno per mezzo di una “casualità pilotata”, termine con cui talvolta il maestro ama chiamare la sua maniera. Si resta stupiti di fronte ad un artista che ad oltre 100 anni di età non ha ancora interrotto la sua ricerca di linguaggi con cui rappresentare la realtà di ciò che lo circonda, quasi con la necessità, mentre parla, di dover metter
su tavola ciò che dice e che diventa immediatamente un disegno o una nuova opera d’arte. Sono certa che la sensibilità pittorica di Giorgio Michetti saprà sedurre il pubblico dell’Alta Versilia e non solo, ritagliandosi uno spazio di grande richiamo e visibilità”.



Altheo "Profili": Valentina Rho.




Valentina Rho nasce a Torino nel ‘78 e frequenta la scuola Americana, sin dall'asilo, avendo forti legami in famiglia con gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Si trasferisce in seguito a Milano per studiare regia, comunicazione audiovisiva e grafica all'Istituto Europeo di Design dove consegue anche un master in marketing. A seguito della laurea breve triennale lavora come grafica pubblicitaria e porta avanti la sua passione per il teatro. Dopo anni di corsi serali teatrali, spinta da una sua insegnante, decide di ribaltare la propria vita e dedicarsi professionalmente al teatro.
Si iscrive al biennio della "Scuola Internazionale di teatro Arsenale" per diventare un'attrice professionista. Prosegue la sua formazione con maestri quali Laura Curino, Danio Manfredini, Raffaella Giordano, Pippo Delbono, Marigia Maggipinto (Tanztheater Pina Bausch) e Karina Arutyunyan.
Lavora come attrice, tra gli altri, con L'Odin Teatret in Danimarca, Ricci/Forte e Cesare Ronconi ma è sempre alla ricerca di artisti con cui poter esprimere più direttamente la propria visione artistica e del mondo. Durante la preparazione dello spettacolo "La carne che siamo", vincitore del Bando MITiCi 2011 indetto da Fondazione Milano nel quale partecipa come attrice protagonista, incontra la regista Chiara Tarabotti ed il musicista Maurizio Corbella e, date le evidenti affinità artistiche, i tre si uniscono sotto il nome LeCall Theatre e partecipano alla successiva edizione del bando con il progetto "Storiedimpiegati", che si guadagna nuovamente il supporto di Fondazione Milano.




Con il supporto di Mitici Milano Talenti Creativi (Fondazione Milano, Regione Lombardia, Provincia di Milano) la compagnia LeCall Theatre produce spettacoli e performance andate in scena a Milano e provincia. 
Nel contempo, durante il laboratorio residenziale "Imitationofdeath" condotto da Ricci/Forte, incontra gli attori Alessia Bedini e Matteo Barbè con i quali fonda la compagnia teatrale Vioi Collectus  per sviluppare una poetica comune, un personale percorso artistico nel teatro di ricerca. A loro si unisce Chiara Cicognani, attrice per la compagnia ricci/forte e regista per la compagnia Korekané  come regista e collaboratrice alla creazione collettiva di Vioi Collectus. La compagnia debutta con il suo primo spettacolo RIP Raian_Isa_Patti ed una performance per un spettatore alla volta RIP Reading_into_People. 




Viste le numerose collaborazioni artistiche e didattiche tra i membri delle compagnie LeCall Theatre e Vioi Collectus si decide di fondare l'associazione culturale Wokart con l'intento di promuovere il lavoro delle due compagnie teatrale ma anche di produrre, promuovere e diffondere arte in tutte le sue forme, favorendo la contaminazione di generi e di linguaggi. Inoltre Valentina Rho entra a far parte di ITfestival Independent Theatre (vincitore del premio Hystrio Provincia di Milano 2014) sin dalla sua creazione e, dopo due straordinarie edizioni nelle quali è responsabile del tavolo comunicazione e attrice nei propri spettacoli, viene eletta nel 2014 all'interno del consiglio direttivo. Insegna teatro per adulti e ragazzi e, essendo madrelingua inglese, è attrice per The Bridge (teatro ragazzi in lingua) con tournée in Lombardia.



Altheo "Moda": Massimo Rebecchi si racconta: "Io, Viareggio e la moda" Lo stilista di Torre del Lago parla di sé, della città e del suo marchio all'indomani della sfilata alla Settimana della moda a Milano.







