venerdì 6 dicembre 2013

Altheo "Incontri di viaggio": Roberta Ferrari.



Ho sempre pensato che la vita è fatta d'incontri, quanti ne ho fatti e quanti ancora ne farò nel breve tempo della vita.

Roberta Ferrari è un incontro che lascia il segno.

Un mix tra forza e dolcezza che affascina non solo il sottoscritto, ma tutte quelle persone che credono nell'’importanza di realizzare ciò che realmente piace raccogliendo informazioni da qualsiasi fonte e dimostrarsi disponibili e aperti nei confronti della realtà che ci circonda.
Senza cazzate e frasi fatte.
Io non sono un critico e mai lo sarò, io sono un inviato e sempre lo sarò.



Si dice che in certi quadri, nei loro protagonisti, ci si riesca ad immedesimare talmente bene che sembra di condividere i loro problemi, provare le loro sensazioni, vivere le loro emozioni. Non ci ho mai creduto, non mi è mai capitato. 

Per me un dipinto deve essere una via di fuga, una scappatoia dalla monotonia quotidiana, ma pur sempre con un occhio alla realtà in modo tale che sia sempre in grado di apprezzare totalmente una pennellata e al contempo di parlarne con gli amici come se fosse un romanzo. 
I quadri di Roberta per me sono dei romanzi.
Riflettiamoci su: è stupendo leggere di avventure estreme, azioni eroiche (stiamo appunto parlando di romanzi) e gesta epiche, ma quanti vorrebbero realmente trovarsi al posto dei protagonisti? E’ stupendo osservare (considerando una visione più dotta) dei problemi sociali di certe subculture o delle avversità quotidiane che diventano spunto di introspezione filosofica, ma quanti realmente vorrebbero essere gli angosciati creatori delle impalcature cerebrali che spesso si autoalimentano per quella sorta di algofilia artistica con cui gli artisti (certi) tendono ad auto escludersi dalla realtà e dai problemi quotidiani da cui traggono spunto? 
O ancora, per tornare ad un ambito più consono a Roberta, quanti vorrebbero realmente essere i testimoni di una società in rovina la cui sublimazione è la creazione di uomini artificiali più autentici ed umani di quelli veri? Quanti vorrebbero scoprirsi disumani? No, non mi è mai capitato di immedesimarmi nel protagonista di un romanzo o addirittura immedesimarmi (come corpo e non come mente) in un dipinto e ritengo anche che oltre certi limiti sia impossibile per chiunque. 
Però mi è capitato il contrario, l’esatto opposto: la disimmedesimazione (ma non credo che esista il termine), la astrazione come forma di repulsione da quanto viene dipinto, da quanto viene raccontato. Perchè i dipinti di Roberta sono veri...troppo veri, belli...troppo belli.

Roberta per il sottoscritto, è una presenza forte, sempre presente che mi ha affascinato dal primo momento che ci siamo "incontrati" durante una collettiva a Bologna.
I suoi dipinti gli ho sempre chiamati "pugni" e la sua presenza l'ho sempre chiamata "tenerezza".
Appunto, un mix tra forza e dolcezza che non affascina solo me...





Video tratto da "Il Paese dei Balocchi": Robera Ferrari durante la sua personale: "Decostituzione italiana, impatto mediatico" alla Galleria "La Piccola" a Bologna.