sabato 7 settembre 2013

Altheo "Visioni musicali": "The Glow" Pt.2. The Microphones di Giammarco Pizzutelli.






 "The Glow" Pt.2. The Microphones 
di Giammarco Pizzutelli.






I Microphones sono una band americana, originaria di Olympia, WA. Phil Elvrum, frontman e cantante del gruppo, iniziò ad incidere i primi demo nel retro del negozio di dischi dove lavorava, ad Anacortes. Quando il proprietario del negozio lo notò, non ci mise molto a decidere di pubblicare le sue due prime raccolte (Microphones e Wires And Cords) con la propria etichetta: KNW-YR-OWN. Queste musicassette contenevano un lieve accenno del sound distorto e sperimentale che avrebbe contraddistinto i Microphones solo qualche anno dopo.





The Glow, Pt. 2 è il settimo album studio dei ragazzi di Elvrum e da molti considerato il loro lavoro definitivo. Una semplicità tipicamente lo-fidiluita in venti tracce, spruzzata dove opportuno di sperimentazione, contaminata a puntino con lampi elettronici ed echi del folk più radicato nel dolore e nella natura. Una bellezza incontrastata squarciata da un temporale di amori dimenticati e sogni di giovinezza infranti, ricordi infantili che riaffiorano come lacrime di nostalgia. Un lavoro introspettivo e che vuole lasciarsi scoprire, pur dicendo tantissimo. I testi, perfettamente adatti alla tenue voce di Elvrum, tendono ad amalgamarsi con dolcissimi riff acustici e, poco dopo, a schiantarsi come onde su delle scogliere di suono insormontabili. Macigni elettronici, noise e, a volte, cacofonici (Samurai Sword), che si abbattono sulla calma che li aveva preceduti e sull'ascoltatore. Annientandolo. 
I Want Wind To Blow si snoda in 4 stanze, per poco più di 5 minuti. Si apre con una lieve linea di chitarra che diventa un delicato sussurro, non appena la voce inizia a farsi sentire. La batteria scandisce in sordina ogni minuto della traccia, senza perdere un colpo, fino a quella sovrapposizione di chitarre, a quel secondo di silenzio prima della distortissima esplosione che si limita a fare eco al tema ripetutosi per tutta la canzone, in modo talmente violento da sembrare un'unica cosa con la veemente intro della title track. 
The Moon è un po' la grande storia d'amore di tutti, introdotta da un arpeggio distorto e che prosegue per cinque minuti sotto una batteria frenetica nella quale si fondono la confusa linea di voce ed il velocissimo giro di basso.




Tra passaggi e arpeggi surreali, il disco si snoda tenendo i toni bassi, dolci, avvolgenti, ed ad un tratto di palesa in tutta la sua bellezza. Cristallino come le acqua di un lago gelato, The Glow, pt. 2 ci lascia senza parole. siamo rapiti dal paesaggio descritto dalle tracce, totalmente immersi nella natura dei Microphones, una natura contaminata di distorsioni e rumori gracchianti che si fondono in un bacio ossimorico con le tenui chitarre che legano i pezzi tra di loro. 
Questa contaminazione elettronica così evidente tende ad essere sempre meno presente finché non scompare del tutto, come nella bellissima I Felt Your Shape. I rumori, il noise, le distorsioni scompaiono,  si lasciano assorbire dalla semplicità più totale, da tutto ciò che c'è dall'inizio ma che non si sente. O che noi non vogliamo sentire.
Dietro i droni di organo, le percussioni a fuoco rapido, le deliranti fughe di piano si nascondono le bellezze incontaminate di arpeggi eterei e bellissime liriche sussurrate ad uno orecchio ormai attento ed interessato.
 Abbiamo già tutta la bellezza del mondo, perché cercarla in qualcosa di artificiale? Elvrum ci suggerisce di abbandonarci completamente alla natura, di concederci, senza riserve, all'amore.

Giammarco Pizzutelli