Il rosa pastello, il bianco, il richiamo alla pittura e alla tavolozza dei colori, i materiali tecnologici. Sono questi i quattro punti fermi della collezione autunno-inverno 2015-2016 che Massimo Rebecchi, torrelaghese doc, stilista accreditato nel mondo della moda italiana, ha presentato domenica mattina alle 9.30 al palazzo del Senato a Milano nel corso della Settimana della Moda italiana.
Rebecchi anticipa le novità dei capi che vedremo nelle vetrine dei suoi negozi a fine estate: abiti e accessori che suscitano gli appetiti di tanti compratori sia italiani che stranieri, ma soprattutto quelli russi che in genere siamo abituati a pensare relegati a Forte dei Marmi ma che invece numerosi nella stagione estiva si riversano negli stores Rebecchi di Viareggio, molti di più di quelli che si potrebbe immaginare. A loro e ai fedeli di un marchio che da anni è protagonista sulle passerelle della moda Rebecchi propone per l’inverno prossimo un guardaroba che si divide tra la dolcezza dei colori pastello (i rosa, gli azzurri, i camel) e la grintosa seduzione dei neri, senza dimenticare il bianco totale.
Quali novità per il prossimo autunno nella sfilata milanese di domenica scorsa?
«Numerose, come sempre. Quest’anno abbiamo suddiviso la sfilata in quattro parti ben identificate tra loro: una sezione è stata incentrata sul tema del colore e quello predominante sarà il rosa pastello in tutte le sue versioni: all over, check, in pattern ovvero accostato ai bruciati e ai celesti proposti in versione accesa. Un’altra sezione è stata quella caratterizzata dalle fantasie geometriche, quadri a contrasto su tessuti tweed e tinta unita. Una terza parte è stata dedicata al "total white" con i maxi gilet in shearling a pelo lungo rigorosamente bianchi. A seguire la parte dedicata all'arte con stampe su jacquard presentati come macchie colorate come se fossero state schizzate da un pittore e per finire i materiali tecnologici, il jersey tecno double face in nero per una donna grintosa, ma pur sempre femminile».
Che aria si respira nella Milano dell'Expo: si sentono i venti della sospirata e annunciata ripresa economica?
«Direi di sì. Qui a Milano, anche in questa occasione della Settimana della Moda, si avverte un minimo di positività. Del resto il settore della moda è e resta un patrimonio italiano che va salvaguardato e rappresenta una parte dell'economia della nostra nazione che ha retto alla crisi e ha tenuto alto il nome dell'Italia all'estero, restando un punto fermo della nostra economia».
E la sua azienda avverte una sorta di ripartenza?
«Sì, devo dire di sì, un minimo di ripresa l'abbiamo avvertita e l'avvertiamo anche noi, e ciò fa pensare che finalmente, dopo tanto tempo di buio, il peggio sia passato. Stiamo vendendo un po' di più nei vari mercati, sia in Italia che all’estero, e questo genera speranza per il futuro».
Forti anche di questo clima positivo, ha in programma aperture di nuovi punti vendita in Italia e all'estero?
«Sì, proprio tra un paio di settimane, il 15 marzo, inauguriamo un nuovo store a Torino e a seguire un negozio in una città della Cina, paese dove siamo già presenti con altri punti vendita».
E il mercato russo come va?
«Meno bene del previsto: al momento è quello che preoccupa di più per una serie di problematiche interne al paese, in primis il fatto che il rublo sia triplicato. Stiamo un po' alla finestra a vedere cosa succederà di qui a qualche tempo poi decideremo il da farsi»
Un problema che può riflettersi anche in Versilia vista la notevole presenza di russi?
«Noi ci auguriamo che ciò non avvenga anche perché a Viareggio, dove siamo presenti con cinque negozi (più uno a Forte dei Marmi), registriamo in estate un numero insospettato di turisti e compratori stranieri, in gran parte russi. Molti di più di quelli che possiamo immaginare».
Una Viareggio che, come ben saprà, non gode di ottima salute…
«La speranza è che la città si attrezzi al più presto per rimettersi sul mercato, che interrompa questa fase negativa e avvii presto una ripartenza. Credo che ci sia consapevolezza da parte di tutti di questa situazione e che l'unica strada da perseguire per tirar su le sorti della politica e dell'economia passi dalla necessità di fare squadra».
Lei, che vive e respira l'aria delle grandi città, ha una ricetta per Viareggio…
«Io credo che sia arrivato il momento che le categorie economiche, dal commercio al turismo, si mettano intorno ad un tavolo insieme alle istituzioni e tirino le fila dei problemi cercando soluzioni concrete».
A maggio si voterà per una nuova amministrazione: che cosa si augura?
«Mi auguro che chiunque si candiderà ed eventualmente vincerà le elezioni amministrative riformuli un'idea precisa di Viareggio, una sorta di progetto per ricreare un'identità definita della città. Il sindaco che verrà dovrà essere consapevole di quello che trova e non nascondersi come in genere si tende a fare dietro le magagne causate dalle giunte precedenti, scaricando sempre le colpe sugli altri».
Anche il Viareggio Calcio a cui lei è legato rispecchia lo status della città…
«Credo che su questo fronte ci siano tante persone da ringraziare per quello che hanno fatto e fanno. E' una realtà che dobbiamo sostenere».

