domenica 4 ottobre 2015

Altheo Mostre: Cerith Wyn Evans.


«Guardo il cielo… la luce del giorno sbiadisce» inizia così il racconto dell’artista Cerith Wyn Evans sull’esperienza di un’eclissi solare e il suo manifestarsi sulla terra in diversi tempi e...




«Guardo il cielo… la luce del giorno sbiadisce» inizia così il racconto dell’artista Cerith Wyn Evans sull’esperienza di un’eclissi solare e il suo manifestarsi sulla terra in diversi tempi e latitudini. L’eclissi è un fenomeno di oscuramento, ma Evans lo racconta attraverso la luce. Il testo prende infatti forma in una grande installazione luminosa, che si relaziona, imponente e poetica, luce contro luce, alla facciata trasparente del Museion e quindi al paesaggio di Bolzano. “E=C=L=I=P=S=E” il nome del nuovo lavoro creato dall’artista per il museo bolzanino, nella sua prima personale in un museo italiano, con inaugurazione oggi alle ore 19 alla presenza dell’artista e di Letizia Ragaglia. In quello che l’ONU ha dichiarato l’Anno Internazionale della Luce, la nuova produzione è presentata insieme a diverse opere già esistenti, come le colonne luminose e diverse installazioni con il neon e sonore.
Cerith Wyn Evans (Wales, 1958, vive e lavora a Londra) ha esposto in mostre e rassegne internazionali sin dagli anni Ottanta; ha partecipato a Documenta11 nel 2002 e ha rappresentato il Wales alla Biennale di Venezia nel 2003. Ha iniziato la sua carriera con cortometraggi sperimentali – è stato assistente di Derek Jarman e collaborato con gruppi come The Smiths. Il suo lavoro è quindi ricco di contaminazioni tra cinema, letteratura, scienza e filosofia. La mostra a Museion rispecchia i suoi interessi e invita a un viaggio in dimensioni che non possono essere colte con il puro raziocinio, ma intuitivamente, un viaggio nell’immaginazione tra tempi e dimensioni diverse, tra cose non dette e intraducibili. Come in una polifonia, ogni opera in mostra è in relazione all’altra e allo spazio. In questo senso fanno eco, all’installazione sull’eclissi, i neon “Figment I” or “A Community Predicated on the Basic Fact Nothing Really Matters“, 2013 e “Figment II or E=L=A=P=S=U=R=E (In Vitro)”, che prendono le mosse dagli interessi dell’artista per la fisica e in particolare gli esperimenti del CERN di Ginevra sul bosone di Higgs. L’esistenza del bosone, chiamato anche “dannata particella”, è stata ipotizzata molto prima della sua scoperta: la scienza è obbligata a postulare cose non percettibili. Le sculture in mostra – ellissi, cerchi e linee che sembrano esplodere sospese nello spazio- riprendono nella forma la proiezione del bosone di Higgs e alludono a spazi mentali solo intuibili. Anche il suono, come la luce, è un mezzo impalpabile. Le sculture trasparenti al centro della sala “Interlude (A=D=R=I=F=T)”, 2011/2014 e “Interlude (A=D=R=I=F=T)”, 2014 rimandano a grandi flauti di Pan, danno un ritmo sonoro alla mostra e scandiscono rinvii, rimandi e associazioni. La cosmogonia di Cerith Wyn Evans prosegue con una bilancia dell’hotel di lusso di Berlino Park Hyatt, che regge il peso del mondo “Socle du monde (Park Hyatt, Berlin)”, 2008. Nell’opera riecheggia le “Socle du monde. Omaggio a Galileo”, 1961 dell’italiano Piero Manzoni: anche qui l’artista aveva rovesciato il piedistallo a sostenere l’intero peso della terra. In un allestimento solo in apparenza statico e sospeso, il movimento impercettibile di alcune piante illuminate da una luce stroboscopica conferisce alla presentazione un aspetto cinematografico. Il percorso della mostra si chiude - o apre - al pianoterra con una colonna formata da tubi fluorescenti. Sono parte del percorso alcune note dell’artista, raccolte in un libretto a disposizione dei visitatori.