lunedì 12 dicembre 2011

Altheo"Gli Speciali": Le opere di Angelo Zani

Altheo people: Angelo Zani.




Angelo Zani, si è laureato in Ingegneria alla fine degli anni Settanta.
È titolare di uno studio professionale e si occupa di pianificazione territoriale e ingegneria creativa.
Ha diretto importanti progetti di livello nazionale e internazionale e ha al suo attivo la pubblicazione di numerosi articoli scientifici e monografie. In campo artistico si è dedicato a musica, pittura e scultura.
A partire dal 2002 si esercita nell’impaginazione grafica di lavori professionali. Scopre la vocazione per i ritratti in forma figurativa dal 2006.
Dal 2010 ad oggi ha ottenuto significativi riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali d’arte contemporanea: “Premio di Afrodite” (Vicenza, 2010); “Premio Giorgione” (Città di Castelfranco Veneto, 2010); “Expectations” (Berlino, 2010) - Collegium Hungaricum (Germania), No Longer Empty (Stati Uniti) e Celeste (Italia), su un tema curatoriale sviluppato da Manon Slome .
Nel corso del 2011 ha esposto in occasione della 19a Biennale Nazionale di Pittura Città di Soliera (segnalazione speciale della giuria) ed è stato finalista del “55esimo Premio Basilio Cascella”, Museo Civico di Arte Contemporanea di Ortona (CH) e di Salerno in Arte “Rifiuti in cerca d’Autore” Complesso Monumentale di S. Sofia, 17 - 25 settembre 2011.
Recentemente gli è stato affidato dal Comune di Nave San Rocco (TN) l’abbellimento della facciata della scuola materna ed è stato selezionato da Premio Arte 2011 (Cairo Editore, Milano).



Because the living can’t remember the eyes of
Olio, Tavola / Legno, 53x34cm, 2011
Note sull'opera:
"Perché i vivi non ricordano gli occhi di"




Ernst Lossa (1929 - 1944), morì all'età di 14 anni in un manicomio nazista dove faceva da cavia. Sopravvisse più di ogni altro, "rubando" attimi di vita agli orrori della cosiddetta casa di cura di Kaufbeuren, uno dei centri della Aktion T4 (la cosiddetta Eutanasia Nazista). Per accarezzare il suo cuore grande, ho "rivitalizzato", alla stregua di quanto fatto in passato dalla Pop Art, un'immagine rintrovata su internet, al solo scopo di cogliere, con discrezione, ed evidenziare la profondità del suo dolce sguardo.

Com'è profondo il mare
Tela, 120x100x4cm, 2011
Note sull'opera:
Trash Art (Polveri di marmo, vetro granulato e macinato, carbone, cenere, crete secche, glitter alluminio)

 




Due elementi si integrano, sul piano interpretativo, in questa opera. La scomparsa della profondità (entropia) e il contenuto di informazione (essergia).
L'utilizzo dei rifiuti come materia prima è un'azione neghentropica: un tentativo di mettere ordine alla "confusione" generata dall'azione dell'uomo. L'azione artistica compie un gesto fondamentale quando ne recupera il residuo contenuto d’informazione.
Se ciò sul piano scientifico è di grande interesse, sotto il profilo artistico la riscoperta della profondità suona come critica alla vita dell'uomo contemporaneo che si svolge prevalentemente "in superficie", fatta di impulsi alimentati dalla società dei consumi.
Per contrastare questo "slittamento" entropico, anche della cultura contemporanea (dove non esiste profondità ma solo involucro) è necessario recuperare il "senso dalla profondità" scoprire le connessioni che si trovano sulla membrana scivolosa della superficie, sul pelo dell'acqua, come maglie di una rete.



The unbirthday (Alice in Wonderland)
Olio, Tavola / Legno, 120x80cm, 2010




Interpretare alcune opere credo sia uno spreco, un po’ come spiegare certe poesie.
Tuttavia avevo inizialmente accompagnato la malcelata critica al consumismo (la “festa di non-compleanno”che in sostanza è il top del consumismo) di quest’opera con una frase ritrovata nell’ultimo manoscritto di Luigi Pintor “Nessuno conosce l’essenza degli specchi e nessuno ha penetrato il loro segreto tranne Alice nel paese delle meraviglie”.
Evidentemente, dai commenti ricevuti, anche il tal modo l’”oggetto” risultò ermetico o non autoesplicativo. Allora riepilogando.
Se andate a Oxford Street (Londra) trovate un negozio di profumi, a fronte la pubblicità di Chanel.
Dall’interno del negozio, in un giorno di pioggia potreste vedere riflessa, più o meno, quest’immagine. Naturalmente, a differenza, trovereste scritto “Chanel”. La foto è stata scattata da mia figlia (Alice appunto).
Il quadro è un unicum, il divisorio altri non è che la parete luminosa che sostiene la pubblicità. Diverso è il grado si definizione delle due immagini per ovvi motivi (una più vicina, la pubblicità, una più distante, il fronte stradale sfumato/indefinito sotto la pioggia).
La bimba risulta volutamente “piatta” perché altri non è che uno .



Dawn at Cape Comorin
Olio, Tavola / Legno, 125x90cm, 2008




Cape Comorin è la punta estema dell’India (Tamil Nadu) dove furono gettate nel mare le ceneri di Gandhi.
Uno dei rari posti in cui è possibile osservare sia il sorgere che il calare del sole sul mare, meta di pellegrinaggio per gli indù. Le ragazze da marito in un giorno particolare dell’anno, dedicato a Durga consorte di Shiva, vanno a vedere il sorgere del sole con un mazzo di fiori di gelsomino nei capelli.
Realizzata nel novembre 2008, sperimenta una tecnica di chiaro scuro che giustappone tre livelli: i fiori illuminati dal sole, in primo piano, e le figure umane che “staccano” dal mare increspato sullo sfondo.



Eccentric Sensoriality
Olio, Tavola / Legno, 150x58cm, 2009




Il corpo è ritornato ad essere al centro delle riflessioni e delle immagini di molti. Spesso ritagli di carta senza alcuna sensorialità.
Che ne è quindi del corpo nell’epoca attuale: spettacolare, simulacrale, virtuale, digitale? Dipende da come appare e da come lo si guarda.
Ho voluto indagare la concretezza dell’“effetto corpo” partendo da lontano, da un’immagine di Raoul Hausmann.
Dadaista e “antifotografo”, Hausmann (1886-1971) ha sempre avuto un rapporto particolare con il reale e con il corpo.
Particolarmente nel suo sguardo sensoriale o “eccentrico” come lui stesso lo definirà: “Noi vediamo le cose grazie all’ombra, che restituisce i loro contorni”.
L’immagine cui mi sono ispirato, nella rappresentazione pittorica, è “Nu de dos sur une plage” una piccola fotografia in bianco e nero della metà degli anni ’20.
Rispettando la presenza del corpo come “oggetto” ma, interrogandomi sulla sua percezione autonoma e reale, ho modificato, nel disegno, il punto di vista prospettico.
Una resa doppiamente “eccentrica” e, al tempo stesso, ironica che l’osservatore può cogliere spostandosi da sinistra verso destra e osservando l’ingrandirsi dei glutei in modo non proporzionale al resto del corpo (ciò anche per effetto della leggera bombatura della tavola di supporto).
Tributo a Raoul Hausmann (1886-1971)