martedì 3 marzo 2015

Altheo "Mostre": Torino. Modigliani e la Bohème di Parigi






La stagione 2015 delle mostre alla GAM di Torino prosegue con uno straordinario protagonista: Amedeo Modigliani, in un itinerario che aiuta a scoprire l’opera di colui che forse più di tutti incarna la figura dell’“artista maledetto”, ancora oggi considerato uno dei grandi interpreti della pittura europea del Novecento. 
Saranno esposte circa 90 opere, tra cui sessanta capolavori provenienti dal Musée National d’Art Moderne ‐ Centre Pompidou di Parigi e da importanti collezioni pubbliche e private d’Europa. La mostra è promossa dalla GAM e prodotta da MondoMostre e Skira editore in collaborazione con il Musée National d’Art Moderne ‐ Centre Pompidou di Parigi. La curatela scientifica è affidata a Jean‐Michel Bouhours, accreditato studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi. 
Intorno alla figura centrale di Modigliani si presenta la straordinaria atmosfera culturale creata dalla “École de Paris”, la corrente che ebbe protagonisti alcuni artisti attivi nel primo dopoguerra, spesso esuli ebrei perseguitati nel loro paese di origine, che si raccolsero intorno a Montmartre e Montparnasse uniti dal desiderio di vivere in pieno il clima artistico e culturale di Parigi, creando una completa simbiosi tra vita e arte e distinguendosi per uno stile personalissimo e una vita dissoluta e priva di regole. 






Si parte da un significativo corpus di opere del Centre Pompidou di Parigi, nelle cui collezioni Modigliani entrò a far parte già nella metà degli anni ’30 del Novecento. Tra questi gli splendidi ritratti dei suoi amici (Il giovane ragazzo rosso del 1919), delle sue amanti (Lolotte del 1917) o dei suoi mercanti, affiancati a dipinti, disegni e sculture provenienti da altre prestigiose collezioni pubbliche e private e da un dipinto delle collezioni della GAM, la celebre Ragazza Rossa del 1915. In questi dipinti emerge il noto “Stile Modigliani” caratterizzato da una sintesi estrema, tanto che i personaggi ritratti non si rivelano nella loro identità, se non per alcuni dettagli, come i vestiti o le capigliature. 
La mostra è costruita in cinque sezioni, che analizzano la vitalità parigina del periodo, con uno sguardo non solo alla pittura, ma anche al disegno che ha dato origine ai capolavori, e con un occhio particolare alla scultura in cui il protagonista, insieme a Modigliani, è Costantin Brancusi, lo scultore nel cui atelier Amedeo lavorerà per molto tempo. Tra le opere esposte in questa sezione le celebri Principessa X e Mademoiselle Pogany III, accanto a una serie di fotografie originali che Brancusi stesso scattò alle sue opere. 
Modigliani è raccontato in mostra come il principale testimone della realtà cosmopolita della Bohème parigina, che ha segnato la sua indipendenza dai movimenti ufficiali delle avanguardie artistiche. Un particolare momento storico in cui, alla creazione dei capolavori, si affianca un’esistenza fatta di alcool e miseria che, uniti alla morte prematura, hanno contribuito ad avvolgere il personaggio in un'aura di leggenda.
  Le sezioni della mostra: I – Amedeo Modigliani 
I ritratti di Amedeo Modigliani (tra cui il Ritratto di Soutine, Jeanne Hebuterne, il Giovane ragazzo rosso, La ragazza rossa) sono messi a confronto ‐ in questa prima sezione dedicata alla figura e allo stile inconfondibile e ormai distante dall’espressionismo e dal simbolismo a cui Modigliani guardava nelle prime opere ‐ con un Ritratto di Modigliani di Andrè Derain, e Gotine rosse di Giovanni Fattori che fa parte delle collezioni della GAM. 
II – Modigliani/Brancusi e la scultura 
Dal 1909 al 1914 Modigliani si dedicò quasi esclusivamente alla scultura applicando il suo modello di sintesi alle celebri teste dalle forme allungate, dai lunghi colli e dagli occhi senza pupille. La sezione analizza principalmente il confronto con le opere del suo grande amico Costantin Brancusi, con cui condivise lo studio e il medesimo interesse per le curve ampie e armoniose delle forme anatomiche. 








