domenica 2 ottobre 2011

Altheo "profili":Vittorio Comi

Altheo people. Vittorio Comi.




Il mio lavoro è in parte il recupero della mia identità, sono nato nei boschi e nei prati e li ho voluto tornare, mi mancava cioè un contatto sereno e creativo con il mio passato di artista, le mie esperienze maturate in venticinque anni di lavoro mi hanno spinto verso materie e ricerche sempre più tecnologiche e fatto dimenticare la più vera ed essenziale tra le cose esistenti: la natura”, allargando questo concetto all'umanità intera penso che la natura si stia riprendendo il suo posto primordiale e di profondo legame con l'uomo. Molte volte lo fa silenziosamente, lentamente quasi di nascosto , esattamente come cerco di fare io "seminando" i miei lavori ed aspettando che producano "ossigeno" spero , forse immodestamente, non solo per i polmoni. Il mio lavoro riuscirà solo se chi lo condivide con me se ne prenderà cura iniziando un nuovo tipo di percorso e di rapporto artista/pubblico non univoco, "io ti mostro e tu ne godi/disprezzi" , ma io/ tu cresciamo insieme l'opera, io ti guido nella cura, nel taglio nell'alimentazione e tu cresci nella sensibilità verso il "vivente" in un rapporto di condivisione/soddisfazione.




La mia arte combatte l'assuefazione ai ritmi forsennati della quotidianità riportandola a tempi naturali, certo non vivo fuori dal mondo!, ma siccome ci sono stato per 25 anni di carriera nella pubblicità ho deciso di mollare l'ambizione e di riprendere di nuovo la strada della ricerca creativa, estetica, filosofica e spirituale.
Ho seguito le parole di Pieter Paul Rubens “Ho deciso di costringere me stesso a spezzare questo nodo dorato dell'ambizione per poter recuperare la mia libertà.” 



Greenkeeping n°.5 riassume alla perfezione il senso della mia ricerca. Il rimando ai giardini all’italiana che circondavano le molte ville di delizia briantee – quasi un omaggio alla mia terra natale –, la geometria astratta della composizione, l’estetica minimale, la questione ambientale e, naturalmente, la logica dell’opera d’arte vivente sono infatti gli elementi cardine del mio stile. Le mie opere  nascono dai semi che semino , cresce, si evolve e ha bisogno di attenzioni e di cure, come ogni essere vivente, per non deperire. Ha bisogno di acqua, di luce, della giusta temperatura. È una porzione di vita incorniciata, un essere con una propria storia e un proprio percorso, nato per il felice incontro di fattori diversi. Sebbene stia appesa a una parete, come una qualsiasi opera d’arte, essa non è immobile. Silenziosamente, con lentezza, i suoi germogli crescono, si modificano, mutano il colore e la forma, possono ammalarsi, ingiallire, seccare, morire.




Ma Greenkeeping n°.5 ha una cornice Barocca, scelta ironicamente per sottolineare che non si tratta di giardinaggio o design ma per me scegliere il tipo di foglia ha lo stesso significato che per un pittore ha immaginare una punta di verde su una tavolozza, mescolare colori, cercare il giusto tono, ma l’effetto finale è ben difficilmente governabile e sempre sorprendentemente inaspettato.
Si è giustamente parlato, per il mio lavoro, di “impatto zero”. Certo quello ambientale è un aspetto che non va assolutamente sottovalutato in un linguaggio creativo di questo genere. Si discute molto, negli ultimi tempi, di fonti energetiche alternative, salvaguardia della natura e riduzione dell’impatto dell’uomo sull’ambiente.



Nella mia ricerca artistica ho cercato di esprimere con forza e coerenza questi concetti senza far ricorso alla parola o a installazioni di matrice troppo concettuale. Le mie opere sono, potremmo dire, molto più che a impatto zero. Esse contribuiscono anche alla riduzione dell’assorbimento della Co2  e alla filtrazione e depurazione dell’aria, sono piccoli polmoni verdi appesi alla parete.
Ed infine le mie opere racchiudono molte delle esperienze artistiche del passato, scultura ,pittura ,design ma mi è difficile inserirle in una catalogazione o in una sezione di qualsiasi concorso o mostra, la mia ricerca forse è “qualcosa” di nuovo.