mercoledì 2 aprile 2014

Altheo "mostre": Mostra d’arte a Imperia "Siamo Uno per sempre, Uno per l’Eternità" Omaggio a Gabri e Valenziano



 La mostra curata da Daniela Lauria e Alfonso Sista resterà aperta dal 7 al 19 aprile, da lunedì a venerdì nella fascia oraria compresa tra le 15.30 e le 18.30 il sabato dalle 10 alle 12, chiuso la domenica.




“… Siamo Uno per sempre,Uno per l’Eternità…”, Omaggio a Ettore Gabri e Enrica Valenziano. Questa la denominazione della Mostra d'Arte in programma a Imperia presso la Sala Mostre della Biblioteca Civica che sarà inaugurata sabato 5 aprile alle 16.30.

La mostra curata da Daniela Lauria e Alfonso Sista resterà aperta dal 7 al 19 aprile, da lunedì a venerdì nella fascia oraria compresa tra le 15.30 e le 18.30 il sabato dalle 10 alle 12, chiuso la domenica.

Per scuole e gruppi sarà possibile effettuare visite guidate previa prenotazione contattando la Biblioteca al n. 0183/701606. “La denominazione della mostra - dichiara l’Assessore alla Cultura, Turismo e Manifestazioni del Comune di Imperia Sara Serafini trae origine dai bei versi di Ettore Gabri, dedicati alla moglie Enrica Valenziano, versi che sintetizzano il forte legame che unì questa straordinaria coppia imperiese di adozione. Si tratta di due personalità speciali che coltivarono e condivisero la grande passione per l’arte, declinata in tutte le sue forme: dalla poesia alla pittura, dalla scultura alla musica. Forti di un ricchissimo bagaglio culturale, frutto di approfonditi e continui studi oltreché di soggiorni in paesi lontani, realizzarono opere nelle quali pittura, affetti e poesie si combinarono con esiti sorprendenti. Un sincero ringraziamento – continua l'Assessore Serafini - va, oltre che ai curatori della mostra Alfonso Sista e Daniela Lauria con Laboratorio Papè, ai familiari degli artisti, senza il contributo e la passione dei quali non avremmo potuto realizzare la mostra. La generosità e l’affetto della famiglia farà sì anche che in questa occasione la Biblioteca Civica riceverà in dono un cospicuo numero di libri d’arte appartenuti ai due artisti, a sottolineare ancor più il legame quasi inscindibile tra arte e cultura, tra libro e opera pittorica e artistica».

Conosciamo Enrica Valenziano ed Ettore Gabri.

Enrica Valenziano nasce a Modane (Francia) il 20 maggio 1913 da genitori italiani. Nel 1918, a seguito del lavoro del padre, funzionario di dogana, si trasferisce a Oneglia dove ha modo di compiere i primi studi. Nel 1928 frequenta a Torino il Liceo Artistico e successivamente l’Accademia Albertina oltre ad alcune lezioni di composizione architettonica presso il Politecnico.
Nel 1937 va a vivere con la famiglia in Etiopia. Questo soggiorno la segna profondamente a tal punto che nella produzione artistica e letteraria successiva, il riferimento all’Africa sarà sempre presente.

Attenta osservatrice, compì interessanti indagini sui popoli africani, in particolare le donne, che trasferì sulla tela, creando ritratti ricchi di suggestione. Rientrata in Italia, alterna la sua attività di insegnante a quella di artista, ricevendo numerose commissioni. In occasione di un lavoro realizzato per un hotel di Pisa, nel 1956, incontra il pittore e architetto Ettore Gabri, con il quale stringe un legame affettivo e professionale. Trasferita a Imperia per motivi di insegnamento, la coppia continua a coltivare la grande passione per l’arte, la poesia e la musica. Si spegne nel 2013, all’età di cento anni.

Ettore Gabri nasce a Asti il 1 marzo 1917. Fin da bambino mostra una grande passione per la grafica, la musica e la poesia. Dopo aver lavorato come tecnico del Genio Civile nella sua città, raggiunge il padre in Eritrea. Qui si occupa della progettazione di numerosi edifici, ottenendo prestigiosi incarichi. Rientrato a Torino, frequenta l’Accademia Albertina e poi la Facoltà di Architettura Contemporanea. Successivamente si trasferisce in Venezuela per alcuni anni, ma a causa di gravi problemi alla vista è costretto a tornare in Italia. Nel 1956, a Pisa, incontra la pittrice Enrica Valenziano. Questo legame lo conduce a Imperia dove collabora con lo studio dell’Ing. Ramella, alternando la sua attività professionale a quella di pittore e poeta. Mostra, nonostante la grave malattia che lo colpisce alla vista portandolo alla cecità, una forte sensibilità nei confronti del colore che diviene nelle sue tele sempre più preponderante, a tal punto da abbandonare ogni istanza descrittiva per approdare ad una sorta di serialità cromatica, fatta di spirali luminose, che costituiscono un unicum nell’ambito della produzione artistica del Ponente Ligure. Muore il 7 marzo 1992.