III‐ La bohème parigina 
Gli artisti che si incontravano nei café, nei bordelli e tra le strade di Montmartre e Montparnasse sono rappresentati in questa sezione. Tre importanti opere di Chaim Soutine, un dipinto di Marc Chagall e due paesaggi di Maurice Utrillo sono esposti accanto a dipinti di altri protagonisti del fecondo ambiente parigino dell’epoca. 
IV – Il cubismo 
Pur restando relativamente distante dalla prorompente rivoluzione cubista introdotta da Picasso e accolta da un gran numero di artisti, Modigliani condivise con il movimento il processo di schematizzazione e lo sguardo rivolto all’arte primitiva e all’arte africana. Accanto a dipinti e disegni del maestro livornese due importanti dipinti di Gino Severini, tra cui Nord‐Sud appartenente alle collezioni GAM; il Pane di Pablo Picasso, opere di Juan Gris, Louis Marcoussis e Léopold Survage, insieme ad altri testimoni della stagione cubista. 
V‐ Il nuovo umanesimo della scuola di Parigi 
Il meraviglioso Ritratto di Dédie del 1918, immagine guida della mostra è il capolavoro di Modigliani che introduce quest’ultima sezione, dedicata alla cerchia di artisti attratti dal fermento culturale e dalla libertà che Parigi garantiva nei primi anni del Novecento. 

Tra questi Marc Chagall, Max Jacob, Sonia Delaunay e Susanne Valadon, presenti in mostra con una serie di ritratti. 




Dal 14 Marzo 2015 al 12 Luglio 2015
TORINO
LUOGO: GAM - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 12, ridotto € 9
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 011 4429518
SITO UFFICIALE: http://www.gamtorino.it



Altheo "Profili": Cristiana Zamboni.




Nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo e scopre di avere nette affinità con l'arte classica e neoclassica. Diplomata frequenta per un anno il corso di laurea lettere antiche con specializzazione in archeologia.
Frequenta contemporaneamente l'istituto d'arti grafiche e figurative San Calimero a Milano. Collabora con alcuni studi per la progettazione e realizzazione di quadri d’ arredamento che le danno una notevole impronta portandola a prediligere grandi dimensioni intersecandoli ed armonizzandoli con l’ambiente circostante.








Ama molto usare la tridimensionalità nelle sue opere tanto da inserire elementi in gesso o creta su tela. Predilige la tecnica mista,sulla tela usa qualsiasi tecnica e materiale che siano atti a dare la sensazione e l’effetto che per quell’opera cerca. Crea opere interattive,lo spettatore oltre ad emozionarsi con la vista, deve poter entrare a far parte del quadro,in ogni opera ci sono elementi tattili....sia morbidi che duri a cui lo spettatore può accedere col tatto.
 Si specializza nella creazione di quadri d’arredo cercando di studiare lo spazio in cui si inseriranno  creando un’armonia tridimensionale tra le geometrie ambientali e le forme morbide e sinuose dei suoi quadri. Ogni ambiente ha il quadro giusto con la grandezza giusta ed il colore giusto e per trovarlo deve essere creata una sinergia di forme,colori e grandezze giuste.
Comincia da pochissimo ad interfacciarsi anche col desing sperimentando l’uso di materiali nuovi come polistirolo compresso,polistirolo semplice,alluminio,compensato,balsa,gesso,in cui inserire le proprie opere in una funzione armonica dello spazio e del colore. Il quadro non è solo composto dall’immagine che cerca di vivere attraverso la sua tela, ma si estende nello spazio attraverso materiali che nascono dal retro della tela e dalla tela stessa riflettendo la luce e diventando ,attraverso i colori cangianti e perlati, luce stessa.






Per lei le sue opere sono la rappresentazione materiale delle emozioni che ogni individuo vive a diverse intensità ma le vive sicuramente. Ogni essere umano è costituito da emozioni così com’è costituito d’acqua e attraverso immagini che lo possono colpire senza bisogno di violentare la tela e la mente dello spettatore, possono farlo ritornare alle origini di una sensibilità ormai quasi perduta. Secondo l’artista ci ritroviamo in una società in cui l’individualismo e la mancata volontà/capacità d’interfacciarsi con l’ascolto compreso sono caratteristiche rarissime tanto da diventare pregi. Conosciamo,parliamo,guardiamole persone,a volte anche con attenzione negli occhi ,ma non le conosciamo davvero. 
La vita ormai è intreccio di vite che s’incontrano, si toccano,si parlano ma in realtà restiamo chiusi nel nostro giardino avendo magari solo il coraggio,e non sempre,d’allungare una flebile mano fuori dal nostro cancello per provare a sentire un vento diverso dalla nostra quotidianità.